I cinque stati che per un pugno di voti decideranno il futuro dell'America. E del mondo

I cinque stati che per un pugno di voti decideranno il futuro dell'America. E del mondo

Nevada, Arizona, Georgia, Pennsylvania e North Carolina: è qui che si decide l'esito delle elezioni americane più controverse e contestate degli ultimi 20 anni

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© Ankur Dholakia / AFP
- Il voto per posta in Usa

AGI - Nevada, Arizona, Georgia, Pennsylvania e North Carolina: gli occhi del mondo sono puntati su questi cinque Stati americani che nelle prossime ore (o forse giorni) decideranno la corsa alla Casa Bianca. La sfida dell'ultimo miglio si gioca su due piani: quello alle urne dove il candidato democratico, Joe Biden, si è già aggiudicato 253 grandi elettori sui 270 necessari; e quello legale, su cui sembra puntare tutto il presidente uscente, Donald Trump, che per tutto il giorno ha denunciato su Twitter le frodi elettorali, e ha schierato la massima potenza di fuoco dei suoi avvocati per cercare di arginare l'ondata dei voti per posta che sembrano nella stragrande maggioranza finire nel forziere di Biden.

Ma finora non ha trovato giudici dalla sua parte: sono stati bocciati tre ricorsi su cinque. Michigan, Pennsylvania (dov'è intervenuta la Corte suprema statale) e Georgia. I conteggi vanno avanti. Per la gioia delle migliaia di persone scese in strada in diverse città del Paese per rivendicare che "ogni voto conta" ma anche che "ogni voto va contato". Tornando ai numeri, a Biden - che parla e twitta già da presidente - servono 17 grandi elettori per potere coronare il sogno di una vita. "Sia chiaro: ho fatto una campagna come un orgoglioso democratico, ma governerò come presidente americano", è il suo ultimo tweet.

Fino a qualche ora fa, sembravano mancassero solo sei delegati perché alcune proiezioni (prima fra tutte la Fox che ha fatto infuriare Trump) gli avevano già assegnato l'Arizona (11 elettori). Quindi a Biden sarebbe bastato portare a casa il Nevada, dove il vantaggio è sempre più netto, per poter festeggiare. Ma la cerimonia è stata posticipata.

In Arizona Biden conta il 50,5% contro il 48,1%, uno scarto di circa 68 mila voti ma ne restano da conteggiare ancora altri 400 mila (finora è stato scrutinato l'86%). Quando i media avevano fatto la chiama, il vantaggio di Biden era di oltre 200 mila. Non è un caso che qui la campagna di Trump chiede che il conteggio vada avanti. E non che venga fermato, come invece vorrebbe negli altri Stati ancora in gioco.

Per avere il risultato bisogna attendere almeno fino a domani. Biden però potrebbe fare anche a meno dell'Arizona grazie alla sorpresa della Georgia che vale 16 elettori (5 in più rispetto all'Arizona): qui il candidato democratico è indietro ma solo di 12 mila voti. Ne restano da scrutinare almeno altri 63 mila e continuano ad arrivarne altri che saranno accettati fino alla prossima settimana (altro motivo di contenzioso legale).

I voti per posta che arrivano sono per la stragrande maggioranza a favore di Biden e questo giustifica l'ottimismo dei democratici. Secondo le stime degli analisti, su quei 63 mila, almeno 40 mila andrebbero a Biden che annullerebbe così il vantaggio di Trump.

Conquistata la Georgia (e questo si vedrà nelle prossime ore) Biden avrebbe 259 grandi elettori e gliene servirebbe uno per la soglia magica. Arriverebbe in soccorso il Nevada dove ormai sembra solo questione di tempo (e ce ne vorranno viste le complicazioni dello scrutinio). Qui, con spoglio all'86%, Biden è in vantaggio 12 mila voti ma la proiezione e' tutta a favore dei democratici perche' nella Contea di Las Vegas (oltre la metà degli elettori dello Stato) Biden è in vantaggio netto di otto punti percentuali.

L'ex vice di Barack Obama potrebbe quindi tornare alla Casa Bianca, questa volta da numero uno, con i voti di Georgia e Nevada (dovendo fare a meno di Arizona). Oppure invece della Georgia potrebbe esserci anche la North Carolina (15 elettori). Qui Trump è al 50% e Biden 48,6%, circa 77 mila voti di differenza. Ma potrebbero mancarne più di 115 mila. Lo Stato accetta schede inviate per posta fino al 12 novembre.

Ma c'è anche un'altra ipotesi: quella di dipingere di blu anche la Pennsylvania dove Trump è al 50,3% e Biden al 48,5%, una differenza di 115 mila voti. Ma restano da esaminare ben 600 mila voti (almeno, secondo i dem potrebbero essere anche 700 mila) e arrivano per la maggioranza dalle aree urbane, roccaforte democratica.

La Pennsylvania vale ben venti grandi elettori e sarebbe più che sufficiente per la vittoria di Biden. Anche questo si scoprira' domani, salvo ostacoli legali su cui stanno lavorando i repubblicani. Alla Casa Bianca fanno altri calcoli. Allo Stato attuale, Trump ha 214 grandi elettori. Per fermarsi altri quattro anni nello Studio Ovale gliene servono altri 56. E per riuscirci dovrebbe confermare tutti gli Stati dov'+ attualmente in vantaggio (Pennsylvania 20, Georgia 16, North Carolina 15) e ribaltare la situazione in uno dei due Stati dove rincorre Biden (Arizona 11 o Nevada 6).

L'Alaska è già considerata Trumpiana, ma i suoi tre grandi elettori non bastano. "Se si contassero i voti legali avremmo già vinto, basta con le frodi, basta con il conteggio", ha twittato durante la giornata Trump. Tutti cinguettii segnalati da Twitter, ormai non piu' una notizia. Nel frattempo il nervosismo dai comitati elettori si e' spostato anche sulla strada. Nella notte centinaia di persone hanno manifestato. Chi per pretendere che "venga conteggiato ogni voto" e chi per "denunciare le frodi elettorali". In alcuni casi è mancato poco che si affrontassero. Gli arresti sono stati centinaia, tra Minneapolis, New York, Portland, Filadelfia e Chicago. Ma tutto sommato non c'è stata violenza. Non ancora.

A Phoenix, capitale dell'Arizona, decine di sostenitori di Trump - alcuni armati - si sono riuniti all'esterno del comitato elettorale dove si stanno conteggiando i voti. Un'azione dimostrativa che assume i contorni di un'intimidazione. Lo sceriffo ha schierato i suoi uomini per proteggere i funzionari al lavoro, ma soprattutto, per proteggere la democrazia. E al lavoro sono anche i giudici impegnati a esaminare le azioni legali che nelle ultime ore si sono moltiplicate contro il conteggio dei voti arrivati per posta dopo il 3 novembre. "I voti arrivati dopo l'election day non devono essere conteggiati", ha twittato il capo della Casa Bianca.

Ma i segretari di Stato di Michigan, Pennsylvania, Georgia, Nevada (tutti denunciati) non la pensano allo stesso modo. E finora anche i tre giudici che hanno respinto i ricorsi (in Nevada e' attesa la sentenza). In Wisconsin i repubblicani hanno invece chiesto un riconteggio. Si vedrà.