I procuratori federali di Brooklyn vogliono da El Chapo 12,6 miliardi di dollari

La somma equivale ad una stima "prudente" dei proventi di Joaquin 'El Chapo' Guzman, boss del cartello di Sinaloa, del traffico di stupefacenti. Il 17 luglio la sentenza che lo condannerà con tutta probabilità all'ergastolo

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DAVID DE LA PAZ / NURPHOTO
Joaquin 'El Chapo' Guzman

I procuratori federali vogliono dall'ex signore della droga messicano, El Chapo, 12,6 miliardi di dollari. La richiesta, da parte l'ufficio del procuratore di Brooklyn, equivale ad una stima "prudente" dei proventi di Joaquin 'El Chapo' Guzman, boss del cartello di Sinaloa, del traffico di stupefacenti.

In 25 anni alla guida del cartello di Sinaloa, El Chapo avrebbe guadagnato 11,8 miliardi di dollari con il traffico di cocaina, 846 milioni con la marijuana e 11 milioni vendendo eroina. Tutti soldi riciclati pagando i lavoratori e i fornitori del cartello ma anche con l'acquisto di apparecchiature per le comunicazioni, aerei, sottomarini e altri veicoli.

"Il governo non ha bisogno di provare che l'accusato può pagare" l'esborso richiesto ma solo che la somma "è confiscabile", hanno detto i procuratori. L'avvocato di Guzman, Jeffrey Lichtman, ha spiegato ai media Usa che si tratta solo di un "esercizio accademico" e che il governo americano non ha mai identificato un centesimo di questi 12,6 miliardi richiesti.

Guzman è stato estradato negli Stati Uniti nel gennaio 2017 dopo due spettacolari fughe dalle prigioni messicane. La giuria lo ha giudicato colpevole per tutti i dieci capi d'accusa e la sentenza del 62enne, per il quale si profila l'ergastolo, è attesa per il prossimo 17 luglio. L'accusa principale è di aver co-diretto il potente cartello di Sinaloa, responsabile dell'esportazione negli Stati Uniti, tra il 1989 e il 2014, di centinaia di tonnellate di droga.

Già da due anni, il 61enne, figura leggendaria dei cartelli messicani che ha ispirato film e serie tv, è detenuto in un carcere di massima sicurezza a New York e dopo la condanna potrebbe venire trasferito in una prigione del Colorado denominata "l'Alcatraz delle montagne rocciose" perché considerata a prova di evasione.

Nel processo, durato 3 mesi e che ha visto l'audizione di 56 testimoni, è emerso il ruolo centrale di El Chapo, sia nell'esportazione di oltre 155 tonnellate di cocaina dalla Colombia verso gli Stati Uniti, sia nelle violenze commesse per eliminare i cartelli rivali. Nel fascicolo vi erano anche le accuse di corruzione sistematica di polizia, militari e politici (fino all'ex presidente Enrique Pena Nieto che ha sempre negato) per favorire l'impero dei narcos.

Non sono mancati i dettagli della vita di lusso sfrenato che El Chapo conduceva, dai viaggi in Svizzera per i trattamenti di ringiovanimento alle infinite giocate nei casinò di Macao e Las Vegas. È stato raccontato che avesse a disposizione quattro aerei, molte residenze, tra cui una lussuosa nella località balneare di Acapulco, uno yacht chiamato "Chapito" e un ranch con il suo zoo e persino un piccolo treno per attraversarlo.

Diversi testimoni hanno inoltre raccontato le scena dell'orrore in cui lui, personalmente, ha torturato e giustiziato i trafficanti rivali. Inoltre è stato accusato di aver più volte violentato delle minorenni, una pratica che secondo i testimoni riteneva "elisir di giovinezza". 



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