Violenza sessuale, è Bill Cosby il primo condannato illustre dell'era #MeToo

L'attore americano era stato denunciato da Andrea Constand ed è stato condannato da un tribunale della Pennsylvania: rischia 30 anni di carcere. Articoli del Post, Il Messaggero e La Repubblica

Violenza sessuale, è Bill Cosby il primo condannato illustre dell'era #MeToo
 Afp
 Bill Cosby

Bill Cosby è stato dichiarato colpevole di violenza sessuale (i giudici parlano di 'aggressione indecente'), che l'attore americano ha compiuto nei confronti di Andrea Constand, ex dipendente della Temple University, nel 2004. Lo ha deciso una giuria popolare della Pennsylvania, al termine di tre settimane di processo e 14 ore di camera di consiglio. Cosby, 80 anni, che potrebbe vedersi inflitta una pena fino a 30 anni di carcere, rischia dunque di trascorrere il resto della propria vita dietro le sbarre (per tre diversi reati).


L'attore era stato denunciato dalla donna, che lo aveva accusato di averla drogata e violentata. La vittima fu ospite di Cosby nella sua casa a Cheltenham, alle porte di Philadelphia, una sera del gennaio 2004: lui le offrì vino e la costrinse, secondo una deposizione giurata, a ingerire tre pillole blu. Subito dopo, lei divenne incapace di intendere e Cosby la portò su un divano, posizionandosi alle sue spalle e la molestò sessualmente in maniera molto pesante. La vittima non era consenziente a nessuno di questi atti, ha raccontato che era incapace di muoversi o parlare e che si sentiva 'gelata' e 'paralizzata', ha spiegato la procura.


Prima di quella serata, Cosby aveva già tentato avances sessuali nei confronti della donna in due occasioni. La sentenza che condanna la star televisiva per violenza sessuale è la prima dell'era #MeToo, il movimento nato sull'onda del caso Weinstein, il produttore cinematografico accusato di aver sottoposto a abusi sessuali diverse attrici. "Finalmente si può affermare che alle donne si crede", ha affermato la legale della Constand, mentre per la difesa di Cosby, che ha annunciato il ricorso in appello, "la battaglia non è ancora finita".

Per la procura "èstata fatta giustizia", giudicando colpevole "un uomo ricco e potente che era sfuggito per troppo tempo a questo momento".

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