(AGI) - Kuwait, 2 apr. - Il Kuwait, come tutti i paesi delGolfo, "ama l'Italia che vede come un foro di civilta', di artee di vita". Ma il piu' ricco dei paesi dell'area, restio agliinvestimenti 'mordi e fuggi', ha bisogno ora di recuperarefiducia nel Belpaese e di fidarsi del suo 'businessenvironment' altrimenti si rischia "di buttare un patrimonioalle ortiche". A parlare e' l'ambasciatore italiano, FabrizioNicoletti che a Kuwait City, dove si e' svolta la Terzaconferenza dei donatori per la Siria, ha incontrato igiornalisti italiani. "Da qui ci tengono sotto osservazione.Tocca a noi ora mettere a posto le cose", ha spiegato ildiplomatico ricordando l'accordo firmato con il Kia, il fondosovrano con capitali per 400 miliardi di euro, con il Fondostrategico italiano (Fsi) per 500 milioni di euro. Il fondosovrano kuwaitiano, ha spiegato Nicoletti, "non fa investimentiveloci, preferisce procedere con maggiore sicurezza e l'Italiae' stata vista inizialmente con un punto interrogativo, sia perla crisi economica sia per le difficolta' burocratiche enormative". In realta' "essere riusciti a far entrare il Kianel Fondo strategico italiano (Fsi) e' stato un enorme successo- ha commentato l'ambasciatore -. Non solo, ma e' un modelloguardato e seguito da molti altri Stati". Un modello che premiale riforme del premier Matteo Renzi, ha proseguitol'ambasciatore, e ora e' il momento in cui devono partire gliinvestimenti. In ogni caso i rapporti bilaterali dei due Paesisono sempre stati "forti". "L'Italia ha costruito in Kuwaitnegli anni Settanta - ha ricordato Nicoletti -. Poil'intervento nel Golfo. Pero' la ricostruzione del Kuwait none' del tutto veramente partita come e' successo negli altriemirati". A essere forti, ha proseguito il diplomatico sonosoprattutto "i rapporti politici" tra i due Paesi. "Ora lanostra aeronautica militare e' schierata qui in Kuwait percombattere l'Isis. Mentre le truppe di terra sono nel Kurdistaniracheno". In tutto questo l'interscambio tra i due Paesi "e'poco meno di un miliardo di euro", ha detto Nicolettiauspicando di "riuscire a superare presto quella soglia". Ilproblema e' che il Kuwait non sembra essere terra di conquistaper imprese piccole e per investimenti 'mordi e fuggi'. "Qui laconcorrenza e' altissima - ha spiegato l'ambasciatore -. IlKuwait e' una monarchia trasparente, c'e' un Parlamento chepuo' bloccare i progetti. C'e' un centro nazionale che valutatutte le gare di appalto, i passaggi di auditing, ci sono lecommissioni parlamentari. Le leggi sono molto chiare e chi fail prezzo piu basso vince". In altre monarchie del Golfo alcontrario "basta trovare l'interlocutore vincente e si lavora".D'altro canto, inizia a farsi spazio in loro la coscienza "chehanno consegnato il Paese nelle mani degli asiatici e quindiora inizia a riaffacciarsi un maggiore interesse al mercatoeuropeo". Amanti del lusso "tra i migliori clienti di Harrods aLondra", primo paese importatore di auto e di yatchdall'Italia, il Kuwait ha accolto con grandissimo interesse lapartecipazione all'Expo milanese. Sara' il ministrodell'Informazione, ha anticipato Nicoletti, a venireall'inaugurazione del padiglione. E proprio l'Expo potrebberappresentare un volano di rilancio degli investimenti. Sempreche l'Italia, ha detto Nicoletti, riesca a riconquistarne lafiducia e a uscire dallo status di vigilato speciale.L'ambasciatore si e' soffermato a spiegare la storia delKuwait, diversa da quella degli altri emirati che sonoperlopiu' imprese familiari con meccanismi decisionali piu'rapidi. Il Kuwait ha una storia diversa: la famiglia Al Sabah,a cui appartiene l'attuale emiro al potere, e' stata scelta ericonfermata nel suo ruolo di comando nel 1991 (quando il paeseera occupato dall'Iraq e il governo in esilio a Gedda) ma hannodovuto promettere di istituire un Parlamento. Ed e' proprioquesto, ha aggiunto Nicoletti, "che fa del Kuwait l'unicademocrazia del Golfo, con un Parlamento elettivo che ha veripoteri di veto". Poi c'e' la liberta di stampa del Paese. "Aparte alcuni argomenti tabu' come Allah, il Profeta e l'Emiroqui si puo' parlare di tutto". E infine le donne, piu' libere eintraprendenti qui che in altri paesi dell'area. "Guidano,lavorano - ha concluso Nicoletti - e non sono obbligate aportare il cognome del marito". .