Solo Jeremy Corbyn può salvare Theresa May

Fallito il tentativo della premier di ottenere da Bruxelles una rinegoziazione dell'accordo che ammansisse l'ala dura dei Tories, l'ultima chance per evitare un 'no deal' è prendere atto della spaccatura del partito e trovare un'intesa con i laburisti

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 Daniel Leal/Olivas/Afp
 Jeremy Corbyn

Bruxelles non intende rinegoziare l'accordo di divorzio stretto con Londra che la Camera dei Comuni ha respinto. Per evitare un 'no deal', ovvero un'uscita disordinata dall'Unione Europea e le sue imprevedibili conseguenze, a Theresa May è rimasta una sola carta: trovare una maggioranza trasversale in Parlamento che dia il via libera al suo piano per la Brexit. Ovvero, trovare un'intesa con i laburisti di Jeremy Corbyn. 

L'ala dura dei Tories non è intenzionata a lasciar passare il 'backstop' (la clausola per evitare, in attesa di un accordo organico su questo tema, il risorgere di una frontiera tra le due Irlande), che per la corrente capeggiata da Boris Johnson e per gli unionisti nordirlandesi del Dup (sulla cui manciata di seggi si regge il governo May) equivale a restare nel mercato comune. E ai tentativi della premier di ammorbidirlo, inserendo una scadenza temporale, l'Unione Europea ha risposto picche. L'unica soluzione praticabile è quindi una Brexit votata dall'ala moderata del partito conservatore e dagli avversari del Labour. 

Le condizioni di Corbyn

Conscio di poter passare alla storia come l'uomo che ha salvato la Patria dal 'no deal', Corbyn ha abbandonato il proposito di arrivare ad elezioni anticipate (anche perché al 29 marzo, la data fissata per consumare il divorzio, manca ormai pochissimo) e ha preso l'iniziativa lo scorso 7 febbraio, scrivendo una lettera a May, alla vigilia del suo infruttuoso incontro con i vertici comunitari, nella quale le chiedeva di abbandonare le sue "linee rosse", a partire dall'insistenza sul voler modificare il 'backstop', e giungere a un'intesa sulla Brexit che possa ottenere non solo il placet della Ue ma anche del principale partito di opposizione. Cinque le condizioni poste da Corbyn per negoziare con la rivale.

  • Rimanere nell'unione doganale
  • Un allineamento con il mercato unico europeo sulla base di "istituzioni e obblighi condivisi"
  • Un allineamento "dinamico" su norme quali quelle riguardanti la proprietà intellettuale
  • "Chiari impegni" sulle partecipazioni alle agenzie europee e ai programmi di finanziamento
  • "Accordi non ambigui" sulla sicurezza, a partire dalla condivisione delle banche dati per la prevenzione del crimine e il mandato di cattura europeo

Sono tutti punti che i "Brexiteer" intransigenti non potrebbero mai accettare. Ma May sembra ormai aver rinunciato a cercare di mantenere il partito compatto, conscia anche che la partita di Johnson è tutta interna, mirata a spodestarla dalla leadership dei conservatori. E lo stesso presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha detto in modo esplicito che le proposte di Corbyn sono un ottimo punto di partenza per superare lo stallo ed evitare un 'no deal'. 

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 Boris Johnson e Theresa May

La replica della premier

Domenica notte la premier ha spedito a Corbyn una missiva nella quale ha elencato possibili aree di trattativa con l'opposizione chiedendogli un incontro il "prima possibile". Le controproposte di May contengono leggi che impediscano di tornare indietro rispetto alle attuali norme sui diritti dei lavoratori e gli standard ambientali, più aiuti per le "comunità lasciate indietro" e un sì al cosiddetto "allineamento dinamico" nella forma di un voto del Parlamento sui futuri interventi normativi della Ue in quei settori nei quali il Regno Unito sceglierà di continuare a seguire la linea di Bruxelles.

L'unico paletto posto da Corbyn che May non si è detta intenzionata ad accettare riguarda la permanenza nell'unione doganale, in quanto ciò consentirebbe a Londra di avere voce in capitolo sui futuri accordi commerciali stretti dalla Ue. Si tratta però di un no che appare dovuto a ragioni tattiche: May non può certo accogliere in toto le richieste dell'opposizione e, di fatto, lasciarle riscrivere l'intesa. La premier ha infatti rassicurato Corbyn sulla volontà di mantenere con Bruxelles la "più stretta relazione possibile" permessa dalla Brexit. 

Per Johnson non c'è nessun pericolo di 'no deal'

E Boris Johnson cosa ne pensa? L'ex ministro degli Esteri ha accusato Corbyn di voler "frustrare" la Brexit ma gli ha riconosciuto che la sua posizione "almeno ha una logica" in quanto lega al 'backstop' la possibilità di "siedere in qualche modo al tavolo". "Non so come dovrebbe funzionare ma a me sembra significhi restare nella Ue", ha aggiunto. Va detto che nessuno sa come dovrebbero funzionare nemmeno le non meglio specificate "soluzioni tecnologiche" con le quali l'ala dura del 'Leave' sostiene di poter aggirare il ripristino di una frontiera con Dublino.

"Il problema del backstop", ha dichiarato Johnson alla Bcc, "è che si rimane nell'unione doganale e non si possono fare accordi di libero scambio. Bruxelles decide la tua politica commerciale e raccoglie l'80% del valore dei dazi. Di fatto, si diventa una colonia di Bruxelles". Johnson teme un 'no deal'? "Ci sarebbero dei problemi a un'uscita senza accordo - è la risposta - ma non credo che accadrà. Ritengo che la Ue e la Gran Bretagna tireranno fuori una qualche soluzione". Non certo per merito suo.

 



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