Conte ha parlato della crisi in Libia con Putin e Al Sisi

Il presidente del Consiglio, a Pechino per il Forum sulla nuova Via della Seta, incontra i presidenti di Russia ed Egitto: "C'è il rischio di una trasmigrazione di terroristi". Haftar prepara l'offensiva su Sirte

conte putin al sisi

C'è il rischio di "una trasmigrazione dei terroristi" in Italia. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e nel linguaggio della politica, è la concretizzazione del timore di tutti, che il caos libico porti sulle coste italiani estremisti islamici o foreign fighters.

A margine del Forum di Pechino, Conte ha parlato della crisi libica con i presidenti egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, e russo, Vladimir Putin. L'Egitto - ha detto Conte-  non interverrà militarmente in Libia e con la Russia ci sono "preoccupazioni condivise" e Mosca è pronta a lavorare per arrivare a una de-escalation. Ma occorre fare presto perché la situazione sul terreno rimane caldissima e bisogna evitare "un'escalation che possa incancrenire la situazione o addirittura la peggiorarla".

La situazione sul campo

A sentire il governo di Tripoli, il maresciallo della Cirenaica, Khalifa Haftar, ha cominciato a spostare le sue migliori brigate verso Sirte, dove potrebbe aprire un nuovo fronte. La città, fino al 2016 roccaforte dell'Isis, è una delle chiavi per il controllo del Golfo omonimo e dei porti di Sidra e Ras Lanuf, cuore dell'industria petrolifera libica. Secondo Mustafa al Madjei, portavoce di "Vulcano dell'ira', come è stata battezzata l'offensiva lanciata per proteggere la capitale, Haftar vuole spostare la battaglia verso Sirte.

Diverse milizie legate al governo Serraj - ha aggiunto - hanno anche loro cominciato a spostarsi a sud della città costiera, circa 400 chilometri a est di Tripoli. Verso Sirte, secondo fonti non confermate, si stanno muovendo anche alcune delle migliori milizie di Misurata, la città-Stato ostile ad Haftar ed alleata del governo riconosciuto dall'Onu.

Sono i movimenti di truppe cui sembra alludere il ministro dell'Interno del governo Serraj che, tra l'altro, ha preannunciato una controffensiva nei quartieri a sud per cacciare le forze di Haftar che attualmente assediano la capitale. "Ci stiamo preparando ed entro tre giorni o giù di lì, ci sarà un attacco su vasta scala e passeremo da una posizione difensiva ad una di attacco", ha detto il ministro, Fathi Bashagha.

"Le forze di Haftar saranno respinte da tutta la regione occidentale. E ci saranno sorprese in altre aree dove le forze di Haftar sono di stanza", ha aggiunto. Secondo il portavoce, il grosso della battaglia è attorno all'antico aeroporto internazionale di Tripoli, che l'Esercito nazionale libico ha occupato all'inizio dell'offensiva. 

Gli sfollati sono 39 mila

Non è uno scenario tranquillizzante e infatti, secondo l'Oim (Organizzazione internazionale per le Migrazioni), gli sfollati, arrivati a quota 39 mila da quando il 4 aprile Haftar ha sferrato l'offensiva contro Tripoli, continuano ad aumentare. Il presidente della comnpagnia petrolifera Noc, Mustafà Sanallah, ha aggiunto che gli scontri mettono a rischio anche la produzione petrolifera.

Conte e i suoi interlocutori, dopo il lungo incontro oggi, torneranno a sentirsi nei prossimi giorni: "Putin non è direttamente coinvolto, ma segue la vicenda libica". Lo scenario libico, ha aggiunto il premier, "è veramente complesso: dobbiamo evitare un'escalation che possa incancrenire questa situazione e addirittura aggravarla". 



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