Gli italiani a Londra hanno paura. E non solo del coronavirus

Gli italiani a Londra hanno paura. E non solo del coronavirus

Agli italiani in arrivo nel Regno Unito è stato consigliato di mettersi in auto-isolamento. Il racconto della vita quotidiana in un Paese che fa finta di niente

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© Tolga Akmen / AFP
- Con le mascherine contro il coronavirus nel centro di Londra

Gli italiani che vivono nel Regno Unito hanno paura. Paura del virus, innanzitutto e paura della leggerezza con cui i britannici stanno affrontando l'emergenza. E ora anche paura di essere additati come 'untori' quando il contagio dilagherà.

Agli italiani in arrivo nel Regno Unito è stato consigliato di mettersi in auto-isolamento, ha riferito il portavoce del premier britannico Boris Johnson, affrontando le preoccupazioni crescenti nel Paese verso le persone in arrivo. Il governo di Londra aveva già fatto sapere che per chi arriva dall'Italia all'aeroporto di Heathrow, c'era la possibilità di soggiornare in un grosso albergo nelle vicinanze se non si aveva la possibilità di mettersi in quarantena.

La Gran Bretagna finora, al contrario di altri Paesi, non ha adottato misure stringenti per fronteggiare l'emergenza, nonostante cresca il numero di contagiati, arrivati a 382, e otto morti. Johnson lunedì aveva ventilato l'ipotesi di quarantena per tutti coloro con febbre o una lieve infezione delle vie respiratorie, precisando però che la misura non sarebbe stata attuata immediatamente, ma nel giro di un paio di settimane.

Un giovane pizzaiolo, che resterà anonimo per tutelare la sua posizione, da pochi mesi è tornato a Londra per lavorare come pizzaiolo per una catena di hotel. Racconta delle soddisfazioni avute con il lavoro, ma anche della paura che sta montando. 

Com'è la situazione a Londra?

Tutto sta cambiando in modo silenzioso qui. Leggo tutti i giorni della situazione in Italia e posso dire che sono pienamente d’accordo con il nuovo decreto. Qui c’è molta ignoranza per strada, nessuno capisce la serietà di una problematica di emergenza europea. La gente tossisce e starnutisce senza pulirsi, ovunque. Anche al lavoro sono poco attenti nel mantenere un livello di igiene alto: solo gel igienizzante e istruzioni su come lavarsi le mani

Qual è la sua esperienza della sanità pubblica londinese di fronte al​l'epidemia?

Sono stato male nel fine settimana, ho misurato la temperatura a orari fissi e li ho segnati tutti. Così come le volte che ho assunto paracetamolo o sciroppo per la tosse secca. Lunedì sera ho chiamato NHS111 (il numero della sanità pubblica, ndr) dove, dopo avermi posto tante domande, mi hanno anticipato che sarei stato contattato da un call center. Dopo un paio d'ore così è stato, ma mi hanno consigliato di andare all’ospedale più vicino. Alle 6.50 ero lì, nella hall dell’ospedale, nel degrado più totale: nessun controllo, senzatetto che andavano e venivano dal bagno, gente con disabilità lasciata sola, alcuni accovacciati sulle panche che tossivano, gel igienizzante terminato dappertutto. Sono stato visitato da un tirocinante che ha ironizzato dicendomi che non tutti quelli con tosse e febbre sono stati contagiati dal coronavirus, cosa che so già, ma non è suonato affatto rassicurante. Visita rapida e superficiale e poi sono stato congedato con due indicazioni: bere tanta acqua e, se ne sentivo il bisogno, assumere paracetamolo.

E gli altri cosa hanno fatto nel frattempo?

Tutti quelli che conosco, incluso mio fratello e la moglie, si sono allontanati per non aumentare i rischi: mio fratello ha avuto problemi cardiaci qualche mese fa.

Di cosa ha paura?

Tutti noi Italiani ci sentiamo abbandonati, fantasmi, e viviamo con la paura di dover andare a lavoro a stretto contatto nei trasporti con gente che non rispetta le più elementari norme igieniche e magari è anche malata. Non ci viene detto niente: solo di lavarci le mani. Un intero paese muto! Ho lasciato il mio Paese per venire a lavorare qui e non per morire interra  straniera.

Cosa pensa di fare?

Se potessi lascerei tutto e tornerei a casa perché ho due genitori anziani che potrebbero avere necessità di aiuto. Ho provato a contattare l’ambasciata ma purtroppo non sono riuscito a prendere la linea: solo una lunga attesa al telefono. Oggi torno a lavoro dopo la malattia: sembriamo cavie da laboratorio. Nessuno vuole far notare la tensione che viviamo, ma quando ne parliamo l'unica risposta che possiamo darci è sempre la stessa: "che possiamo farci, non è il nostro Paese, non è l'Italia". Nel frattempo in molti supermercati cominciano a mancare gli alimentari e disinfettanti e gel non li trovi nemmeno a caro prezzo. Tutta l’Italia, con i suoi pregi e i suoi difetti, sta cercando di combattere un problema serio, qui tutto tace e tutti abbiamo paura