I media sono troppo duri con Trump. Parola di Jimmy Carter

Secondo l'ex inquilino della Casa Bianca, la stampa non ha mai trattato così male un presidente Usa

jimmy carter intervista trump new york times

Il presidente Donald Trump potrebbe aver trovato un inedito alleato nel club degli ex inquilini della Casa Bianca. "I media sono stati duri con Trump più che con ogni altro presidente. Si sentono liberi di dire che è mentalmente squilibrato e tutto il resto, senza alcuna esitazione", ha attaccato l'ex presidente democratico 93enne, in un'intervista al New York Times.

"Gli Usa non saranno mai più l'attore dominante"

Per Carter, Trump non è l'unico da biasimare perché l'immagine dell'America nel mondo è danneggiata. "Lui può aver esacerbato la situazione ma il problema è precedente. Gli Stati Uniti sono stati l'attore dominante nel mondo: ora non lo sono più e non lo saremo più - ha affermato - la Russia sta tornando mentre l'India e la Cina stanno andando avanti".

L'ex presidente ha anche gettato acqua sul fuoco del Russiagate​, ovvero sui sospetti che Mosca possa aver aiutato l'elezione di Trump, sui chi stanno indagando Fbi e Congresso. "Non penso che vi siano prove del fatto che i russi siano riusciti a spostare voti a sufficienza, o semplicemente a spostare voti", ha detto, ricordando che lui e sua moglie Rosalynn hanno sostenuto il senatore democratico del Vermont, Bernie Sanders, e non Hillary Clinton, alle presidenziali.

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"Obama ha sbagliato in politica estera"

Carter ha dunque criticato l'ex presidente Barack Obama per la sua politica estera. "Si è rifiutato di parlare di più con la Corea del Nord", ha osservato, contestandogli anche i raid con i droni nello Yemen. Obama "ha fatto delle bellissime affermazioni, secondo me, non appena entrato in carica ma poi le ha rinnegate", ha rincarato Carter, riferendosi al Medio Oriente. Carter si è dunque schierato con Trump anche su questioni di politica interna. Ha contestato i giocatori di football che si inginocchiano in campo durante l'inno nazionale in segno di protesta contro il razzismo. "Penso che dovrebbero trovare un modo diverso per protestare, preferirei vedere i giocatori in piedi durante l'inno nazionale". 



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