Boom di contagi in Siria, si rischia la catastrofe

Boom di contagi in Siria, si rischia la catastrofe

Ospedali allo stremo a Damasco, dove il coronavirus si sta diffondendo con una rapidità che non consente una risposta adeguata a un sistema sanitario devastato da nove anni di guerra

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© Afp - La disinfezione di un bus ad Aleppo

AGI - La capitale della Siria, Damasco, sta affrontando "un terribile picco" di casi da Covid-19, con ospedali allo stremo, pazienti disperati e medici che temono che il virus stia diffondendosi più rapidamente di quanto sia gestibile dalle cliniche. Le autorità hanno confermato 999 casi di coronavirus nelle aree controllate dal regime, ma anche il ministero della Salute ha ammesso questa settimana "di non essere in grado di sostenere tamponi su larga scala nelle province".

Nove anni di guerra hanno messo in ginocchio il sistema sanitario della Siria, con ospedali bombardati, equipaggiamenti vitali che mancano e medici feriti oppure costretti a fuggire. Una situazione che non permette al Paese di affrontare il coronavirus, che molti medici considerano più pericoloso e meno gestibile che curare le ferite delle vittime delle bombe.

A Damasco tutti i letti sono occupati

Stando ai dati, la pandemia cresce sempre di più e con sempre maggiore rapidità. Dal 30 luglio al 6 agosto, il ministero alla Sanità siriano ha registrato 260 nuovi casi contro le 154 infezioni della settimana precedente. "C'è stato un drastico aumento nelle città", ha affermato il ministero, aggiungendo che vi sono solo 25 mila letti d'ospedali disponibili nelle zone controllate dal governo.

"È veramente terrificante, molte persone stanno venendo negli ospedali, ma sfortunatamente a Damasco tutti posti sono occupati", ha detto il dottor Nubugh al-Awa, direttore della scuole medica dell'Università della capitale. "I pazienti gravi non vengono ammessi in terapia intensiva finché non muore un altro paziente", ha aggiunto al-Awa.

Già a giugno l'Oms aveva affermato di essere "preoccupata" della crescita dei contagi in Siria, soprattutto a causa "delle infrastrutture fragili e del sistema sanitario indebolito dal conflitto". 

Il governo punta il dito sulle sanzioni

A detta del ministro alla Salute, Nizar Yaziji, invece, sono state le sanzioni occidentali contro il governo di Assad e non la guerra ad avere danneggiato la capacità del Paese di reagire al virus. "Ci sono difficoltà immense ad avere dei respiratori artificiali a causa delle sanzioni", ha aggiunto Yaziji, secondo il quale è anche impossibile importare i farmaci necessari, firmare accordi con compagnie farmaceutiche o pagare fornitori esteri.

Sull'altro fronte, sia le Nazioni Uniti che una serie di Paesi tra cui la Russia e la Cina hanno fornito sostegni medici diretti alla Siria. Per quello che riguarda i casi di contagi, i sanitari a Damasco affermano che il numero ufficiale comprendono solo quelli ricoverati in ospedale, non gli ammalati che sono rimasti nelle proprie case. "I numeri reali sono molti più alti di quelli ufficiali", ha affermato un dottore della capitale a condizione di anonimato. Uno dei motivi è che piuttosto che affollarsi negli ospedali, molti siriani stanno cercando consigli medici online per affrontare il virus.