Il triste solstizio di Boris il Druido

Il triste solstizio di Boris il Druido

Doveva essere il giorno della libertà riconquistata, sarà quello della triste verità: in Gran Bretagna vince ancora il covid. E i raffinati piani del primo ministro inciampano sulle forze negative della Natura. Le stesse che tengono chiuso il sito di Stonehenge

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© Foto: ZUMAPRESS.com / AGF  -  Stonehenge

AGI  – Alle 5,31 il Sole sorgerà, il raggio passerà per il pertugio millenario ricavato tra le pietre grigie, la luce si spanderà a significare un nuovo patto tra uomini e cosmo. Ma nessuno ci crederà, nessuno ci sarà.

A essere sinceri, c’è da scommettere il contrario: magari a Stonehenge ci sarà la folla, a dispetto dell’ira degli dei, se non altro perché bisogna recuperare il solstizio perduto lo scorso anno. Il covid impose la chiusura del sito, come se fosse stato un pub qualsiasi, e si dovette ricorrere all’immancabile diretta streaming. Ma il momento della rinascita dell’ordine cosmico ridotto a un webinair è cosa da rattristare anche i più convinti seguaci dei misteri druidici. Quindi il 2020 non vale, si disse subito, è nel 2021 che tornerà l’era del cinghiale bianco.

Invece no. Anche quest’anno la promessa salvifica per le folle curiose e desiderose di questa ciclica metànoia resterà lettera morta. Perché se è vero che i druidi e i loro aspiranti emuli potranno assistere in qualche modo al passaggio del sole sull’asse della Terra – come in cento altri templi circolari e megalitici – è vero anche che è fallita la promessa della liberazione. Anzi, è fallito il Freedom Day, il giorno in cui sarebbe stata ridata la libertà agli uomini dopo la lunga Notte del Male.

Non ci sarà, questo giorno glorioso, perché la notte ancora non è passata. E Boris Johnson, che aveva scelto la data con tocco sapiente di comunicatore e sapiente conoscenza dei riti precristiani (ha studiato lettere classiche a Oxford), ha dovuto cedere. Diceva Churchill, suo costante punto di riferimento: “Never give in, never never never never”. Ma lui aveva di fronte solo Adolf Hitler, Johnson tutta la Natura. Si concederà a questi che la lotta è davvero impari.

Se si scatenano le forze naturali

Aveva previsto, si diceva, da gran comunicatore, il 21 giugno per la riapertura totale. Britannia, celebra te stessa: ti avevano dato per spacciata a causa della Brexit, e invece sei lì che lasci tutti nella polvere a morderne i granelli. Prima tra le nazioni a vaccinare tutti i suoi sudditi (una sola dose? va bene lo stesso), prima a riaprire, prima a scatenare le danze della ritrovata felicità. Il Victory in Europe Day sarebbe stato celebrato con un mese e mezzo di ritardo, quest’anno, ma vuoi mettere il gusto. L’Europa? Isolata come sempre, dall’altra parte della Manica: eterna seconda rimasta indietro.

Il solstizio d'estate

Il solstizio d’estate, lo sanno anche i bambini, è il dì più lungo dell’anno. Non è solo questione di far tardi la sera, né di suggestivi passaggi di luce per antichi monumenti. Da sempre, negli archetipi junghiani che albergano nell’inconscio umano, è il momento in cui si scatenano le forze naturali. Il Sole irrora come non mai della sua forza i prati e i ruscelli, le piante ricevono ancor più energia per la loro fotosintesi clorofilliana e gli animali della stessa specie si guardano con strano interesse gli uni gli altri. Che la forza sia con voi.

Il succitato Hitler, che a certe cose ci teneva oltremodo, attese proprio il 21 giugno per lanciare l’Operazione Barbarossa contro Stalin. Se lo facesse per questi motivi, e non per via della maldestra invasione mussoliniana della Grecia, non si sa. Ma se lo fece spinto dall’energia vitale del Solstizio (che poi era anche il giorno in cui le sue Ss celebravano i loro matrimoni pagani) bisogna concludere che si affidò alle mani sbagliate.

Johnson a questo di sicuro non arriva, ma arriva a capir bene che aprire l’estate con un liberi tutti sarebbe stata una spinta niente male per la sua leadership, da sempre legata a doppio filo all’alternarsi delle aperture e delle chiusure. Nel primo caso indici di gradimento in alto, nel secondo in basso. Vittoria finale uguale rielezione assicurata.

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© Wiktor Szymanowicz/NurPhoto/AFP
Il premier britannico Boris Johnson all'uscita da Downing Street sabato scorso

Avrebbe potuto fare come Maggie Thatcher, che dopo aver regolato i conti con l’Argentina nelle Falkland si presentò da Elisabetta e ottenne in un men che non si dica le elezioni anticipate; e quello sì che fu l’inizio di una nuova era, anche se non un’era del cinghiale bianco quanto della Lady di Ferro.

Il raffinato gioco politico-erudito (solo una mente brillante come la sua poteva escogitarlo) stavolta non è riuscito, per colpa di quella variabile indipendente che è il corso della Natura. Tutto rinviato di un mese, poi si vedrà.

L'attesa per San Michele

Quanto alla prossima data simbolica, la più vicina è la fine di settembre, il 29 giorno di San Michele Arcangelo. Gli inglesi una volta le attribuivano un valore quasi simile a quello del Natale, conferendo alla festa il titolo di Michaelmas. Sarebbe pure simbolicamente adatta, essendo l’arcangelo Michele l’uccisore del Male; ma è troppo. Troppo lontano, troppo cristiano, troppo vicino alla stagione fredda. Alle capacità druidiche di Johnson l’incarico di trovarne una migliore.

Intanto l’English Heritage, che cura il parco archeologico di Stonehenge, ha fatto sapere che anche quest’anno ci sarà il webinair.

Che tristezza, Albione.