La crociata di Trump contro i migranti

Con i provvedimenti varati, Trump è riuscito ad erigere la sua barriera contro i clandestini che non ha esitato a definire "animali", "stupratori" e provenienti da "Paesi di merda". La nostra selezione dei fatti principali del 2018 

La crociata di Trump contro i migranti 
TASOS KATOPODIS / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP
 
 Donald Trump

Se la costruzione del muro lungo il confine tra Stati Uniti e Messico appare improbabile, nel 2018 la crociata del presidente Donald Trump contro i migranti non è stata solo retorica. Con i provvedimenti varati, Trump è riuscito ad erigere la sua barriera contro i clandestini che non ha esitato a definire "animali", "stupratori" e provenienti da "Paesi di merda".

Contro l''invasione' di carovane di migranti partite il 13 ottobre scorso dall'Honduras - famiglie in cammino con 2.300 bambini- Trump ha schierato l'esercito: 5.200 militari con licenza di sparare. "Tra loro si nascondono criminali e mediorientali sconosciuti", ha ammonito il comandante in capo preparando la stretta sul diritto di asilo, poi bocciata dai giudici alla vigilia di Natale.

"È un'emergenza nazionale", ha avvertito il presidente, a 5 giorni dalle elezioni Usa di metà mandato dello scorso 6 novembre, arrivando a ventilare l'abolizione dello 'ius soli', il principio costituzionale secondo il quale ogni bambino nato sul territorio americano ha diritto alla cittadinanza.

Da ottobre 2017 a settembre 2018, il primo anno fiscale completo dell'era Trump, sono stati ammessi negli Stati Uniti 3.500 rifugiati musulmani, contro 39.000 da ottobre 2015 a settembre 2016, quando alla Casa Bianca c'era Barack Obama, secondo i dati del dipartimento di Stato.

Nei primi 6 mesi del 2018, i richiedenti asilo musulmani accettati sono stati solo 2.107. E se con i predecessori, il numero dei rifugiati musulmani negli Usa superava quello dei cristiani, con Trump è esattamente l'opposto. I cittadini provenienti dagli 8 Paesi colpiti dal 'Travel Ban" (Ciad, Iran, Libia, Corea del Nord, Somalia, Venezuela, Siria, Yemen) non possono mettere piede negli Usa. Gli ingressi, da ciascuno di questi Paesi, sono diminuiti di circa 80%.

Nel 2018 l'amministrazione ha tagliato il personale che si occupava dei colloqui per i visti all'estero e ha reso più stringente il processo di screening. Il numero di persone considerate "ad alto rischio" è praticamente raddoppiato. Si stima che entro la fine dell'anno saranno complessivamente 20.000 i rifugiati accettati, contro 97.000 nel 2016, ultimo anno alla presidenza di Obama. Si tratta del livello più basso dal 1980, quando, con il 'Refugee Act', venne istituito il programma per i rifugiati in America.

La dichiarazione di guerra contro i clandestini, ha reso molto più aggressivi gli agenti dell'Ice, (l'Immigration and Customs Enforcemen), l'agenzia federale deputata a far rispettare le leggi sull'immigrazione lontano dal confine. Trump ha riempito il dipartimento per la Sicurezza Nazionale (in posizioni che non richiedono la conferma del Senato) di gente proveniente dal Fair (Federation for American Immigration Reform), organizzazione legata ai suprematisti bianchi che si batte per limitare l'immigrazione negli Stati Uniti ai Paesi del Nord Europa.

Lo scorso aprile, Julie Kirchner, ex direttore esecutivo del Fair, è stata nominata advisor del Commissioner of Customs and Border Protection (CBP), l'agenzia per la tutela delle frontiere. La Kirchner è stata poi promossa a difensore civico dell' Us Citizenship and Immigration Services (USCIS), l'agenzia Usa per l'immigrazione, con il compito paradossale di tutelare i diritti dei migranti. Il direttore dell'Uscis, Lee Francis Cissna, ha deciso di eliminare l'espressione "nazione di immigrati" dalla missione dell'agenzia che dirige.

La crociata di Trump non ha risparmiato i 'dreamers', giovani portati negli Usa da piccoli da genitori clandestini che Obama aveva protetto rispetto alle deportazioni con il Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals). Le loro tutele sarebbero venute meno dallo scorso 5 marzo se i giudici non avessero bocciato l'ordine di Trump.

Lo scorso 9 gennaio, la corte distrettuale di San Francisco ha stabilito che le protezioni per i 'dreamers' dovevano restare in piedi. Sconfitto sul fronte del Daca, Trump si è accanito contro i bimbi clandestini, separandoli dai loro genitori e rinchiudendoli in gabbie, tra lo sdegno globale. I bimbi tolti ai genitori per scoraggiare l'immigrezione illegale nel 2018 sono stati oltre 2.600. 



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