La piccola cittadina francese che vuole salvare la sua acqua dalla Nestlè

Nella nota città termale francese di Vittel è in atto un braccio di ferro che ricorda la lotta tra Davide e Golia: breve storia di uno scontro che sta mettendo nei guai la multinazionale svizzera

La piccola cittadina francese che vuole salvare la sua acqua dalla Nestlè
 (Afp)
  Vittel, Nestlè

Nella nota città termale francese di Vittel è in atto un braccio di ferro che ricorda la lotta tra Davide e Golia: la popolazione accusa la Nestlè Waters di sfruttamento eccessivo delle risorse idriche sotterranee con la complicità delle autorità locali.

In difesa dell'oro blu dei Vosgi, nella regione del Grande Est, inizialmente sotto la guida di un contadino in pensione, quattro mesi fa diverse associazioni ambientaliste e della società civile hanno dato vita al Collettivo 'Eau 88' ('Acqua 88') per bloccare la strada alla "politica di depredazione" del gigante svizzero dell'agroalimentare.

Simbolo della battaglia di 'Eau 88' è il mini arco di trionfo denominato la 'Porta del deserto', costruito lungo la strada tra Epinal e Vittel con centinaia di balle di fieno alle quali sono appesi cartelli con slogan di denuncia nei confronti della Nestlè, del resto principale datore di lavoro in zona.

Le accuse della cittadina alla multinazionale

In particolare il Collettivo accusa la multinazionale di prelevare acqua dalla falda acquifera del 'Grès du Trias infèrieur' (GTI), in situazione di deficit cronico dagli anni '70, con l'assenso delle istituzioni: "Dal 1990, grazie ad un'autorizzazione delle prefettura con validità trentennale, la Nestlè preleva nel GTI un milione di metri cubi d'acqua l'anno, imbottigliato con l'etichetta "Vittel buona fonte", venduto esclusivamente alla Germania" ha riferito Jean-Francois Fleck, presidente di 'Vosges nature environnement', membro del collettivo.

Un quantitativo che equivale al deficit annuo della stessa falda acquifera, il cui livello è diminuito di 10 metri negli ultimi 30 anni, mettendo a rischio l'approvvigionamento in acqua degli abitanti della stessa Vittel e della vicina località di Contrexèville. Per ovviare al rischio penuria idrica dei locali, la Commissione dell'acqua sta valutando la possibilità di costruire tubature lunghe 30 a 50 km per trasportare l'acqua da un'altra falda ubicata a 15 km da Vittel e farla arrivare nei rubinetti locali invece di rinegoziare a ribasso l'autorizzazione rilasciata alla Nestlè.

Da poco più di due settimane a Vittel è in corso una consultazione pubblica, sotto la supervisione di un garante della Commissione nazionale del dibattito pubblico, per interpellare la popolazione sulla soluzione proposta dalle autorità. Tra gli argomenti contrari c'è il costo dell'operazione - tra 20 e 30 milioni di euro per un periodo di 30 anni - il suo impatto ambientale e sui consumatori, in termini di costi e qualità del servizio.

Con buona pace della Nestlè Waters che promette di assumersi il fardello economico del progetto. Il quotidiano comunista 'L'Humanitè' ha dato risonanza alla protesta cittadina in atto a Vittel, denunciando un caso clamoroso di "appropriazione indebita e privatizzazione di un bene comune: l'acqua", con la Nestlè che "preleva senza vergogna la falda freatica locale a rischio esaurimento".

La storia della Nestlè e l'abuso delle acque di Vittel

La Nestlè opera nella regione centro orientale dei Vosgi dagli anni '70, quando si è associata alla locale Società di acque di Vittel, che vendeva i marchi Hèpar e Contrex. All'epoca i volumi prelevati erano già troppo alti - con un deficit di 2,5 milioni di metri cubi l'anno sin dal 1975 - per una fonte cosi' isolata che si rigenera ad un ritmo più lento rispetto alla media.

Nel 1992 la Nestlè si è poi comprata la società locale, aumentando la quantità di bottiglie prodotte e licenziando allegramente, facendo passare il numero di dipendenti da 4500 nel 1975 a meno di mille oggi. Le autorità locali hanno optato per una linea di mantenimento dei posti di lavoro, di difesa degli interessi degli industriali e dell'economia locale, scendendo a compromessi irreversibili per la materia prima e l'ambiente: nel corso degli anni la Nestlè è stata autorizzata a prelevare sempre più acqua e a moltiplicare i prelievi in altre falde acquifere.

Politiche paradossali che lo scorso ottobre hanno costretto la multinazionale ad interrompere l'imbottigliamento per quattro giorni a causa di un eccedente produttivo accumulato dall'estate. Alzata di scudi dei sindacati dopo che la Nestlè ha imposto giorni di ferie ai propri dipendenti, una misura salariale poi bloccata da un'ordinanza di giustizia.



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