Come usano i social i candidati alla presidenza Usa

Come usano i social i candidati alla presidenza Usa

Nonostante le censure, Donald Trump ha usato Twitter e Facebook molto più efficacemente di Biden, che invece ha recuperato grazie alla TV

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© Al Drago / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP 
- Cappellini della campagna elettorale di Donald Trump e Joe Biden

AGI - A tre giorni dalla chiusura dei seggi negli Stati Uniti non c’è ancora un vincitore delle elezioni presidenziali, sebbene Biden sia favoritissimo: "Non ho alcun dubbio che vincerò", afferma il candidato democratico, al quale replica Trump, "Se si contano i voti legali vinco io” e minacciando di portare l’esito del voto fino alla Corte suprema. La tensione nel paese è molto alta, la Guardia Nazionale è pronta a intervenire e purtroppo si registrano alcuni disordini. Oggi, l'annuncio: "Ho vinto e di molto".

La nostra analisi dei social ha preso in considerazione diversi trend inerenti le elezioni americane, a partire dal fenomeno delle milizie armate che in alcuni casi hanno persino sorvegliato i seggi.

Civili armati ai quali lo stesso Trump si è rivolto con l’ormai celebre ammonimento: “Stand back and stand by”, ossia “state indietro e aspettate” riferendosi in particolare al gruppo di estrema destra dei “Proud boys”. Una frase ben presto diventata virale sulle piattaforme social e rilanciata da tutti i media nei giorni a seguire.

Una costellazione di gruppi che formano un ampio fronte, prevalentemente di orientamento politico di estrema destra e suprematisti bianchi appartenenti al Ku Klux Klan collegati a numerose sigle: Georgia Security Force III%, Three Percenters, Proud Boys, Oath Keepers, Wolverine Watchmen, Light Foot Militia, the Civilian Defense Force che secondo il dipartimento di Sicurezza interna degli Stati Uniti rappresentano “la minaccia più persistente e letale in patria” in vista delle elezioni. Si definiscono difensori della Costituzione e contano fino 20 mila militanti, suddivisi in circa 300 gruppi.

Si tratta di gruppi che utilizzano la comunicazione online in modo frammentato, poco organizzati specialmente su Twitter, che si concentrano piccoli gruppi Facebook a carattere locale. Tuttavia vengono spesso menzionati in molti post e sono oggetto di approfondimenti da parte dei media e osservatori, specialmente americani.

Anche in Italia se ne è parlato in queste ultime settimane, e come mostra il grafico il volume delle conversazioni è aumentato considerevolmente in coincidenza delle elezioni. Dall’analisi si registra preoccupazione da parte degli utenti per gli esiti potenzialmente pericolosi dovuti a un’escalation di violenze e disordini. In concomitanza con le dichiarazioni di Trump e l’annunciato ricorso alla Corte Suprema, evocando brogli e frodi elettorali, il posting sui temi di “milizie e truffa” è cresciuto considerevolmente da parte dell’audience italiana, in confronto a una linea praticamente piatta delle settimane precedenti. Un fenomeno, quello delle milizie armate, poco conosciuto ma che si sta affermando all’attenzione dell’opinione pubblica anche nel nostro paese, che lo commenta con preoccupazione.

 

 

Per quanto riguarda, invece, l’analisi sugli account ufficiali dei candidati, gli stili di comunicazione sono nettamente differenti: Trump utilizza Twitter, come noto, in maniera massiva e come leva di comunicazione principale postando circa 10 contenuti al giorno, ottenendo fino a 31mila condivisioni, 47mila risposte e 178mila like mediamente per ogni tweet pubblicato. Un’enormità, nonostante le sempre più frequenti censure attuate da Twitter: sei tweet rimossi dall’account ufficiale del Presidente degli Stati Uniti attualmente in carica, nelle ultime 24 ore in quanto il contenuto rimosso è ritenuto “controverso e potrebbe essere fuorviante in merito alla modalità di partecipazione alle elezioni o ad altri strumenti di coinvolgimento della cittadinanza” (fonte Twitter).

Si tratta di una prassi senza precedenti nella storia dei social media, riguardo a un leader politico di un paese occidentale.

Nonostante le rimozioni dei contenuti, Trump ha continuato a twittare molto più di Biden, ottenendo un livello di interazione incomparabilmente più alto nonostante il tasso di engagement sia sensibilmente più basso. La parola più utilizzata da Trump è proprio il nome “Biden”, obiettivo della sua campagna di comunicazione, impostata “contro” l’avversario, per far diventare ancora più “great”, grande l’America.

 

Al contrario Joe Biden si rivolge agli americani “per” la presidenza, esortandoli a partecipare e votare, usando “head”, la testa.

Su Facebook il rapporto sui post pubblicati si bilancia (57% per Trump vs 43% per Biden) sebbene le interazioni provocate dal repubblicano restino nettamente maggiori.

Stiamo comunque parlando di account molto diversi per seguito e impatto: l’account Twitter di Donald Trump conta oltre 88 milioni di follower contro i 12 milioni di Biden. Questa è una delle ragioni per cui negli ultimi 3 mesi l’interesse nei confronti di Biden negli Stati Uniti è cresciuto dell’80% contro il 30% di Trump, soprattutto in seguito al dibattito televisivo, e non per una diversa attivazione delle strategie social del candidato democratico.

C’è però un elemento che caratterizza la comunicazione di entrambi i candidati nell’ultimo mese: hanno parlato pochissimo di Covid e pandemia. Una sorta di rimozione del problema, evidentemente talmente grande da renderlo paradossalmente invisibile, preferendo spostare l’attenzione su argomenti, come l’economia, l’inclusione sociale, abusi delle forze dell’ordine, mercato immobiliare, immigrazione.