Dopo il primo caso in Africa, task force continentale contro il coronavirus

Dopo il primo caso in Africa, task force continentale contro il coronavirus

Con un contagiato in Egitto, l'epidemia colpisce anche in un continente con servizi sanitari non sempre sufficienti. A guidare la risposta i cinque Paesi meglio attrezzati

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Con il primo caso confermato in Egitto, il coronavirus ha colpito anche in Africa e ora, per prepararsi al rischio concreto di un'epidemia da Covid-19, i vertici politici e sanitari hanno istituito una task force continentale. Ad annunciarlo è stato il direttore dell'Africa centers for disease control and prevention (Africa Cdc), John Nkengasong, nel corso di una conferenza stampa congiunta con l'Unione Africana, nella sede di Addis Abeba.

La Task Force Africa, che raggruppa esperti di epidemie di vari Stati e collabora con l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è coordinata da cinque Paesi - Senegal, Kenya, Marocco, Nigeria e Sudafrica - quelli maggiormente preparati ed equipaggiati. Il sito d'informazione cinese 'Cgtn Africa' precisa che ha come mandato di supervisionare cinque grandi aree di sorveglianza: screening ai punti di ingresso nel continente, prevenzione delle infezioni e controllo delle strutture sanitarie, diagnosi di laboratorio, gestione clinica delle persone con grave infezione Covid-19, comunicazione del rischio e coinvolgimento delle comunità. 

Dalla capitale dell'Etiopia, Nkengasong ha assicurato che "sono in corso sforzi maggiori per prepararsi a qualsiasi possibile focolaio di nuovo coronavirus", precisando che il centro da lui diretto sta coordinando sforzi e attività per "la preparazione e la risposta del continente" al Covid-19. "L'unicità di questa task force è che il controllo e la leadership sono condivise dall'Ua, dai suoi stati membri e dall'Organizzazione mondiale della sanità" ha aggiunto la stessa fonte.

Sono già chiari ai vertici sanitari e politici i pericoli della minaccia del Covid-19 per l'Africa. "Questa patologia rappresenta una grave minaccia per le dinamiche sociali, la crescita economica e la sicurezza dell'Africa. Se non rileviamo e conteniamo in anticipo focolai di malattia, non possiamo raggiungere i nostri obiettivi di sviluppo" ha analizzato lo stesso Nkengasong, 61 anni, originario del Camerun.

Al momento gli sforzi si stanno concentrando per rafforzare la capacità diagnostica degli stati membri dell'Unione Africana. Fiore all'occhiello del continente, riferisce la rivista Africa, sono l'Istituto nazionale per le malattie trasmissibili del Sudafrica e l'Istituto Pasteur del Senegal, primi laboratori di riferimento responsabili del test di campioni provenienti da altri paesi. "Al momento più di 16 Paesi (su 54) hanno la capacità di testare il coronavirus. E entro il 28 del mese altri 20 laboratori lo saranno. Quindi, in termini di diagnostica, stiamo aumentando molto rapidamente la capacità in tutto il continente" ha aggiunto Nkengasong.

In un continente dai sistemi sanitari ancora carenti e già sotto dura prova per altre emergenze sanitarie - a cominciare da Ebola in Rd Congo - oltre a strumenti diagnostici, fornitura in apparecchiature e farmaci, è urgente potenziare la formazione del personale medico. Ogni giorno Africa Cdc organizza sessioni di formazione in diversi Paesi e video conferenze con dirigenti di istituti di sanità pubblica degli stati membri, oltre all'aggiornamento settimanale sul virus e lo scambio di informazioni.

Alti rischi per gli stretti rapporti con la Cina

A far temere il peggio per l'Africa sono proprio gli stretti rapporti commerciali e politici con la Cina, cresciuti del 600% negli ultimi 10 anni. Per questo motivo, sin da subito il responsabile del team dell'Oms per le emergenze nel continente, Ambrose Talisuma, ha avvertito che "la probabilità e il rischio di avere un'epidemia in Africa sono molto alti". Come in altre aree del mondo, le autorità hanno optato per la messa in quarantena di cittadini africani di ritorno dalla Cina e viaggiatori cinesi sbarcati negli aeroporti internazionali del continente, tra cui Egitto, Etiopia, Kenya, Costa d'Avorio, Botswana, Uganda e Burkina Faso.

A sostegno dei sistemi sanitari più deboli, l'Oms ha stanziato un fondo milionario destinato ad Algeria, Angola, Costa d'Avorio, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Ghana, Kenya, Mauritius, Nigeria, Sudafrica, Tanzania, Uganda e Zambia. Invece nei Paesi particolarmente instabili, tra cui il Sud Sudan, sono stati introdotti meccanismi di coordinamento per fornire informazioni a personale sanitario e pazienti. 

"Sappiamo che questi sistemi sanitari sono fragili e sono già alle prese con numerose epidemie. Per noi, è fondamentale rilevare il coronavirus il prima possibile in modo tale che si possa prevenire la diffusione all'interno delle comunità" ha affermato Michel Yao, responsabile del programma Oms per le operazioni di emergenza in Africa.

Gli operatori sanitari del continente stanno ricevendo informazioni su come comportarsi di fronte a persone con infezione sospetta o confermata, limitare la trasmissione uomo a uomo, garantire le capacità di isolamento e optare per un trattamento adeguato in caso di contagio. "Grazie a Ebola la maggior parte dei paesi dispone di infrastrutture di isolamento. Stiamo spingendo affinché il continente sia molto vigile" ha concluso Yao.

Un'altra risposta al coronavirus è arrivata da Bamako, dove i ministri della Sanità della Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) hanno annunciato un rafforzamento della cooperazione transfrontaliera per "potenziare le capacità delle entità nazionali e regionali in materia di sorveglianza, prevenzione e individuazione precoce dei contagi" da Covid-19.

"Ad oggi non ci sono casi confermati nella regione, ma con 380 milioni di abitanti abbiamo a malapena tre laboratori in grado di gestire casi in modo efficace" ha detto all'Afp il ministro maliano Michel Hamala Sidibé. Oltre ad aumentare il livello di vigilanza nei confronti dei viaggiatori in arrivo dalla Cina, l'Ecowas ha riferito che rimarrà "in contatto permanente con il Paese amico per seguire l'andamento della situazione", ribadendo la sua piena "solidarietà" a Pechino.