Perché per la Cina non è il momento della guerra fredda con gli Usa

Xi Jinping promette aperture a Boao, quattro i pilastri. E Trump apprezza via Twitter. Cosa succederà ora nella dinamica degli scambi internazionali?

Perché per la Cina non è il momento della guerra fredda con gli Usa 

Il presidente cinese, Xi Jinping, promette nuove aperture al Forum di Boao, la Davos asiatica, e avverte che la mentalità da guerra fredda è "fuori posto" nel contesto attuale: un monito che pare implicitamente rivolto al presidente americano Donald Trump, mai nominato dal leader di Pechino.

Le aperture sono quattro:

  1. Pechino espanderà l'accesso al mercato interno, con particolare riferimento al settore finanziario;
  2. creerà condizioni migliori per gli investimenti, incoraggiando la trasparenza, la competitività e la chiusura dei monopoli;
  3. rafforzerà la protezione dei diritti di proprietà intellettuale;
  4. espanderà le importazioni, a cominciare dalla prima edizione della China International Import Expo, che si terrà a novembre prossimo a Shanghai.

"Abbiamo ogni intenzione di trasformare questi propositi in realtà il prima possibile", ha assicurato il presidente cinese. Il passaggio forse più diretto al presidente Usa Donald Trump, riguarda il settore automobilistico. Xi ha promesso "tariffe significativamente più basse" di quelle attuali per le auto straniere sul mercato cinese, a poche ore da un tweet di Trump, nel quale il presidente Usa lamentava tariffe dieci volte più alte per le auto straniere sul mercato cinese rispetto a quelle sul mercato statunitense.

"Commercio libero e equo? Commercio stupido"

"Sembra commercio libero o equo. No, sembra commercio stupido, andato avanti per anni", ha scritto Trump. Un ultimo cenno, Xi lo ha dedicato all'iniziativa che porta la sua firma, la "Belt and Road" di connessione infrastrutturale tra Asia, Europa e Africa lanciata nel 2013, di cui il presidente vuole fare "la più grande piattaforma per la cooperazione internazionale".

Il discorso di oggi sull'isola di Hainan, era tra i più attesi di Xi, alla prima uscita diplomatica dopo la rielezione a presidente della Repubblica Popolare Cinese, il 17 marzo, e mentre non sembra attenuarsi la sfida sui dazi con Washington. Pur senza mai citare direttamente Trump, o le dispute commerciali con Washington, Xi ha inviato una serie di messaggi indiretti al collega americano, davanti a una platea composta da leader regionali, come il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, o di calibro internazionale (il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres) e da grandi nomi della finanza, a cominciare dal direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. "Il mondo sta andando incontro a un nuovo round di grandi sviluppi e profondi riadattamenti", ha detto Xi.

"L'umanità affronta molte instabilità e incertezze" e "la nuova fase di rivoluzione industriale offre opportunità e sfide senza precedenti". In un contesto dove permangono problemi globali, tra cui ha citato la povertà e i cambiamenti climatici, "la mentalità da guerra fredda appare molto fuori posto. Solo lo sviluppo pacifico e la cooperazione porterà risultati vantaggiosi per tutti. L'apertura porta al progresso, mentre la chiusura porta all'arretratezza".

Trump apprezza le aperture del 'presidente perenne'

Xi ha poi sottolineato il ruolo della Cina nello scenario attuale. "Non importa quale grado di sviluppo la Cina abbia raggiunto", ha aggiunto Xi, "non minacceremo nessun Paese, non rovesceremo i sistemi internazionali esistenti, né costruiremo sfere di influenza o cercheremo l'egemonia". La Cina, ha promesso il presidente cinese, "continuerà nella politica di apertura", inaugurata nel 1978 dall'allora leader, Deng Xiaoping: "La porta non si chiuderà e rimarrà sempre più aperta". 

E il presidente Trump ha subito commentato le aperture del presidente cinese via Twitter, dicendo di prevedere grandi progressi insieme.



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