Nuovo allarme rosso per gli incendi in Australia

Mentre divampa ancora un centinaio di focolai, la tregua climatica di Natale è destinata a lasciare posto a una nuova ondata di caldo che, insieme ai forti venti secchi, rischia di peggiorare ulteriormente la situazione

incendi australia

Temperature oltre i 40 gradi, con picchi fino a 45, bassi livelli di umidità, venti secchi che soffiano con forza da ovest e nord-ovest rischiano di accendere nuovi incendi in tre regioni australiane, da settimane alle prese con l'emergenza ambientale. A lanciare l'allerta rossa, per la seconda volta nel mese di dicembre, sono le autorità dei tre Stati più colpiti del New South Wales, South Australia e Victoria, confermando il deteriorarsi delle condizioni meteo da oggi e per i prossimi giorni.

Più di 1300 vigili del fuoco e centinaia di volontari sono impegnati in una corsa contro il tempo per spegnere un centinaio di focolai, il più esteso ad ovest di Sydney, prima che altri scoppino. La tregua di Natale, con temperature più basse, ha solo consentito di contenere decine di incendi, in una settimana particolarmente devastante, con due vigili volontari uccisi e 100 case distrutte.

"È una sfida per tutti i pompieri, un lavoro davvero difficile tenuto conto della vastità degli incendi" ha dichiarato il responsabile del servizio anti incendi del New South Wales (Nsw), Shane Fitzsimmons, precisando che le situazioni più complesse riguardano le Blue Mountains e la South Coast, dove vengono inserite linee di contenimento e controllo delle fiamme con strumenti manuali e macchinari.

Il governo federale del Nsw ha esteso il pagamento delle risarcimento ai residenti di un maggior numero aree dello Stato, versando 1000 dollari per gli adulti e 400 per ogni bambino pesantemente colpiti dagli incendi. E da oggi nel South Australia è in vigore il codice rosso che fornisce aiuti aggiuntivi ai senzatetto. "Mantenere in sicurezza e in salute il sud australiano maggiormente vulnerabile è la nostra priorità per i prossimi giorni di caldo rovente" ha annunciato il ministro per i Servizi umanitari, Michelle Lensink, in attesa della pioggia attesa per Capodanno.

Ai cittadini viene chiesta la massima prudenza prima di mettersi in viaggio per le vacanze di fine anno, controllando lo stato delle autostrade, oltre ad evitare di passeggiare e andare in bici nei parchi e foreste. Secondo il Sydney Morning Herald, gli estesi incendi a sud-ovest di Sydney sta ora minacciando l'approvvigionamento idrico della capitale.

Da settembre almeno 9 persone sono morte negli incendi e migliaia di abitazioni sono state distrutte, alimentando crescenti critiche nei confronti del governo per le sue carenti risposte alla crisi e per il mancato riconoscimento dell'impatto dei cambiamenti climatici.

Polemica sul governo

Le accuse si concentrano essenzialmente sul premier conservatore Scott Morrison, finito su un murales apparso nelle scorse ore a Chippendale, sobborgo di Sydney. In chiave ironica l'artista Scott Marsh ha disegnato Morrison sorridente, in camicia floreale, cappello di Babbo Natale, cocktail esotico in mano, alte fiamme rosse alle sue spalle, che augura a tutti "Merry Crisis!!". L'opera è un riferimento divertito e critico alla decisione del premier di partire in vacanza alle Hawaii con la famiglia nonostante l'emergenza incendi, salvo poi interromperla per tornare in patria, scusandosi.

Ma soli tre giorni dopo che l'artista aveva ultimato il murales, è stato ricoperto da uno strato di vernice grigia. Nel frattempo l'illustrazione del murales è stata stampata su t-shirt e poster, dalla cui vendita sono già stati ricavati 15 mila dollari destinati ai colpiti. A scatenarsi sulla parete decine di cittadini australiani che hanno scritto commenti piccati, facendo sentire il loro malcontento per la politica del premier e del suo governo, chiedendo aiuti urgenti contro i cambiamenti climatici e in difesa dell'ambiente.

Intanto il prezzo di vendita dell'acciaio australiano ha toccato il livello più basso dell'ultimo decennio, come conseguenza diretta del calo della richiesta in Europa e Stati Uniti e dei dazi in Cina. Il carbone termico, che viene bruciato per produrre elettricità, è venduto circa 66,20 dollari Usa contro 100,73 nel 2018. Nonostante il mercato dell'export in costante declino, nei giorni scorsi Morrison si è rifiutato di ridurre le attività dei principali impianti, responsabili di alti livelli di inquinamento oltre che particolarmente pericolosi in caso di incendi in corso.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it