Otto italiani tra le 157 vittime del Boeing 737 caduto in Etiopia

Nessun superstite, ancora da accertare le cause dell'incidente. L'aeromobile era nuovo, ma dopo il decollo il pilota avrebbe chiesto di tornare indietro. Le autorità etiopi hanno diffuso i nomi delle vittime di origine italiana 

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(MICHAEL TEWELDE - AFP)
Incidente aereo in Etiopia 

Aggiornato alle ore 22.20 del 10 marzo 2019.

Un Boeing 737 della Ethiopian Airlines con 157 persone a bordo si è schiantato sei minuti dopo il decollo da Addis Abeba e non ci sono superstiti. Fra le vittime, di 33 nazionalità diverse, ci sono anche otto italiani. L'incidente è avvenuto questa mattina alle 8,44 locali: l'aereo era decollato alle 8,38 dall'aeroporto di Bole diretto a Nairobi, in Kenya, ed è precipitato 62 chilometri a sud-ovest dalla capitale etiopica, vicino alla città di Bishoftu. 

Ancora nessuna indicazione sulla causa dello schianto, ma il pilota avrebbe chiesto il permesso per tornare indietro. Dopo il decollo il velivolo aveva "una velocità verticale instabile", ha riferito il sito Flightradar24. Si tratta della velocità ascensionale dell'aereo che indica quanta quota si guadagna fase di cabrata. 

A bordo del Boeing 737-800 MAX c'erano otto membri dell'equipaggio e 149 passeggeri. Tra di loro 32 keniani e 17 etiopi, otto cinesi, sette britannici, un belga e, come detto, otto italiani. Diversi di loro erano di una Ong del bergamasco. Per domani a Nairobi è in programma la quarta assemblea Onu sull'ambiente ed è possibile che sul volo fossero presenti delegati di molti Paesi stranieri. 

Le vittime italiane presenti a bordo 

Volontari, funzionari dell'Onu, figure politiche provenienti dal mondo della cultura. Si delinea, con il passare delle ore dallo schianto dell'aereo diretto in Kenya e precipitato in Etiopia, il quadro relativo alle vittime italiane dell'incidente. Delle otto vittime, finora si ha la certezza di sette nomi

A bordo del volo si trovava Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, e assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia. Tusa - che è stato anche Sovrintendente del Mare della Regione - era diretto in Kenya, per un progetto dell'Unesco. Nel 2018 era stato chiamato a ricoprire l'incarico di assessore regionale ai Beni culturali, al posto del critico d'arte Vittorio Sgarbi.

Il mondo delle ong piange almeno quattro vittime, tra cui Paolo Dieci, presidente di Link 2007, associazione di coordinamento consortile che raggruppa alcune tra le più importanti Organizzazioni non governative italiane. Appartenevano alla onlus Africa Tremila, invece, associazione di Bergamo, Matteo Ravasio, commercialista e tesoriere della città lombarda, Carlo Spini e la moglie Gabriella Vigiani che risiedono ad Arezzo. Africa Tremila è un'associazione di volontari che opera nei Paesi in via di Sviluppo realizzando programmi umanitari a breve e medio termine.

Dieci risiedeva a Roma, da cui proviene anche una trentenne che si trovava a bordo del volo, la ragazza, che lavorava al World Food Programme dell'Onu, si stava recando a Nairobi dove avrebbe partecipato alla conferenza sul clima organizzato dalle Nazioni Unite. 

La 30enne romana deceduta nello schianto del Boeing in Etiopia si chiamava Maria Pilar Buzzetti. Da giovanissima si occupava di cooperazione e da anni lavorava al World Food Programme dell'Onu. Non era sposata e non aveva figli. Oltre al lavoro, coltivava molte passioni, fra cui quello dello Yoga aereo.

Fra le vittime italiane del Boeing c'è anche un'altra ragazza romana che lavorava al World Food Programme. Si tratta di Virginia Chimenti, funzionaria consulente del Budget officer del WFP dell'Onu. Era laureata all'Università Bocconi. Infine, sul volo viaggiava Rosemary Mumbi.

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Afp
Un Boeing 737-800 della Ethiopian Airlines

Il premier etiopico, Abiy Ahmed, ha inviato "le più profonde condoglianze a quanti hanno perso perso propri cari" sul volo ET 302. L'amministratore delegato della Ethiopian, si è recato sul posto e una foto pubblicata su Twitter lo ritrae tra i rottami del velivolo.

L'aereo era nuovissimo operativo da appena quattro mesi. Uno stesso modello Boeing 737-800 MAX della Lion Air era precipitato in mare cinque mesi fa con 190 persone a bordo al largo delle coste indonesiane.

La Ethiopian Airlines, di proprietà statale, è fra le maggiori compagnie aeree dell'Africa con una decina di milioni di passeggeri all'anno e 80 destinazioni internazionali servite. Il suo ultimo incidente di rilievo risaliva al gennaio 2010 quando un aereo era precipitato nel Mediterraneo poco dopo il decollo da Beirut, uccidendo le 90 persone a bordo.

L'incidente più grave risale al novembre 1996 quando durante un dirottamento su un volo tra Addis Abeba e Nairobi i motori del velivolo si arrestarono perché si era esaurito il carburante e nell'atterraggio d'emergenza in mare il velivolo urtò la barriera corallina dell'Oceano Indiano. Morirono 123 delle 175 persone a bordo. Nel settembre 1988 un Boeing 737 in decollo da Bahir Dar urtò uno stormo di volatili: un reattore fini' subito fuori uso e il secondo si spense durante la fase di atterraggio d'emergenza: morirono 31 dei 105 passeggeri.



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