Tra discriminazioni e attentati, essere cristiani in Egitto

Vessati come cittadini di serie B e colpiti dal terrorismo islamico, i copti si allontano da al-Sisi

Tra discriminazioni e attentati, essere cristiani in Egitto
copti egitto (Afp) 

Roma - Minoranza cristiana che richiama già nel nome un'appartenenza millenaria all'Egitto, la chiesa copta vanta circa 10 milioni di fedeli, pari al 10% della popolazione, in un Paese a stragrande maggioranza musulmana, ed è soggetta a discriminazioni, fino a essere vittima di vere e proprie ondate di violenze, in particolare negli ultimi anni. La loro vicinanza al governo di Abd Fatah al-Sisi - salutato come un "salvatore" dopo la parentesi al potere dell'islamista Mohamed Morsi - aveva suscitato molte speranze che però in gran parte non si sono concretizzate.

Una luna di miele già finita con il generale?

Deposto Morsi, la cui appartenenza ai Fratelli Musulmani e la chiara impronta islamista suscitava timori per la fragile convivenza interna al Paese, i copti hanno esultato per l'arrivo di al-Sisi alla presidenza, convinti che la sua promessa di tutelare le minoranze sarebbe stata rispettata. Tra le richieste più pressanti, da tempo, c'è la questione della costruzione di chiese: le lungaggini burocratiche e l'aperta ostilità della popolazione musulmana, sfociata anche in manifestazioni violente, rende quasi impossibile non solo edificare nuovi siti di culto, ma anche restaurare o intervenire su quelli esistenti.

La nuova legge sulla costruzione di chiese

Una legge al riguardo è stata approvata dal Parlamento lo scorso agosto, ma secondo i critici - tra cui Human Rights Watch - mantiene restrizioni e discriminazioni nei confronti della minoranza, rafforzando il controllo dello Stato. Come ha sottolineato l'organizzazione internazionale, la nuova normativa "permette ai governatori di negare i permessi senza che ci sia modo di fare appello, impone che le chiese siano costruite in misura commisurata al numero dei cristiani nella zona e contiene disposizioni di sicurezza che rischiano di sottoporre le decisioni sull'opportunità di permettere la costruzione della chiesa ai capricci della folle violente".

La reazione della comunità, lettera aperta contro il regime

A settembre, in occasione della 71esima Assemblea Generale dell'Onu, 870 esponenti copti hanno firmato una lettera aperta contro il capo della chiesa, Papa Teodoro II, accusato di essere troppo allineato con il regime di al-Sisi. "Nonostante le relazioni amichevoli tra l'attuale regime e le chiese egiziane, i semplici cittadini cristiani, in particolare nelle province meridionali, soffrono di discriminazioni e violenze settarie", hanno sottolineato, puntando il dito contro le conseguenze negative che una simile alleanza può avere sulla vita dei fedeli, sempre più nel mirino.

Il massacro del 2011 e la nascita del Maspero Youth Movement

Una situazione precaria che va avanti da diversi anni: la percezione di essere considerati 'cittadini di serie B' ha portato a un aumento delle tensioni tra la comunità e il governo, sfociate in proteste, represse duramente. L'episodio più grave risale all'ottobre 2011, quando 28 manifestanti, in maggioranza cristiani, vennero brutalmente uccisi dalle forze di sicurezza nel centro del Cairo. Alcuni furono schiacciati sotto i cingoli dei carriarmati, mentre protestavano contro il rogo di una chiesa nella città meridionale di Assuan. Da quel massacro nacque il Maspero Youth Movement, organizzazione di attivisti copti che nel tempo ha però perso la capacità di aggregare e incidere.

L'attentato ad Alessandria d'Egitto nel dicembre 2011

Pochi mesi dopo il massacro, la comunità copta venne nuovamente colpita da un sanguinoso attentato, costato la vita a 23 fedeli e con un centinaio di feriti. Un'autobomba esplose la notte di Capodanno, alla fine della messa, fuori dalla Chiesa dei Due Santi nel quartiere di Sibi Bishr ad Alessandria d'Egitto, facendo una strage. L'attacco provocò la reazione dei copti che scesero in strada.

Il picco delle violenze nel 2013

La condizione difficile dei cristiani copti d'Egitto conobbe l'apice nell'agosto 2013, quando la folla attaccò oltre 200 proprietà e siti. Nonostante le promesse di aiuto e finanziamento delle autorità, molti dei luoghi di culto sono stati lasciati in rovina. Negli ultimi 3 anni sono stati una quarantina gli episodi violenti registrati contro la minoranza cristiana, tra aggressioni e attacchi a chiese. Solo tre settimane fa, 2mila persone hanno appiccato il fuoco a un centro per anziani nel villaggio di Al-Naghmeish, vicino Sohag, per poi attaccare una diecina di case e alcuni negozi.

Nel mirino dell'Isis

Nel febbraio 2015, ventuno cristiani copti, provenienti in maggioranza dal governatorato egizio di Minya, vennero rapiti dagli jihadisti dell'Isis a Sirte, in Libia, e furono sgozzati. In un video, si vedevano gli uomini, vestiti di arancione, camminare sulla spiaggia e poi essere costretti a inginocchiarsi con i miliziani affiliati al Califfato in nero alle loro spalle, mentre l'acqua si tingeva del rosso del loro sangue. 

 

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