Morto Donald Rumsfeld, teorico della guerra preventiva

Morto Donald Rumsfeld, teorico della guerra preventiva

Repubblicano, è stato il più giovane capo del Pentagono della storia americana, era segretario alla Difesa quando sono state attaccate le Torri Gemelle l'11 settembre del 2001, è considerato l'architetto della guerra in Iraq e Afghanistan

morto ex segretario difesa usa rumsfeld

© LUKE FRAZZA / AFP 
- Donald Rumsfeld 

AGI - "È con profonda tristezza che condividiamo la notizia della morte di Donald Rumsfeld, uno statista americano, un devoto marito, padre, nonno e bisnonno". Così la famiglia annuncia la scomparsa dell'segretario alla Difesa, morto a 88 anni "nella sua amata Taos", nel New Messico.

Rumsfeld è stato capo del Pentagono sia con il presidente Gerald Ford e sia con George W. Bush ed è stato l'unico a ricoprire questo incarico due volte.

"La storia potrà ricordarlo per i risultati ottenuti in oltre 60 anni di pubblico servizio - si legge nella nota -  ma per coloro che lo conoscono meglio sarà ricordato per il suo incrollabile amore per la moglie Joyce, per la sua famiglia e gli amici, per l'integrità di una vita dedicata al paese". 

Il repubblicano Rumsfeld, a capo del Pentagono quando sono state attaccate le Torri Gemelle l'11 settembre del 2001, è considerato l'architetto della guerra in Iraq e Afghanistan.

Avrebbe compiuto 89 anni il prossimo 9 luglio. Nato a Chicago nel 1932, si è laureato all'università di Princeton.

È stato pilota della Navy e istruttore di volo. Nel 1975 è stato nominato 13esimo segretario di Stato, il più giovane capo del Pentagono della storia americana. Il presidente Ford gli ha tributato la Medaglia della Libertà.

Il teorico della "guerra preventiva"

L’uomo di ferro del presidente George W. Bush, ma anche colui che avrebbe autorizzato le torture nel carcere di Abu Ghraib, a Guantanamo.

Donald “Rummy” Rumsfeld, scomparso oggi a 88 anni, resterà una figura controversa nella storia moderna americana: per alcuni fu un boiardo di Stato, duro e inflessibile verso il terrorismo, per altri l”uomo ombra” dietro le decisioni più contestate della Casa Bianca.

Rumsfeld, cresciuto in una famiglia di origine tedesca, ha vissuto tutta la sua vita nei palazzi del potere in cui entrò giovane, nel ‘57, a 25 anni, come assistente amministrativo di un rappresentante del Congresso, dopo la laurea a Princeton e a Georgetown.

Pilota d’aereo e istruttore aeronavale, congedato con il grado di capitano, Rumsfeld nel ‘62 entrò a Capitol Hill dalla porta principale, eletto alla Camera come rappresentante repubblicano dell’Illinois, poi riconfermato nel ‘64, nel ‘66 e nel ‘68.

Chiamato il “John Fitzgerald Kennedy repubblicano”, Rumsfeld venne considerato uno degli astri nascenti del partito al pari di George W. Bush, con cui lavorerà dal 2001 al 2006 dopo aver fatto parte delle amministrazioni guidate da Richard Nixon e Gerald Ford, e ricoperto l’incarico di inviato speciale in Medio Oriente per Ronald Reagan.

Resta famosa la foto in cui stringe la mano al dittatore iracheno Saddan Hussein. Fu proprio dopo l’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, e l’annuncio della guerra al terrore in Afghanistan, a far uscire dall’ombra il falco dei repubblicani.

Molti lo indicarono come il vero regista della risposta al terrore, e colui che avrebbe dato via libera alle torture, in violazione ai diritti umani.

Teorico della “guerra preventiva” così cara alla ultra destra, Rumsfeld fu tra i promotori dell’invasione in Iraq, nel 2003, sulla base di accuse, che poi si erano rivelate false, sul possesso di armi di distruzione di massa da parte del regime di Saddam.

L’uscita di scena dalla politica arrivò nel 2006, quando Rummy si dimise in seguito alla sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di midterm.

Bush, un servitore pubblico esemplare 

"Siamo in lutto per la morte di un servitore pubblico esemplare e di una persona davvero per bene".

Così George W. Bush commemora la scomparsa del suo segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, "un uomo intelligente, integro e dall'energia inesauribile - dice in una nota - che non ha mai evitato decisioni difficili e non si è mai sottratto davanti alle responsabilità".