Le milizie di Haftar hanno chiuso alcuni porti petroliferi in Libia

La Noc, la compagnia energetica nazionale libica, ha espresso una dura condanna. Le tribù vicine al maresciallo parlano di una "decisione del popolo" e minacciano lo stop anche alle pipeline di Mellitah, Brega e Misurata

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ABDULLAH DOMA / AFP
 Milizie fedeli a Khalifa Haftar

La Noc, la compagnia energetica nazionale libica, ha espresso forte condanna per l'ordine, impartito dalle forze vicine al maresciallo Khalifa Haftar, di bloccare i porti petroliferi del Paese nell'imminenza della Conferenza di Berlino di domani. "La chiusura dei giacimenti e dei terminali è una decisione prettamente popolare. È il popolo che l'ha decisa" aveva detto ieri sera un portavoce delle forze tribali pro-Haftar, Ahmad al-Mismari, parlando all'emittente televisiva al-Hadath. I seguaci di Haftar hanno invocato anche un "immediato" blocco delle pipeline di Mellitah, Brega e Misrata.

Il capo della tribù orientale degli Zouaya ha detto all'AFP che il blocco delle esportazioni avrebbe "prosciugato le fonti di finanziamento del terrorismo attraverso i proventi del petrolio". Il presidente della Noc Moustafa Sanalla ha detto che il settore del petrolio e del gas è "vitale" per l'economia libica, in quanto "unica fonte di reddito per il popolo libico".

"Il petrolio e gli impianti petroliferi appartengono al popolo libico. Non sono carte da giocare per risolvere questioni politiche", ha aggiunto. "La chiusura delle esportazioni e della produzione di petrolio avrà conseguenze di vasta portata e prevedibili".

Dopo che la Turchia ha dispiegato truppe a sostegno del Gna, riconosciuto dalle Nazioni Unite, le tribù vicine ad Haftar hanno minacciato di chiudere la "mezzaluna del petrolio" - una serie di centri di esportazione lungo la costa nord-orientale della Libia sotto il controllo di Haftar dal 2016. Le sue truppe si sono anche mobilitate per bloccare qualsiasi contrattacco alla mezzaluna del petrolio, il condotto per la maggior parte delle esportazioni libiche di greggio.  

La compagnia National Oil Corporation è stata quindi costretta a dichiarare la "forza maggiore" dopo che la LNA ha bloccato le esportazioni di petrolio da Brega, Ras Lanuf, Hariga, Zueitina e Sidra".

"Il Comando generale dell'LNA e la Guardia delle strutture petrolifere delle regioni centrali e orientali hanno incaricato i dirigenti di Sirte Oil Company, Harouge Oil Operations, Waha Oil Company, Zueitina Oil Company e Arab Gulf Oil Company (AGOCO), filiali della National Oil Corporation, di bloccare le esportazioni di petrolio dai porti di Brega, Ras Lanuf, Hariga, Zueitina e Sidra. Le istruzioni di blocco sono state date dal maggiore generale Nagi al-Moghrabi, il comandante della PFG nominato dall'LNA, e dal colonnello Ali al-Jilani della sala operativa della Greater Sirte dell'LNA", spiega la Noc, "ciò comporterà una perdita di produzione di greggio di 800.000 barili al giorno e perdite finanziarie giornaliere di circa 55 milioni di dollari al giorno".



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