Hezbollah lancia il videogioco dove si combatte l'Isis

Il 'partito di Dio' libanese conferma di saperci fare col marketing

Hezbollah lancia il videogioco dove si combatte l'Isis

Le attività auto promozionali e di marketing di Hezbollah in questi anni si sono fatte sempre più sofisticate. Lo si vede recandosi anzitutto a Mleeta, un'ottantina di chilometri a sud est di Beirut, nel governatorato di Nabatiyeh: è qui che sul Jabal Amil, il monte Amil, sorge il "Museo della resistenza", costruito proprio sulle alture da cui i combattenti di Hezbollah guidarono la guerriglia contro le truppe israeliane nella metà degli anni '80, e poi nei primi anni del nuovo millennio. 

Nel museo di Mleeta

Il museo di Mleeta celebra pomposamente le operazioni del Partito di Dio, tra riproduzioni di carri armati israeliani abbattuti, equipaggiamenti militari israeliani (reali) sottratti al nemico, bunker, punti vendita con dvd, cd e gadget di ogni tipo, e una sala multimediale, in cui al visitatore viene raccontato, con immagini d'archivio e una solenne voce narrante, il conflitto che va avanti da più di trenta anni. Oppure, lo si vede semplicemente andando su Youtube: sono tantissimi i video che celebrano le operazioni militari di Hezbollah, sia quelle contro le truppe israeliane che quelle in Siria, corredate da musiche trionfali, effetti speciali, toni millenaristici. Su Youtube si trovano anche i concerti di Julia Boutros, celebre cantante libanese di confessione cristiano maronita, che alle campagne militari del movimento sciita ha dedicato canzoni come "Moqawem" (resistenza) e Ahibahii ("I mei amati", adattamento di una lettera che il segretario generale di Hezbollah, Nasrallah, scrisse ai miliziani al fronte).

Hezbollah lancia il videogioco dove si combatte l'Isis
 Un libanese gioca a 'Holy Defense'

L'obiettivo? "Combattere la violenza"

La nuova frontiera, però, sembra essere quella dei videogame: mercoledì scorso l'Unità di comunicazione e informatica del Partito di Dio ha lanciato sul mercato "Holy Defense: defending the Homeland and the Sanctities", compatibile con i sistemi Windows, acquistabile in due punti vendita nei quartieri meridionali di Beirut per cinque dollari e presto disponibile in tutto il Paese. Uno "sparatutto" in prima persona, in cui il protagonista non si chiama Peter o John - come nei celebri videogame di guerra americani, come Call of Duty o Delta Force - ma Ahmed. "Non è solo un gioco", si legge nella pomposa descrizione sul retro del CD, "ma uno strumento per combattere la cultura violenta che invade i nostri mercati, priva di sentimento e di senso di appartenenza". Di violenza, tuttavia, ce n'è abbastanza, così come nei videogiochi americani citati.

"Il nostro videogame è diverso, perché è basato su battaglie reali", spiega a Middle East Eye, Hassan Allam, lo sviluppatore di Holy Defense, le cui ambientazioni sono state riprodotte partendo da fotografie scattate durante le azioni militari di Hezbollah in Siria. Per sviluppare il gioco ci sono voluti due anni, di cui 6 mesi di ricerca. "Dobbiamo usare la tecnologia per influenzare le menti dei giovani (il gioco è indirizzato ai maggiori di 16 anni, ndr), e c'è bisogno di riscrivere la narrazione sul dove, sul perché e sul come la Resistenza è entrata in Siria", ha commentato, durante la presentazione ufficiale del gioco, il ministro libanese dello sport e delle politiche giovanili Mohammad Fneish, esponente di Hezbollah.

Hezbollah lancia il videogioco dove si combatte l'Isis
 Un cartellone reclamizza 'Holy Defense'

Come si svolge il gioco

Scaricarlo online potrebbe essere complicato, visto che le sanzioni americane nei confronti del network finanziario e digitale di Hezbollah sono aumentate negli ultimi mesi. Di sicuro, sarà più difficile di prima: sì, perché Holy Defense non è il primo videogame rilasciato da Hezbollah. Nel 2000 uscì "Quds kid", seguito da "Special Force I e II", lanciati sul mercato dopo il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Libano e dopo la guerra con Israele del 2006. Non esistono stime sulle loro vendite.

"Il videogioco è stato prodotto nella consapevolezza che questo settore è controllato dalle compagnie americane, che hanno sempre lanciato videogames che esaltano l'eroismo statunitense", spiega al Daily Star Hussein Rahal, a capo della Cyber and Media Unit di Hezbollah. Il videogame inizia con il protagonista Ahmad, in abiti civili e con accento libanese, che si reca al Santuario di Sayida Zeinab, dedicato alla nipote di del Profeta Muhammad, meta di pellegrinaggio per i musulmani sciiti, non lontano da Damasco. Il sito è stato oggetto di diversi attacchi da parte dell'Isis e di miliziani di Al Qaeda, e nella retorica militante di Hezbollah esso rappresenta il motivo per cui i miliziani sciiti hanno deciso di intervenire a sostegno del regime siriano. Pochi minuti dopo l'inizio del gioco, il Santuario viene attaccato da imprecisate formazioni ribelli, ed è in quel momento che inizia l'azione, con il protagonista che si trasforma in soldato.

Il viaggio di Ahmad poi prosegue all'avanzare dei livelli del gioco: al Hujeira (vicino al Santuario), Quseir (dove Hezbollah nel 2013 ha combattuto la prima battaglia chiave dal proprio ingresso in Siria), Qalamoun, tutti luoghi in cui il Partito di Dio ha mandato dei battaglioni in questi anni. Nelle fasi finali del videogame, Ahmad deve invece uccidere l'uomo sospettato di aver organizzato un doppio attentato suicida (realmente accaduto) a Dahye, il sobborgo meridionale di Beirut, in cui nel novembre 2015 rimasero uccise 46 persone. Si tratta di una licenza ludica, visto che il vero sospettato, Abdel Salam Abdel Razzak Al Hindawi, nella realtà sarebbe stato ucciso in Siria poche settimane dopo l'attentato. Il videogioco termina con la battaglia di Ras Baalbek, in Libano, non lontano dal confine siriano, dove lo scorso anno Hezbollah e l'Esercito libanese - nel videogioco la bandiera gialla del Partito di Dio e quella libanese sventolano una accanto all'altra - hanno combattuto alcune battaglie contro una enclave dell'Isis.



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