L'addio di Merkel al Bundestag e quel ponte verso Putin

L'addio di Merkel al Bundestag e quel ponte verso Putin

La parte centrale del discorso di congedo della cancelliera mira a far riaprire il dialogo tra l’Europa e la Russia di Vladimir Putin, nonostante le infinite tensioni dall’Ucraina al caso Navalny, i cyber-attacchi e le attività degli 007 russi in terra tedesca

Addio Angela Merkel Bundestag Vladimir Putin

© John MacDougall/AFP - Valdimir Putin e Angela Merkel durante un incontro a Berlino nel gennaio 2019

AGI -  Per il suo addio al Bundestag Angela Merkel non ha certo tradito il suo stile: nessuna malinconia, zero lacrime, molto senso pratico e persino qualche battuta, dato che all’ordine del giorno ci sono le grandi sfide del mondo, dalla pandemia al destino di quella “comunità di Stati” basati su una comunanza di valori che è l’Europa.

Ma è il tema del giorno, ossia il ponte del dialogo lanciato verso la Russia di Vladimir Putin, a rappresentare quella che forse potrebbe essere l’ultima mossa sullo scacchiere geopolitico globale da parte della cancelliera. Il prossimo vertice Ue è in calendario a ottobre e questo potrebbe essere l'ultimo per la cancelliera, a meno di summit straordinari e se in Germania ci sarà presto un governo dopo il voto del 26 settembre.

Un lunghissimo applauso ha salutato quello che plausibilmente è stato l’ultimo discorso dell’ex ragazza dell’Est al Parlamento tedesco, dopo sedici anni passati alla cancelleria della più grande economia europea e a oltre trent’anni da quando ci ha messo piede per la prima volta, giovane politica in ascesa fulminante sulle macerie ancora calde del Muro di Berlino: è l’inizio della fine di un’era, quella merkeliana, che ha segnato la storia.

Il Bundestag entra in pausa estiva, alle elezioni federali del 26 settembre, com’è noto, la cancelliera non si ricandida, quella che già infuria è la prima campagna elettorale dal 2005 senza Merkel. Se prima della formazione del futuro governo tedesco non vi saranno sorprese o fatti clamorosi, in effetti è plausibile che quello di oggi sia l’ultima volta che la cancelliera si è rivolta ai parlamentari tedeschi.

Al tempo stesso è significativo che la parte centrale del discorso sia stato volta a far riaprire il dialogo tra l’Europa e la Russia di Vladimir Putin, nonostante le infinite tensioni dall’Ucraina al caso Navalny, i cyber-attacchi, le attività degli 007 russi in terra tedesca, la linea dura sulla Bielorussia. “I capi di Stato e di governo devono affrontare il tema di come sia possibile creare formati di dialogo” – ha scandito Merkel - perché “il modo migliore per risolvere il conflitto, l’abbiamo visto con il presidente degli Stati Uniti, è parlare l'uno con l’altro”.

Certo non si tratta di chiudere gli occhi sulle criticità del rapporto con Mosca, anzi: è proprio a fronte delle “provocazioni” russe che l’Unione europea dovrebbe stabilire un “contatto diretto con la Russia e con il presidente russo”. E’ un’iniziativa presa d’intesa con il presidente francese Emmanuel Macron, si tratta della proposta concreta di riprendere i summit tra l’Ue e Putin (sospesi dal 2014): “Gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno mostrato con chiarezza che non basta se reagiamo in modo scoordinato alle provocazioni russe”, insiste la cancelliera, che al suo arrivo odierno a Bruxelles ha spiegato che i conflitti potranno essere risolti “quando si parla l’uno con l’altro”, con evidente riferimento al precedente del vertice di Ginevra Biden e Putin.

E’ la “sovranità europea” la ‘visione’ merkeliana nel suo ultimo tratto di strada, come dimostrato proprio nella lotta al coronavirus. “Sono convinta che solo unite, come comunità di Stati, possiamo superare con successo le grandi sfide come quella della pandemia”. Ebbene, non sorprende affatto che la proposta di rilanciare i contatti diretti tra l’Europa e la Russia sia stata accolta positivamente a Mosca.

E anzi molto probabilmente l’iniziativa va letta in parallelo con l’articolo che a firma dello stesso Vladimir Putin pubblicato due giorni fa non a caso sul settimanale tedesco die Zeit, nel quale il capo del Cremlino offre all’Ue un’apertura piena e, per certi versi, inedita. “Lo voglio ribadire ancora una volta: la Russia è a favore del ripristino di un partenariato complessivo con l’Europa”. Non solo: “Ci sono molti temi di comune interesse”, insiste Putin, ossia “la sicurezza e la stabilità strategica, la salute e l’istruzione, poi la digitalizzazione, l’economia energetica, la cultura, la scienza e la tecnologica, le soluzioni per il clima ed i problemi ambientali”.

Tutto un ventaglio di questioni sulle quali Putin propone nientemeno che “una collaborazione equa e creativa”, addirittura “uno spazio comune di cooperazione e sicurezza dall’Atlantico al Pacifico, che possa comprendere diversi formati di integrazione, tra cui l’Unione europea e l’Unione economica euroasiatica”, che avrebbe come fine “lo sviluppo collettivo della prosperità dell’Europa e di tutto il mondo, senza linee di confine”.

Una sequenza di segnali, bisogna dire, che negli ultimi giorni non si è interrotta mai. Anche ieri, la cancelliera aveva ribadito uno dei suoi mantra politici anche alla presenza del segretario di Stato americano Tony Blinken: “Si devono sempre mantenere aperti dei canali di dialogo”, vedi alla voce Russia, “il principale vicino continentale della Germania”, come si ama ripetere a Berlino. Gli analisti concordano: qualcosa di grosso si sta muovendo, nell’ultimo tratto dell’era merkeliana.