La guerra senza fine tra gli Stati Uniti e Huawei

La decisione dell'Ue di non precludere alla tecnologia cinese lo sviluppo delle reti 5G non mette la parola fine all'aspro confronto tra Washington e il colosso tecnologico. Abbiamo intervistato il presidente di Huawei Italia, Luigi De Vecchis

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Flavio Lo Scalzo / AGF
Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia

La decisione del'Ue di non escludere la Cina dalla creazione delle reti 5G in Europa e di fissare il perimetro entro cui le aziende dovranno muoversi non metterà la parola fine all'offensiva statunitense contro Huawei.

Ne è convinto Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia, che commenta con AGI l'approvazione del pacchetto di strumenti per affrontare i rischi di sicurezza connessi al lancio delle reti di quinta generazione. "È la prima mossa ragionevole cui assisto da quando seguo questa vicenda" dice De Vecchis all'AGI, "dopo aver sentito e le cose più disparate e strane venire dalle fonti meno competenti, finalmente si pone il tema della sicurezza globale".

Per spiegare la situazione, De Vecchis ricorre a una metafora che gli è casa: "È come se" dice, "per i timori legati a un bullone, si fosse rinunciato a produrre l'intera automobile".

Il bullone è Huawei? Paragone impietoso per un colosso di queste proporzioni

Non abbiamo mai avuto alcun problema con nessun operatore nel mondo. Poi è venuto l'attacco americano a una piccola azienda che è soprattutto un attacco a chi ha maturato un vantaggio competitivo e tecnologico che rispetto agli Stati Uniti

Anche 'piccola azienda' è una definizione discutibile, ma perché gli americani ce l'hanno tanto con voi?

Negli anni 2000 gli Usa hanno fatto delle scelte strategiche sulle tecnologia che gli hanno fatto perdere grip sul mercato. La Cina ha capito che nel settore del 5G era importante entrare con una propria tecnologia e oggi Huawei investe in ricerca più della somma di quanto investono i nostri competitor sul mercato.  I cinesi sono diversi da noi, ma l'ultima cosa che farebbero è un torto a un Paese che di fatto è loro cliente. Quello che ha pesato in tutta questa è sempre stato un latente pregiudizio alimentato dalla capacità di comunicazione di Trump che, secondo me, ha creato più scompiglio di quanto forse volesse generare

Quanto sono indietro gli Stati Uniti rispetto alla Cina sul 5G?

Gli Usa hanno perso il treno del 5G e non c'è una azienda americana che può realizzare da sola una rete. Se gli americani disponessero di una tecnologia 5G realmente competitiva, questo riequilibrerebbe quello scompenso che c'è in quel Paese tra gli operatori e gli 'over the top' che si sono di fatto sostituiti ai gestori di tlc nella creazione di servizi. Quegli stessi servizi che oggi hanno reso ricchissime le aziende americane. Non c'è una valutazione in termini di ritardo, ma, in base alla mia esperienza nel settore, direi almeno cinque anni

E l'Europa come è messa? Può rendersi indipendente dalla tecnologia americana e da quella cinese?

Non credo che l'Europa possa colmare il gap tecnologico con Cina e Usa, ma deve prendere il meglio da entrambi. I singoli Paesi hanno reagito a una pressione esercitata contro Huawei da parte del governo americano e l'Ue con il toolbox che definisce una serie di criteri ha assunto un approccio globale che è quello giusto

Ossia?

Pensare a agire come un organismo unico, con un nemico comune

Che sarebbe?

Penso agli hacker come a una nuova forma di terrorismo. Operatori e produttori lavoriamo da anni insieme e abbiamo l'obiettivo di rendere sempre più performanti e sicure le reti. Quando un operatore mette in piedi una rete e sa gestire l'uso di più fornitori, l'acceso fraudolento ai dati è irrisorio. Se però non si lavora insieme... Di questo limite i tecnici, di qualunque azienda e di qualunque Paese, sono ben consapevoli

Quindi c'è uno scollamento tra gli esperti e i decisori politici

Sì, ed emerge chiaramente nei comitati di standardizzazione dove c'è un disallineamento tra le competenze della parte tecnica e le preoccupazioni della parte politica. È evidente che non c'è sufficiente colloquio al loro interno.

La decisione dell'Ue sembra un passo verso la soluzione di questa discrasia

L'Ue si sta comportando da partner ragionevole, ma bisogna tenere conto del fatto che le reti 5G sono un fattore abilitante per la trasformazione digitale che passa anche attraverso altri strumenti: l'Internet delle cose, l'intelligenza artificiale,, il cloud computing... In un  panorama cibernetico così ampio concentrarsi solo sulla rete significa non fare bene il proprio dovere. Serve un progetto globale di difesa contri chiunque abbia intenzioni malevole. Ma almeno questo passo è servito a sancire che c'è un problema di vulnerabilità delle tecnologie a prescindere dal Paese di origine di quelle tecnologie.

Huawei soddisfa già i criteri stabiliti dall'Ue?

Sì. Ma, come  nostri competitors, riteniamo che il lavoro non sia finito e che serva la collaborazione di tutti 

Quando sarà realmente operativa la rete 5G in Italia?

Per avere una copertura capillare bisognerà mettere decine di migliaia di antenne. Gli operatori stanno trovando tra loro delle soluzioni per semplificare le cose, ma non credo che ci vorrà meno tempo di quanto ne è stato necessario per mettere in campo le reti di generazioni precedenti. Non mi aspetto da qui a un anno ci sia la copertura totale del Paese.​



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