Von der Leyen ha minacciato di togliere il Recovery Fund alla Polonia

Von der Leyen ha minacciato di togliere il Recovery Fund alla Polonia

In gioco il ruolo dello di stato di diritto e la prevalenza dello statuto dell'Unione sulle costituzioni nazionali. Sia la presidente von der Leyen che i premier Morawiecki escludono la possibilità di una 'Polexit'

scontro Polonia Commissione Ue Parlamento europeo

© RONALD WITTEK / POOL / AFP
- La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il premier polacco

AGI - "Per il Recovery fund le regole sono chiarissime" e "una delle le riforme raccomandate alla Polonia è il ripristino dell'indipendenza della giustizia e questo significa che eliminare la sezione disciplinare e il regime disciplinare e il ripristino dei giudici illegittimamente licenziati. Lei ha detto che lo farete e io vi dico: fatelo". Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, rivolgendosi al premier polacco, Mateusz Morawiecki, nel dibattito in plenaria al Parlamento europeo sullo Stato di diritto in Polonia.

"La Commissione europea sta analizzando la sentenza della Corte suprema polacca ma posso già dirvi oggi che sono fortemente preoccupata perché essa mette in discussione la base dell'Unione europea. Costituisce una sfida diretta all'unità degli ordinamenti giuridici europei". Sono le parole con cui la presidente della Commissione europea, von der Leyen, ha aperto il dibattito al Parlamento europeo sullo Stato di diritto in Polonia. "collante" ha aggiunto la presidente della Commissione, "che tiene insieme la nostra Unione".

"È la base della nostra unità, e pertanto è fondamentale per la tutela dei valori su cui l'Unione è stata costruita, la democrazia, la libertà, l'uguaglianza, nonché il rispetto dei diritti umani" ha aggiunto "e tutti i ventisette Stati membri si sono impegnati a realizzare questo, come Paesi sovrani e come popoli liberi. Non possiamo e non tollereremo che valori comuni vengano messi a ripentaglio", ha detto.

"È la prima volta in assoluto che il tribunale di uno Stato membro rileva l'incompatibilità dei Trattati Ue con la Costituzione nazionale. E questo ha gravi conseguenze per il popolo polacco perché la decisione ha un impatto diretto sulla protezione della magistratura" ha detto von der Leyen, "il popolo polacco ha avuto un ruolo fondamentale per la tenuta della nostra Unione, consentendo al suo Paese di prosperare come parte viva della nostra Unione. E così sarà sempre. La Polonia è parte dell'Europea e sempre sarà cuore dell'Europa. Con l'adesione all'Unione europea i polacchi hanno messo la loro fiducia in questo progetto, pensando e aspettandosi che essa avrebbe giustamente difeso i loro diritti.

"La Commissione è guardiano del trattato ed è pertanto mio dovere tutelare i diritti dei cittadini dell'Ue, ovunque vivano sul territorio dell'Unione". Per questo, ha aggiunto, "non possiamo permettere e non permetteremo che i nostri valori comuni siano messi a rischio. La Commissione agirà e le opzioni sono tutte note. La prima opzione è la procedura d'infrazione per impugnare legalmente la sentenza del Tribunale costituzionale polacco. Un'altra opzione è il meccanismo di condizionalità e altri strumenti finanziari. Il Governo polacco - ha sottolineato - deve spiegarci come intende proteggere i fondi europei, vista questa sentenza della sua Corte costituzionale".

Nella sua replica, il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki ha detto che "parlare di violazioni dello Stato di diritto o di Polexit, sono menzogne" e ha esortato a dire "le cose come sono". "Comprendo lo stupore per la sentenza ma io andrei a leggere la sentenza", ha aggiunto "In Polonia la fiducia per l'Europa resta ai livelli più alti, oltre il 56% dei polacchi dice chiaramente che la Polonia è e resterà membro dell'Unione. E il mio governo e la maggioranza parlamentare e' parte di questa maggioranza pro-europea in Polonia".

"Questo non vuol dire che non ci siano preoccupazioni circa l'indirizzo che assume l'Unione, una preoccupazione purtroppo giustificata", ha aggiunto Morawiecki accusando "il doppio standard dell'Europa". "Respingo la lingua delle minacce e delle imposizioni. Non sono d'accordo che dei politici minaccino e terrorizzino la Polonia. Il ricatto è diventato un metodo di fare politica verso alcuni Stati membri ma non è così che agiscono le democrazie".

"Noi siamo un Paese fiero, orgoglioso, la Polonia è uno dei Paesi con la più lunga storia di sviluppo della democrazia in Europa" ha aggiunto il premier polacco, "Nel ventesimo secolo due volte abbiamo pagato con tante vittime e la nostra lotta per la democrazia nel 1920 salvando Parigi e Berlino dagli attacchi bolscevichi e poi ancora contro il terzo Reich durante la seconda guerra mondiale, poi ancora una volta negli anni Ottanta", ha aggiunto.  "La Polonia non è entrata nell'Ue a mani vuote. L'adesione della Polonia ha offerto grandi opportunità commerciali ai francesi, ai tedeschi" ma anche "a imprenditori e società di quei Paesi che hanno davvero beneficiato dell'adesione della Polonia. Mi riferisco ai trasferimenti di dividendi e benefici dai Paesi più poveri dell'Europa centrale, come la Polonia, verso i Paesi più ricchi dell'Europa occidentale".

"Vogliamo - ha sottolineato - che l'adesione della Polonia sia una vittoria per tutti" e "vogliamo partecipare alla trasformazione energetica post-pandemica e alla trasformazione economica".

"L'Unione europea non è uno Stato, come i 27 Stati membri dell'Unione europea che rimangono sovrani, al di sopra dei Trattati, e sono gli Stati membri che decidono quali competenze vengono trasferite all'Ue" ha dichiarato in maniera netta Morawiecki, "Il primato del diritto dell'Unione non può essere sopra le Costituzioni, non può violare dunque le Costituzioni".

"La posizione della Corte costituzionale non è una novità, potrei citare decine di sentenze delle corti costituzionali spagnola, ceca, della Romania, della Lituania o di altri Paesi", ha aggiunto il premier, "anche se queste sentenze riguardavano altri argomenti di rango inferiore, ma confermano che le corti costituzionali nazionali tengono per se stesse il diritto del controllo che il diritto unionale si muova nel perimetro assegnatogli". "Nei Trattati Ue abbiamo delegato molte competenze, ma non tutte, all'Unione europea. Non ci sono dubbi che il diritto Ue abbia supremazia sul diritto nazionale in quelle aree (di competenza, ndr) che sono state delegate dagli Stati membri all'Ue", ha sottolineato.