Che ci fa Trump sui manifesti elettorali di Netanyahu?

Il rapporto privilegiato con il presidente americano è la carta che il premier isrealiano vuole giocarsi per la rielezione, tutt'altro che scontata a causa delle accuse di corruzione e dell'ascesa del candidato centrista Benny Gantz

Che ci fa Trump sui manifesti elettorali di Netanyahu?

In vista delle elezioni del 9 aprile, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di giocarsi la 'carta' Donald Trump: sulle principali arterie stradali all'ingresso di Gerusalemme e Tel Aviv sono apparsi giganteschi cartelloni elettorali con la foto dei due leader sorridenti che si stringono la mano.

Un chiaro messaggio agli elettori del Likud e agli indecisi, magari attratti dalla novità Benny Gantz, l'ex capo di Stato maggiore che ha fondato il partito Israel Resilience e si è buttato in campo per le politiche di aprile, prendendo le distanze da destra e sinistra ma facendo campagna per l'unità del Paese e la lotta alla corruzione.

Temi che hanno avuto un forte impatto, stando ai sondaggi che lo vedono in forte ascesa, testa a testa con lo stesso Netanyahu, dato finora per favorito ma sul quale pende la spada di Damocle della possibile incriminazione per corruzione. Il procuratore generale, Avichai Mandelblit, venerdì ha respinto la richiesta dei legali del premier di rinviare la decisione a dopo il voto. 

"Dicevano che era impossibile"

I cartelloni elettorali ricordano che il rapporto preferenziale stabilito con il presidente americano non è scontato con un altro premier. E per sottolineare meglio il concetto, la campagna di Netanyahu ha diffuso un breve video che si apre con la scritta "Dicevano che era impossibile", seguita dalle immagini del premier che durante una riunione di gabinetto sosteneva la necessità di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Come poi è successo, lo scorso maggio, dopo il riconoscimento formale da parte di Trump di Gerusalemme come capitale d'Israele.  Un successo per l'esecutivo di Netanyahu, che già negli anni scorsi aveva ricevuto un aiuto da Trump: nel 2013, l'allora magnate newyorkese aveva dato il suo endorsement al leader del Likud definendolo in un video "un vincitore, altamente rispettato e considerato da tutti".

Come ricorda Haaretz, Israele è uno dei pochissimi Paesi al mondo dove un legame speciale con Trump paga politicamente: le posizioni dell'inquilino della Casa Bianca su Iran e palestinesi, insieme al riconoscimento di Gerusalemme, gli hanno fatto conquistare riconoscenza tra gli israeliani, il 69% dei quali ha sostenuto in un recente sondaggio di avere fiducia in lui. Solo nelle Filippine del controverso presidente Rodrigo Duterte, Trump gode di un simile seguito. 

La 'carta' Trump fa parte della più ampia strategia di Netanyahu per affrontare l'agguerrita campagna elettorale: ieri sera ha presentato la sua 'Likud Tv' con tanto di finto studio televisivo, gestito dal noto personaggio tv Eliraz Sadeh, dal quale verrà divulgata "la verità" contro "le fake news". Per annunciarlo, ha usato un video in cui ironizza sulle tre indagini per corruzione contro di lui.



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