Hong Kong ha messo in crisi il rapporto tra Cina e Germania

L'oggetto della discordia è rappresentato dall'aver ospitato Joshua Wong uno dei leader delle proteste del territorio autonomo nei confronti di Pechino

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EMMANUELE CONTINI / NURPHOTO
 Joshua Wang

La battaglia di Hong Kong si estende al di fuori dei 'confini' dell'ex colonia britannica e coinvolge la Germania. Pechino ha convocato l'ambasciatore tedesco, Clemens von Goetze, per protestare formalmente per l'incontro a Berlino del ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, con l'attivista pro-democratico Joshua Wong, uno dei volti-simbolo della protesta nella Città-Stato.

L'ambasciatore cinese a Berlino, Wu Ken, ha sottolineato "quanto grande sia la delusione da parte cinese" per le azioni tedesche: "Protestiamo con forza, questo incidente avrà un impatto molto negativo sulle relazioni bilaterali", ha aggiunto. Già ieri, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, aveva espresso "estrema insoddisfazione e risoluta opposizione" all'incontro, definito "irrispettoso". Affidarsi agli stranieri o parlare e agire per dividere il Paese, ha avvertito, sono tentativi "destinati a fallire".

Wong, volato in Europa nella giornata di lunedì dopo esser stato rilasciato da una breve detenzione, e atteso venerdì negli Usa. L'attivista è alla ricerca del sostegno internazionale a favore della lotta dei manifestanti di Hong Kong. "L'aria di libertà che respiro qui, invece dell'odore irritante dei lacrimogeni, mi ricorda quanto sia importante condividere i pensieri delle persone che partecipano alle proteste proprio ora", ha affermato nella capitale tedesca, chiedendo al governo di interrompere l'esportazione di armi e attrezzature antisommossa da destinare alla polizia dell'ex colonia britannica, da oltre mesi scossa da violenti proteste.

"Hong Kong è la nuova Berlino in una nuova guerra fredda", ha ribadito l'attivista, respingendo le accuse di separatismo: "Vogliamo solo eleggere il nostro governo. Continueremo la nostra battaglia fino al giorno in cui non raggiungeremo la democrazia", ha proseguito il segretario generale del partito di ispirazione pro-democratica Demosisto, ricordando che le libere elezioni rientravano nell'accordo con il quale nel 1997 l'ex colonia tornò alla Cina.

"Non stiamo cercando alcuna interferenza straniera nel processo di Hong Kong, ma è un obbligo per il mondo libero sostenerne la democratizzazione", ha puntualizzato. Wong ha anche espresso apprezzamento per la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che la settimana scorsa ha mostrato preoccupazione per la situazione a Hong Kong durante l'incontro a Pechino con il primo ministro cinese, Li Keqiang.

"Auspichiamo che in futuro l'Unione europea, quando farà negoziati commerciali con la Cina, includa anche i diritti umani". La Merkel oggi è tornata a parlare di Hong Kong, ricordando davanti al Bundestag che per Berlino "il rispetto dei diritti umani e' imprescindibile", ribadendo al contempo il sostegno al principio "un Paese, due sistemi". 



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