La verità su Sanda, studente nero ucciso dal razzismo ad Anversa 

La verità su Sanda, studente nero ucciso dal razzismo ad Anversa 

Il giovane belga, figlio di una senegalese, nel 2018 morì per le torture durante un rito di "iniziazione" alla confraternita ispirata al KKK 

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© Foto: Pixabay - Anversa, sede dell'università in cui studiava Sanda 

AGI – Pensava di entrare in un club esclusivo che gli avrebbe aperto tutte le porte dopo l’università e invece ha trovato la morte nel partecipare al rito di iniziazione, il cosiddetto battesimo, di un confraternita bianca ad Anversa di orientamento razzista.  E’ la tragica vicenda di Sanda Diop, ambizioso studente nero belga di 20 anni, figlio di un immigrato senegalese stabilitosi nelle Fiandre dal 1994.

Sulla sua morte, risalente al dicembre del 2018, è stata fatta luce da poco, grazie ad inchieste giornalistiche della stampa locale e statunitense. Finora era stata presentata come un “tragico incidente” sopraggiunto durante un tipico rituale di nonnismo andato male all’interno della confraternita, un club non autorizzato per giovani chiamato Reuzegom, che ospita i rampolli delle élite bianche di Anversa, ovvero figli di politici, di giudici e imprenditori. Una confraternita di cui Sanda si sentiva onorato di entrare a far parte, convinto che per lui sarebbe stato un ‘assegno in bianco’ per trovarsi un lavoro.

Al fratellastro, Seydou De Vel, Sanda aveva detto che diventare uno di loro significava che “quando lascerai la scuola si fideranno di te molto più velocemente”. Di veloce, invece, c’è stata solo una cosa: la sua morte in quella fredda notte del 4 dicembre 2018, dopo aver subito le prove più estremi e crudeli. Dai video e dalle foto ritrovati da chi è andato a fondo sul caso, sono emersi dettagli agghiaccianti. Sanda è stato costretto a bere alcoolici in quantità eccessive fino a svenire mentre gli altri gli hanno urinato addosso e poi ha dovuto ingoiare pesci rossi vivi e olio di pesce fino a vomitare, per essere successivamente sepolto vivo in una trincea scavata nella terra e piena di ghiaccio.

Mentre gli altri due ‘colleghi’ bianchi sottoposti allo stesso rito sono stati liberati prima da quella trincea gelida, lo studente nero è stato lasciato dentro più del dovuto e quando il suo corpo è stato tirato fuori, per lui era già troppo tardi.  

Ufficialmente il suo decesso è stato attribuito ad una insufficienza multiorgano e ai familiari sono arrivate le spedite condoglianza dell’università frequentata dal figlio. I membri della confraternita hanno preso cura di cancellare tutte le prove di quella terribile notte, sia sul luogo della sciagura che sui social network, quindi ufficialmente non esistevano foto e video e ovviamente non c'era nessun colpevole. L'università non ha mai sospeso i membri di Reuzegom, ordinando loro di scrivere un documento sulla storia del nonnismo e di fare 30 ore di lavoro comunitario. Tutto qua.

Nelle ultime settimane, le inchieste del New York Times hanno però fatto emergere una realtà più tragica, emblematica del crescente razzismo e della xenofobia diffusi nei territori fiamminghi, del suprematismo bianco che serpeggia persino nelle più prestigiose università come la Cattolica di Lovanio, ora conosciuta come KU Lovanio. Foto e video recuperati hanno mostrato un membro della confraternita che indossava abiti del Ku Klux Klan, un discorso in cui si faceva riferimento al “nostro buon amico tedesco, Hitler” oltre a frasi e canzoni razziste intonate dai suoi esponenti. Gli studenti delle università belghe sono tradizionalmente orientati a sinistra, ma nelle Fiandre i campus e i club hanno alimentato e sono lo specchio del conservatorismo del movimento nazionalista sempre più apertamente razzista e anti-immigrante, in forte crescita.

Ora 18 membri della confraternita, che è stata sciolta, sono indagati con le accuse di omicidio colposo, trattamento degradante e negligenza, formalizzate dai pubblici ministeri. Mentre le indagini continuano, quanti non si sono ancora laureati sono stati autorizzati a seguire le lezioni online. Al momento nessuna prova è emersa che Sanda Diop sia stato ucciso intenzionalmente, ma dei tre studenti che subirono l'iniziazione quella notte, era l'unico nero e fu l'unico a morire. Prima di riuscire a coinvogere Sanda, Reuzegom aveva solo un altro membro nero, a cui è stato dato il soprannome di Rafiki, il nome della scimmia nel film "Il re leone". Secondo le tesi della confraternita, i neri vanno trattati come oggetti e sono nati per lavorare per i bianchi.     

Nonostante imparino il fiammingo, studino, e ottengano una laurea, nelle Fiandre i belgi di origine africana hanno molte più probabilità di essere disoccupati o di lavorare in impieghi poco qualificati, nonostante abbiano alti livelli di istruzione. Così per alcuni, come per Sanda, riuscire ad entrare in una confraternita può sembrare una strada assicurata verso una carriera migliore.  

Ora, a due anni dalla morte di Sanda, le inchieste giornalistiche hanno acceso i riflettori sull'attuale problema del Belgio con il razzismo e la politica identitaria di estrema destra. Il Paese è diviso tra francofoni a Sud e olandesi al Nord, ciascuno con i propri governi, leggi e cultura. La più ricca regione olandese, le Fiandre, ospita un considerevole movimento separatista che vuole staccasi in nome della preservazione della cultura e della ricchezza fiamminga. Per la maggior parte della storia del Belgio, le Fiandre sono state la regione più povera, trascurata dall'élite francofona. E’ in quel contesto che è nato il movimento fiammingo, che ha lottato per il riconoscimento della propria lingua e identità.     

L'ultimo mezzo secolo ha visto le Fiandre diventare la potenza economica della nazione, ma preservare la cultura fiamminga, un fondamento della politica. Negli ultimi anni la politica dell'identità ha preso una svolta particolarmente anti-immigrati e anti-Islam, con la rinascita del partito di estrema destra Vlaams Belang e il suo slogan "Our People First".  In Belgio le discussioni sulla razza spesso si concentrano sul suo sanguinoso passato coloniale, piuttosto che sul presente. Le proteste di questa primavera, ispirate dal movimento Black Lives Matter, hanno costretto la rimozione di alcune statue che commemorano il re Leopoldo II, che ha supervisionato la brutale colonizzazione di quella che oggi è la Repubblica Democratica del Congo negli anni 1880.