Storia di Nice, che ha cambiato il rito Maasai sulle mutilazioni genitali femminili

Nice Nailantei Leng’ete è una donna Maasai di 28 anni che si è battuta contro una terribile tradizione del suo villaggio, cambiando la vita e il destino di migliaia di ragazze dopo di lei

Storia di Nice, che ha cambiato il rito Maasai sulle mutilazioni genitali femminili

Una giornata contro. La battaglia di una vita. Il 6 febbraio nel mondo si celebra la giornata contro le mutilazioni genitali. Una donna Maasai, Nice Nailantei Leng’ete lotta da una vita, da quando ha 9 anni, oggi 28enne, per restituire dignità alle bambine africane. “Una lotta contro l’indifferenza”, come le dice. Nice, operatrice di Amref Health Africa, è nata in una tribù di pastori ed è cresciuta in un villaggio rurale ai piedi del monte Kilimangiaro. All’età di 9 anni è fuggita, ha detto no con coraggio alla zia che voleva sottoporla alla mutilazione genitale, come è da tradizione nel popolo Maasai. Ha il volto gentile, e il sorriso sempre pronto, ma la fierezza del suo popolo traspare dalla fermezza con cui porta avanti la sua lotta, perché tutte le bambine e le ragazze africane possano diventare donne senza inutili sofferenze.

Nel mondo almeno 200 milioni di donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali, e  44 milioni di loro hanno meno di 14 anni. Si tratta di un fenomeno diffuso principalmente in Africa, ma che coinvolge anche Asia e Europa. Sono 29 i paesi africani dove le giovani donne subiscono queste pratiche. In alcuni stati del Corno d’Africa, Gibuti, Somalia ed Eritrea, ma anche in Egitto e Guinea l’incidenza del fenomeno rimane altissima, toccando il 90% della popolazione femminile. Le mutilazioni vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni, ma in alcuni paesi anche a bambine con meno di un anno di vita come nel 44% dei casi in Eritrea e nel 29% dei casi in Mali.

Il rito della mutilazione in Kenya, paese di Nice, riguarda le bambine tra i 9 e i 12 anni e segna il passaggio dalla pubertà all’età adulta. Il momento nel quale la giovane donna può essere data in sposa, promessa a qualcuno che lei non conosce, spesso un adulto che potrebbe essere suo padre. Nice ha detto no a tutto questo, ha lottato giorno dopo giorno, tutti i giorni, per far capire al suo popolo la barbarie di questa pratica che toglie ogni dignità e ogni speranza alle giovani ragazze Maasai.  Non ha smesso un momento finché non è riuscita a introdurre nella sua comunità un rito alternativo, che conserva la tradizione, ma bandisce la mutilazione. Un rito accettato dagli anziani e dai Moran, i giovani guerrieri Maasai. 

La prima volta ho incontrato Nice proprio durante un rito alternativo, non molto lontano dal suo villaggio. E con lei c’erano 200 bambine e ragazze che si apprestavo a diventare donne celebrando una festa, e non assecondando una barbarie. Il rito alternativo si svolge nell’arco di tre giorni nel periodo di chiusura delle scuole. Le bambine, tra i 9 e i 12 anni, durante queste giornate partecipano a incontri di educazione sessuale e sanitaria: parlano e si confronto intorno ai temi della sessualità e della salute femminile.

La sera, prima della giornata conclusiva del rito, si svolge una cerimonia durante la quale le bambine condividono quanto hanno appreso durante gli incontri. C’è anche l’accensione di una candela che rappresenta la luce dell’educazione e sono le donne più anziane a passare la fiamma alle più giovani. Alla fine la luce viene spenta per rappresentare la vittoria sulla brutalità. Ma alle giovani vengono anche mostrati dei filmati sulle mutilazioni genitali. Io non sono riuscito a guardarli.

Il giorno seguente, all’interno di una manyatta, insediamento tipico Masai, gli anziani del villaggio aspettano le bambine vestite con i loro abiti tradizionali coloratissimi. Al loro ingresso, vengono benedette dagli anziani con il latte contenuto in una zucca vuota. Poi la festa continua con canti tradizionali e un piccolo spettacolo teatrale contro le mutilazioni.

Un rito che ha salvato più di 15 mila bambine. Giovani donne che hanno potuto inseguire un sogno, che non sono state costrette ad abbandonare la scuola perché destinate al matrimonio.

Nice continua la sua lotta in Kenya, ma è anche diventata ambasciatrice nel mondo contro queste brutali pratiche. Ieri era a Milano, oggi a Bruxelles, nei prossimi giorni sarà a Roma. Nel 2018 il settimanale americano Time l’ha inserita tra le 100 persone più influenti al mondo. Ma la cosa più importante è che Nice è riuscita a scalfire una tradizione, una cultura ancestrale, ad essere rispettata dagli uomini del suo popolo, tanto che i giovani guerrieri Moran le hanno donato il bastone del comando.



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