Hong Kong, Pechino: "Le sanzioni americane contro Carrie Lam sono barbariche"

Hong Kong, Pechino: "Le sanzioni americane contro Carrie Lam sono barbariche"

Per l'Ufficio di contatto dell'esecutivo nell'ex colonia, "Washington mostra le sue cattive intenzioni, sostenere persone dall'atteggiamento anticinese". Wong: "Pechino demolisce la sua promessa di autonomia della città. È prevedibile che altri Paesi rivedranno le loro politiche su Hong Kong"

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©  AFP - Agnes Chow and Joshua Wong

AGI - Le sanzioni statunitensi contro il governo di Hong Kong sono "barbariche e rozze". È quanto afferma l'Ufficio di contatto dell'esecutivo di Pechino nell'ex colonia, secondo il quale in questo modo Washington "mostra le sue cattive intenzioni", che sarebbero quelle di voler "sostenere persone dall'atteggiamento anticinese e di provocare disordini a Hong Kong".

La stessa leadership della metropoli ad amministrazione speciale aveva condannato le misure americane, definendole in modo non dissimile: "Selvagge, sproporzionate e irragionevoli", le aveva definite il segretario al Commercio di Hong Kong, Edward Yau.

L'ufficio di collegamento del governo cinese a Hong Kong definisce anche "da pagliacci" e "ridicole" le sanzioni inflitte dagli Stati Uniti alla leader di Hong Kong, Carrie Lam, e ad altri dieci funzionari della città, per il loro ruolo nella repressione delle libertà. Tra i funzionari colpiti dalle sanzioni c'è anche lo stesso direttore dell'ufficio di collegamento del governo cinese nella regione amministrativa speciale, Luo Huining. "Le spregiudicate azioni degli Stati Uniti di sostenere il caos anti-Cina si sono rivelate e le loro azioni azioni da pagliacci sono davvero ridicole", si legge in una  nota. Hong Kong, in conclusione, non si farà intimidire da queste azioni "barbariche".

Le parole di Joshua Wong

Gli attivisti di Hong Kong dichiarano su Twitter il loro apprezzamento per le sanzioni inflitte dagli Usa a undici funzionari della città, tra cui la leader Carrie Lam, per il loro ruolo nella repressione delle libertà e delle autonomie della città, e auspicano il sostegno a questa mossa anche da altri Paesi. "Quando Pechino demolisce la sua promessa di autonomia della città ed estende la sua portata alle scuole, ai funzionari, al sistema giudiziario e alla legislatura", scrive Joshua Wong, in un primo commento alla decisione di Washington, "è prevedibile che altri Paesi rivedranno le loro politiche su Hong Kong".

A fargli eco è anche Nathan Law, attivista pro-democratico rifugiatosi a Londra che, come Wong, ha militato nel partito Demosisto fino al suo scioglimento, avvenuto poche ore prima dell'introduzione della legge sulla sicurezza nazionale nella città imposta da Pechino a fine giugno scorso. "Spero che un numero maggiore di Paesi possa collaborare per fare si' che questi funzionari rendano conto delle proprie azioni. Democrazia e autonomia ORA!", scrive Law.