Nessuna riserva (né pietà) per le balene nell'Atlantico meridionale

Falliti 20 anni di negoziati. Pesa l'opposizione dei Paesi storicamente favorevoli alla caccia, a partire dal Giappone

Nessuna riserva (né pietà) per le balene nell'Atlantico meridionale

Nessuna riserva per le balene nell'Atlantico meridionale, ma solo un accordo non vincolante di tutela dei cetacei a durata indeterminata: è questo l'esito della Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc), riunita da lunedì scorso a Florianopolis, in Brasile. Dopo 20 anni di negoziati non è andato a buon fine il voto sulla creazione di una riserva, con 39 nazioni a favore, 25 contrarie e tre astenute. Così non è stata raggiunta la maggioranza richiesta di tre quarti dei membri dell'istituzione. A votare contro sono stati Paesi storicamente pro-caccia, tra cui Giappone, Russia, Norvegia e Islanda.


Un esito negativo emblematico della crescente frattura all'interno dell'organizzazione internazionale, istituita nel 1946 per una gestione coordinata e sostenibile dell'industria baleniera. Finora l'Iwc riconosce due santuari di balena nell'Oceano Indiano e nelle acque dell'Antartico. "Siamo delusi ma non scoraggiati" ha dichiarato il ministro dell'Ambiente brasiliano Edson Duarte, uno dei paesi all'origine della proposta. "Una delusione amara" ha commentato Grettel Delgadillo, vicedirettore della Humane Society International, attribuendo la colpa al "Giappone e i suoi alleati".

Al termine di un acceso dibattito, è stata invece approvata la "Dichiarazione di Florianopolis" - proposta dal Brasile per dare protezione indefinita alla popolazione baleniera mondiale - con 40 voti a favore e 27 contrari. La risoluzione, seppur non vincolante, è stata respinta da Giappone, Norvegia e Islanda. Per gli animalisti si tratta di un primo passo importante verso la "coesistenza pacifica tra balene ed esseri umani" ha detto Nicolas Entrup, dell'ong svizzera OceanCare.


Nonostante la moratoria sulla caccia commerciale alle balene, in vigore dal 1986, che nei fatti equivale ad un divieto, ogni anno il Giappone uccide in media tra 200 e 1200 cetacei, sia esemplari in stato gravidico che quelli piu' giovani, invocando motivazioni scientifiche. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it