Blindati e proiettili veri, giro di vite in Myanmar

Blindati e proiettili veri, giro di vite in Myanmar

Dopo il nono giorno di proteste, il regime golpista si prepara per una repressione più dura contro manifestanti e media 

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AGI - Giro di vite dei militari contro le proteste in Myanmar: nel nono giorno consecutivo di manifestazioni per denunciare il golpe del primo febbraio, i mezzi blindati sono comparsi per la prima volta nelle strade della capitale commerciale Yangon mentre a Myikyina, nel nord, le forze dell'ordine hanno disperso una protesta sparando con munizioni vere e proiettili di gomma. Sempre a Myikyina sono stati arrestati cinque giornalisti e pptroprio i media sembrano esere ora nel mirino dei generali.

Clima di tensione

In un clima di crescente tensione, è arrivato il comunicato congiunto degli ambasciatori accreditati nel Paese che hanno chiesto alle "forze di sicurezza di non ricorrere alla violenza contro i manifestanti e i civili che protestano contro il rovesciamento del loro legittimo governo". Proprio l'ambasciata Usa aveva lanciato un avvertimento per il movimento di truppe a Yangon, dove sono stati avvistati almeno tre blindati dell'esercito, e il timore di un nuovo blackout nelle telecomunicazioni.  

Manifestazioni da nord a sud

Decine di migliaia di persone hanno manifestato in tutta la Birmania, con cortei a Yangon, la città principale, a Naypyidaw, la capitale, e in altri città come Mandalay, 
Tavoy e Waimaw. I manifestanti sono tornati a chiedere la liberazione di Aung San Suu Kyi, capo del governo e posta agli arresti insieme a centinaia di politici e attivisti. Parte della folla si è concentrata intorno all'ambasciata degli Stati Uniti, che hanno minacciato sanzioni contro la giunta che, da parte sua, ha lanciato un duro avvertimento ai giornalisti stranieri. 

Il monito ai media

"Informiamo i giornalisti e i gruppi editoriali che non devono scrivere allo scopo di causare tumulti di piazza", si legge in una nota diffusa dal ministero dell'Informazione ai corrispondenti stranieri i Birmania, che sono stati invitati a seguire una non meglio specificata "nuova etica per i media" nel riportare quanto avviene nel Paese. Il nuovo regime ha inoltre intimato ai cittadini di non offrire rifugio ai politici e agli attivisti ancora ricercati ma di denunciarli alla polizia, per non rischiare a propria volta l'arresto. 
Secondo l'Associazione di assistenza per i prigionieri politici, sono più di 380 le persone arrestate e la giunta militare ha emesso mandati di arresto per gli attivisti che sostengono le proteste per la democrazia, invitando la popolazione a non dare loro ospitalità.