Diritti, doveri e un mucchio di soldi. Ecco cosa rende complicata la Brexit

La difesa dei cittadini comunitari residenti nel Regno Unito non basta all'Unione Europea. E Macron spera ancora che si possa evitare il divorzio

Diritti, doveri e un mucchio di soldi. Ecco cosa rende complicata la Brexit

Nel primo anniversario del referendum che ha cambiato volto all'Europa, si conferma che la strada della Brexit è tutta in salita. I leader europei, riuniti per discutere di alcune delle più importanti questioni politiche ed economiche del Vecchio continente, hanno avuto l'occasione di confrontarsi con la premier Theresa May per la prima volta dalla batosta elettorale dei Tory e solo pochi giorni dopo l'avvio ufficiale del negoziato a Bruxelles.


I dossier più scottanti sulla Brexit

  • L'assistenza sanitaria e pensionistica ai cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna da più di 5 anni
  • L'assegnazione delle agenzie per il farmaco e quella bancaria 

La proposta della titolare di Downing Street di difendere i diritti dei cittadini comunitari residenti nel Regno Unito non è stata considerata sufficiente dai Ventisette. Lo hanno detto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e quello del Consiglio, Donald Tusk, e anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha invitato a "verificare nel merito che cosa succede a quelli che non sono lì da 5 anni, e come le condizioni potranno essere esercitate con giurisdizioni diverse". 

L'accordo salta sulla Corte di Giustizia

In altre parole, il rifiuto di Londra di continuare a concedere un ruolo alla Corte europea di Giustizia nel regolare eventuali dissidi non è considerato accettabile dalla controparte comunitaria. Anche se la Brexit non era fra gli argomenti all'ordine del giorno del Consiglio, ha dominato nelle diverse conferenze stampa. Prima di lasciare Bruxelles, May ha definito la sua proposta "giusta e seria" sottolineando che il Regno Unito vuole arrivare a negoziare una relazione "profonda e speciale" con l'Ue. Il premier irlandese, Leo Varadkar, giovane debuttante a questo Consiglio come il presidente francese, Emmanuel Macron, pare essere rimasto il solo a illudersi che si possa fermare la Brexit: "Non vogliamo che lascino l'Ue, il mercato unico o l'unione doganale".

Milano guarda all'Agenzia del Farmaco

L'uscita del regno Unito dall'Unione, che pare ormai irreversibile, apre la corsa ad accaparrarsi le due agenzie europee destinate a lasciare Londra, in particolare l'Agenzia del Farmaco, ambita da Milano. L'Italia, assieme a Spagna e Olanda, è riuscita ad aumentare il peso che avranno i criteri tecnici rispetto a quelli geopolitici rivendicati dai Paesi dell'Est.


Chi contende a Milano l'agenzia per il farmaco

  • Bruxelles
  • Amsterdam 
  • Copenhagen
  • Stoccolma
  • Vienna

Quanto vale e perché tutti la vogliono

  • L’Ema rilascia le autorizzazioni per immettere sul mercato medicinali con una certificazione valida su tutto il territorio dell’Unione
  • È la seconda Agenzia europea in termini di budget annuo (322 milioni per il 2017) e staff impiegato (890 persone).

Al summit si è parlato anche di migranti: "I leader hanno concordato di coordinarsi meglio nelle prossime settimane per aiutare l'Italia", ha assicurato Tusk, che ha spiegato che "la situazione resta critica per gli arrivi irregolari". Nel dibattito, però, ci sono state tensioni con Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, e nessun progresso sulla redistribuzione dei profughi. Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno invitato a mostrare più solidarietà con l'Italia.