Capitone, Buba, capotreno: le parole di oggi

La crisi politica in Italia, in una battuta di Rotondi. La disavventura sull'Intercity Livorno-Milano. I fatti principali del giorno, in parole chiave 

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Mimmo Frassineti / AGF
 Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio e Matteo Salvini 

Grandi e piccole manovre si succedono nel pieno della crisi politica in un lunedì che non ha fatto seguito a un weekend di tregua. Il ventaglio delle ipotesi non ha chiuso una stecca alla vigilia dell'appuntamento del premier Giuseppe Conte con l'aula di Palazzo Madama. La cronaca italiana intanto vive in pieno la sua estate e non tradisce ricorrenti canoni drammatici: la morte di un escursionista, l'aggressione a un capotreno, l'orso (sempre) in fuga. Sull'Open Arms i migranti attendono ancora lo sbarco: le soluzioni, come la terra ferma, s'intravedono e non si toccano.

CAPITONE.

Una dozzina di anonimi pentastellati tra Camera e Senato sarebbe pronta a negare la fiducia a Conte: voce origliata e rilanciata da Gianfranco Rotondi, onorevole di Forza Italia ma che ha fatto le scuole alte a Piazza del Gesù. Perciò, di certe cose se ne intende e le riferisce all'Agi con metafora conventuale rievocatrice della monaca di Monza.

Tradotta per i laici, con i franchi tiratori grillini "i numeri non cambierebbero di molto", ma ciò vuol dire che "Salvini non starà fermo, combatterà fino alla fine, come il capitone, che è l'unico animale che quando l'hai fritto continua a muoversi", chiosa Rotondi. Farebbe allo stesso modo un'anguilla perché in zoologia è lo stesso pesce solo più piccolo, mentre in politica - stando al vecchio soprannome che gli diedero i compagni - alluderebbe a Nicola Zingaretti. -

TABU'.

Anche se latita da un bel po' Nanni Moretti, i tormenti freudiani sono intrinseci al Pd nelle ore fatidiche dei grandi dilemmi. Sarà per questo che l'ufficio stampa del Partito democratico ha definito "privo di fondamento parlare di negoziato sul governo e addirittura di caduta di tabù per un eventuale Conte bis". Quando i totem scarseggiano, restino almeno i tabù.

CAPOTRENO.

Mestiere ambito dai bambini di una volta, alla pari del capostazione, sembra diventato negli ultimi tempi un lavoro per donne e uomini duri. Oggi sull'Intercity Livorno-Milano ha dato di matto per un'avaria una signora dell'Europa del Nord, che s'è sfogata con sputi e insulti al capotreno. Il ritardo del treno, per il parapiglia e per l'intervento della polizia ferroviaria, è lievitato a quattro ore.

Una denuncia per lei, medaglia alla pazienza a tutti gli altri sfortunati passeggeri.

BUBA.

Ovvero Bundesbank, al livello di Odino nel pantheon delle terribili divinità germaniche. Oggi ammonisce nel suo rapporto mensile circa le sorti dell'economia tedesca: c'è persino l'ipotesi di una recessione nel terzo trimestre del 2019. "Netta contrazione" della produzione industriale più le tensioni commerciali internazionali. È un preludio alla sacralità del dogma dell'equilibrio di bilancio? E perché la notizia, in Italia, oltre a preoccupazione muove a una specie di sorriso?

CUT.

Tagliare i tassi: il presidente Donald Trump non molla e lo sollecita alla Fed, il cui presidente Jerome Powell sta nel mirino della Casa Bianca come un cervo per il cacciatore. Almeno 100 punti base con auspicabile contorno di quantitative easing, esorta Trump convinto del sicuro beneficio che ne verrebbe all'economia mondiale e dell'"orrenda mancanza di visione di Jay Powell e della Fed". The Final Cut fu l'album dei Pink Floyd contro la guerra. Trump spera di vincere la sua contro la Fed.

CILENTO.

L'area immensa e montuosa dove ha perso la vita il turista francese Simon Gautier, che per curiosità o imprudenza s'era perduto lungo il tracciato di una escursione che invece di meravigliosa è stata fatale. E' polemica sui ritardi nei soccorsi, nonostante la telefonata di aiuto di Simon, e sulla geolocalizzazione. L'Italia è inadempiente sull'applicazione di una direttiva Ue e sulla gestione dei numeri di emergenza. La morte come sempre mette più urgenza alle procedure, quando non venga dimenticata dopo l'esaurimento delle polemiche.

M49.

Il sequel dell'orso fuggitivo, come da copione di questa e delle recenti estati alpine. M49 eludendo l'ordine di abbattimento emanato in Trentino non trova pace neppure nella provincia autonoma dell'Alto Adige. Per ora i forestali hanno sparato in aria perché s'era avvicinato troppo a una roulotte di pastori. Ha divorato un vitello. Senza radiocollare, la sua latitanza è seguita alla vecchia maniera: sulle impronte e sui ciuffi di pelo, trovando difensori ma non di prossimità. Più è lontano e più fa simpatia.

TRADIMENTO.

Finora classico tema agostano delle coppie, dal rischio paventato alla scoperta della sua consumazione, questa estate si è trasferito dalla sfera privata alla politica, con reciproche accuse tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio su chi dei due sia il fedifrago. "Non posso più fidarmi di te", "Sei disposto ad andartene con Renzi" e poi un eccetera di botte e risposte lontano ancora dall'esaurimento. I sentimenti della coppia, e i relativi piatti rotti, si pigliano la scena della politica più veri delle metafore.

SBARCO.

E imbarco, trasbordo, salvataggio, legge del mare, umanità, trafficanti, migranti: la filiera di parole è sempre quella, anche oggi per l'Open Arms al diciottesimo giorno su un mare ondoso e indeciso. Più di cento i migranti ancora a bordo: la Spagna ha offerto un porto ma è giudicato lontano e si ripete da più parti la richiesta di uno sbarco immediato. Le parole sono le stesse, ma diversi restano i significati che gli attori coinvolti vi attribuiscono. Ieri come oggi (e domani).



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