Conte a Serraj: "La produzione di petrolio deve riprendere"

Conte a Serraj: "La produzione di petrolio deve riprendere"

Nel colloquio telefonico con il presidente del Governo di accordo nazionale libico, il premier "ha espresso preoccupazione per la continua fornitura da gruppi esterni di armi".

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© FILIPPO ATTILI / ITALIAN PRIME M / ANADOLU AGENCY - Serraj, Conte

AGI - Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha sottolineato - in una telefonata con il presidente del Governo di accordo nazionale libico, Fayez al Serraj - "la necessità di ripristinare la produzione di petrolio libica, che rappresenta la ricchezza di tutti i libici e la loro principale fonte di reddito". Lo rende noto il Governo di Tripoli, secondo cui Conte ha inoltre ribadito "la necessità di tornare sulla strada politica in conformità alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e agli esiti della conferenza di Berlino". 

Conte, "ha espresso preoccupazione la continua fornitura da gruppi esterni di armi in Libia, considerando questa un'escalation che contribuisce ad alimentare il conflitto e prolunga la sofferenza del popolo libico e costituisce una minaccia per i vicini della Libia e la sicurezza europea", prosegue la nota.

Tripoli chiede assistenza su migranti e sminamento

"La missione europea Irini per il controllo dell'embargo sulle armi alla Libia sarà imparziale e svolgerà i propri compiti in completa neutralità", ha garantito Conte. Serraj ha da parte sua rinnovato la posizione del governo di Accordo secondo cui la missione dovrebbe essere integrata da terra, aria e mare per essere efficace. 

Serraj ha poi chiesto al presidente del Consiglio "un sostegno concreto alla Guardia costiera libica affinché continui nel suo ruolo efficace nel salvare i migranti" nonché l'assistenza dell'Italia per lo sminamento di Tripoli. Serraj accusa le milizie di Khalifa Haftar di aver minato i quartieri residenziali da cui si sono dovuti ritirati, in seguito ai successi militari delle ultime settimane delle forze di Tripoli.

Al centro del colloquio - si legge poi in una nota di palazzo Chigi - "il percorso guidato dall'ONU nell'alveo del processo di Berlino. Condivisione sul rifiuto dell'opzione militare e sostegno ad una soluzione politica quale unica via sostenibile".