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L'assalto al Congresso ricostruito con i racconti di chi c'era

L'assalto al Congresso ricostruito con i racconti di chi c'era

Sono iniziate le udienze sull'insurrezione del 6 gennaio. Via libera del dipartimento di Giustizia alla convocazione di Trump come testimone

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© Afp -  Proteste a Capitol Hill

AGI - Le lacrime dell'agente Hodges, il pugno sbattuto sul tavolo dal collega Fanone, la confessione del poliziotto afroamericano Dunn, che dice "mi urlavano negro ma lo dico qui, ho votato Joe Biden e anche il mio voto conta", e la confessione del sergente Gonell, "ho avuto più paura quel giorno a Capitol che durante tutta la mia permanenza in Iraq".

Con l'avvio delle audizioni della commissione '6 Gennaio' sull'assalto al Congresso, è cominciato il conto alla rovescia al vero momento politico dell'inchiesta: la testimonianza di Donald Trump davanti alla commissione. Il conto alla rovescia è partito. Il dipartimento di Giustizia, riporta Msnbc, ha dato "luce verde" alla convocazione. Ma intanto, il 'processo' all'insurrezione è cominciato.

Nel primo giorno di audizioni hanno tenuto banco le dichiarazioni sofferte di quattro poliziotti in servizio quel giorno e immagini drammatiche, alcune delle quali mostrate per la prima volta. Si vedono gli insorti attaccare gli agenti, colpire con calci e pugni, montare un patibolo fuori da Capitol e urlare "giustiziamoli uno per uno", riferito ai democratici, alla Speaker della Camera Nancy Pelosi, e a Mike Pence, il "traditore".

In un video compare l'agente Daniel Hodges mentre urla di dolore, schiacciato dalla folla. "Non ho sparato - rivela - perchè stavo pensando: dove hanno nascosto gli ordigni? Dove hanno messo le armi? Quale cellulare era l'innesco? Se avessimo trasformato lo scontro in una battaglia con le armi, avremmo perso e quella era una battaglia che non volevamo perdere".

A un certo punto Hodges usa un termine che segnerà un passaggio chiave, non solo lessicale. La parola è "terroristi". "Lì c'erano circa 9.400 terroristi", dice. Da dopo l'11 settembre, questa parola ha assunto un valore molto potente per gli americani. Finora l'hanno usata pochi democratici, e nessuno tra i repubblicani. Non sarà più così, da ora in poi.

"Queste persone - commenta l'agente italoamericano Michael Fanone - rappresentano il peggio che gli Stati Uniti hanno da offrire". "E l'indifferenza mostrata verso i miei colleghi - aggiunge, sbattendo un pugno sul tavolo - è stata vergognosa".

"Il 6 gennaio - osserva l'agente Harry Dunn - c'è stato un attacco guidato e qualcuno li ha mandati". "Urlavano, 'ci manda Trump'", raccontano. "Pensavamo di morire", aggiunge un altro. Questi saranno i giorni in cui le immagini dell'assalto invaderanno le case di milioni di americani, verrà ripetuta la parola "terroristi" e si cercherà di stringere il cerchio attorno al "mandante".

L'obiettivo è fare luce su cosa successe alla Casa Bianca "prima, durante e dopo" l'assalto, dice Liz Cheney, uno dei due membri repubblicani della commissione. Trump, il bersaglio grosso. Tutto giro attorno a lui. In un'intervista andata in onda su Abc poco prima del via, Cheney aveva chiarito l'obiettivo: l'ex presidente potrebbe essere convocato a testimoniare. Per due volte, sotto impeachment, Trump era riuscito a evitare di presentarsi davanti al Congresso. Da ex, potrebbe essere più difficile.