Marò: l'arbitrato assegna il processo all'Italia, all'India solo un risarcimento

Marò: l'arbitrato assegna il processo all'Italia, all'India solo un risarcimento

La Farnesina ha reso noto il dispositivo: negata la giurisdizione a New Delhi per Latorre e Girone che erano già rientrati in patria nel 2014 e nel 2016.

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 Maro'

AGI - Sul caso marò l'arbitrato internazionale ha accolto la tesi dell'Italia che i due militari devono essere processati in patria. la sentenza del Tribunale costituito a L'Aja presso la Corte Permanente di Arbitrato sul caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, coinvolti nell'incidente del 15 febbraio 2012 nell'Oceano Indiano in cui morirono due pescatori, ha stabilito che i fucilieri di Marina godono dell'immunità e all'India viene pertanto precluso l'esercizio della propria giurisdizione nei loro confronti. Il Tribunale arbitrale, come riferisce la Farnesina, ha dunque accolto la linea italiana riaffermata in tutte le sedi giudiziarie - indiane e internazionali - e cioè che i due marò erano funzionari dello Stato italiano, impegnati nell'esercizio delle loro funzioni, e pertanto immuni dalla giustizia straniera.

Processo in Italia 

L'Italia dovrà quindi esercitare la propria giurisdizione e riavviare il procedimento penale, a suo tempo aperto dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma per l'incidente in cui morirono due pescatori indiani, scambiati per pirati, dai due marò che erano in servizio a bordo della Enrica Lexie al largo del Kerala. I due marò si trovano da tempo in Italia: nel 2014, a causa di un ictus, Latorre aveva ottenuto dalle autorità indiane l’autorizzazione a rientrare in patria. Girone, invece, aveva dovuto aspettare fino a maggio 2016 quando gli venne concesso il rientro in Italia per "ragioni umanitarie".

Il risarcimento all'India

L’arbitrato ha stabilito però che l'Italia ha violato la libertà di navigazione sancita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Onu sul Diritto del Mare, e dovrà compensare l’India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano “Saint Anthony”. Al riguardo, il Tribunale ha invitato le due Parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti. La Farnesina nel suo comunicato aggiunge che “l’Italia è pronta ad adempiere a quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione”.

La soddisfazione di Di Maio

"La tesi dell'Italia, dopo anni di lunghe battaglie, ha dunque prevalso", ha commentato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, su Facebook. "I nostri due militari, funzionari dello Stato italiano, impegnati nell'esercizio delle loro funzioni sono immuni dalla giustizia straniera". "È una notizia molto positiva -afferma il ministro degli Esteri - che premia il grande lavoro svolto in questi anni dal team legale a tutela dell'Italia nelle sedi giudiziarie indiane e internazionali, nonché l'impegno diplomatico che il nostro Paese non ha mai fatto mancare alla causa dei due fucilieri di Marina". "Non abbiamo mai smesso di seguire questo caso, ma voglio ringraziare anche chi mi ha preceduto per la costanza e la determinazione impiegate su questa vicenda. L'Italia naturalmente rispetterà quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione", ha assicurato il titolare della Farnesina. "Oggi si mette un punto definitivo a una lunga agonia. Un abbraccio ai nostri due marò e alle loro famiglie", ha concluso.