Chelsea Manning, la vita in carcere della 'spia' di Assange

Chelsea Manning, la vita in carcere della 'spia' di Assange
Bradley Manning (Afp) 

Roma - Ogni giorno la sveglia del prigioniero Manning suona prima dell'alba. Mezz'ora in anticipo rispetto alla sirena che alle cinque del mattino butta giù dalle brande gli altri 424 detenuti del carcere militare maschile di Fort Leavenworth, Kansas. Il detenuto matricola 89289 lascia la sua cella di 7 metri quadrati, un letto, un wc, uno scrittoio, per andare a truccarsi e indossare biancheria intima femminile.

Chi è Chelsea Manning

Chelsea Manning, nata Bradley, è un ex soldato dell'esercito degli Stati Uniti d'America. Di stanza in Iraq nel 2009 con l'incarico di analista di intelligence, viene arrestata e poi condannata a 35 anni di carcere per aver fornito a WikiLeaks centinaia di migliaia di documenti riservati. Chelsea, oggi uno dei detenuti più famosi d'America, dal 2013 è una persona transgender. Venerdì scorso Julian Assange ha fatto pubblicare sull'account Twitter di WikiLeaks un annuncio con cui si è offerto di tornare negli Usa a farsi processare se Barack Obama avesse concesso la grazia a Manning. E a sorpresa, pochi giorni prima di lasciare la Casa Bianca, Obama ha firmato. Chelsea occupa una speciale struttura all'interno del penitenziario, un seminterrato senza finestre, e si occupa di lavori di falegnameria.

Sette anni di carcere e due tentativi di suicidio

In carcere dal 2010 con l'accusa di aver diffuso materiale top secret e avere messo in pericolo la sicurezza nazionale, aveva gia' chiesto al presidente Usa di commutare la sua pena, descrivendo una situazione psicologica al limite della disperazione e raccontando di "stati di ansia, rabbia, senso di perdita, depressione, insonnia". Ha tentato il suicidio due volte. Ma ora sta meglio, scrive il New York Times che alcuni giorni fa l'ha contattata via e-mail, visto che i colloqui con la stampa sono vietati. "Sono sempre occupata, ho mille cose da fare. Ma essere me stessa è un lavoro a tempo pieno", dice. Un team di supporto psicologico l'aiuta a superare le lunghe giornate all'interno della prigione militare maschile, e le autorità le hanno consentito l'accesso ad alcuni trattamenti medici prescritti per la disforia di genere. Il suo stato di persona 'in transizione' apre la questione delicatissima del trattamento dei transgender all'interno dei conservatori ambienti militari americani. L'amministrazione Obama ha revocato a giugno scorso il divieto per le persone transessuali di servire nell'esercito, ma il nuovo corso che si inaugura venerdì, con Donald Trump alla Casa Bianca, potrebbe cambiare le cose. Il presidente eletto ha già pesantemente ironizzato sulla scelta di Obama e ha lasciato intendere, probabilmente su pressione dei vertici delle forze armate, che il divieto sara' ripristinato. Manning allude al nuovo corso americano nella sua ultima 'apparizione' pubblica, un post pubblicato il 1 dicembre sulla piattaforma Medium e intitolato 'We must stay strong and stay together'.

 

"Ex analista di intelligence, trans donna, detenuto"

Chelsea, che nella bio del suo profilo si definisce 'ex analista di intelligence, trans donna, detenuto', dice di non avere avuto mai coscienza di quanto la politica avesse inciso sulla sua vita personale fino all'approvazione della 'Proposition 8', il referendum in California che ha abolito di fatto il matrimonio per persone dello stesso. "La gente mi chiede cosa fare - scrive - non so cosa dire. Mi sento spaventata e indifesa come tutti (...) per la comunità queer, trans e transgender quest'anno potrebbe segnare una svolta importante. Ora ci troviamo di fronte a qualcosa che potrebbe essere piu' terrificante e feroce di quanto mai abbiamo dovuto combattere insieme. Possono esserci forze al governo che puntano a discriminarci o anche peggio. Pensarlo è spaventoso". La decisione del soldato Manning di cambiare genere viene resa nota nell'agosto del 2013, dopo la condanna. In una lettera al suo avvocato, che il legale leggerà in tv, Chelsea fa sapere di non volersi più chiamare Bradley e di avere iniziato una terapia ormonale per cambiare sesso. L'opinione pubblica è scioccata, le autorità decidono comunque di lasciare 'il traditore' nel penitenziario di media sicurezza di Fort Leavenworth, prigione maschile. I primi tempi sono durissimi, ma a due anni di distanza, Chelsea, oltre a indossare indumenti femminili e un trucco leggero, sta proseguendo la cura ormonale. Lei stessa ha raccontato del suo cambiamento fisico e ha spiegato di essere felice. I suoi capelli pero' restano corti, per decisione dell'amministrazione penitenziaria. Fa la doccia in un bagno singolo, non ha accesso a internet, ma dice di ricevere "centinaia" di e-mail a settimana. Un gruppo di volontari ha formato una rete di sostegno fuori dal carcere, ma Chelsea non può incontrarli.

 

Murakami, Vanity Fair e Dungeons & Dragons


Il Nyt racconta delle sue ultime letture, un libro sull'intelligenza artificiale del filosofo svedese Nick Bostrom, e "1Q84", romanzo distopico di Haruki Murakami. Sfoglia riviste di moda, Vogue, Vanity Fair, Cosmopolitan. A mensa va con gli altri detenuti con cui ha buoni rapporti, gioca ai videogames, 'Dungeons & Dragons', in particolare. "Non mi sento minacciato dagli altri prigionieri - racconta - qui ho degli amici." Oggi, all'eta' di 29 anni e dopo la decisione di Obama, Chelsea può guardare al futuro in modo diverso. Ha già avanzato alle autorità la richiesta di poter effettuare un intervento chirurgico per cambiare sesso, ma a decidere sarà l'amministrazione Trump. L'orizzonte adesso è il 17 maggio, giorno in cui lascera' il carcere. "So bene che le conseguenze di quello che ho fatto non si potranno cancellare - aveva scritto a Omaba - chiedo solo un'occasione di poter vivere la mia vita, cosìcome sono".