Brexit, punto e a capo

I Comuni vogliono che la premier britannica, Theresa May, torni a Bruxelles per rinegoziare il backstop

Brexit, punto e a capo
Jessica TAYLOR / UK PARLIAMENT / AFP
 
Theresa May alla Camera dei Comuni

I Comuni vogliono che la premier britannica, Theresa May, torni a Bruxelles per rinegoziare il backstop: è questo il messaggio che esce dal voto in Parlamento dove, con 317 voti a favore e 301 contrari, è passato l'emendamento presentato dal deputato conservatore Graham Brady, che propone di sostituire, nell'accordo con l'Ue sulla Brexit, il controverso meccanismo con "soluzioni alternative per evitare un confine rigido" tra Irlanda del Nord e Repubblica di Irlanda.

La premier May aveva chiesto ai parlamentari Tory di appoggiare questo emendamento - sostenuto poi anche dagli unionisti nordirlandesi (Dup) - che ora le permetterà di tornare a Bruxelles con il sostegno di Westminster per rinegoziare l'accordo di divorzio rivedendo proprio la controversa clausola su cui si era diviso il partito conservatore.

Una missione disperata

Una missione con stretti margini di manovra, ha riconosciuto l'inquilina di Downing Street dopo il voto, sottolineando che l'Ue ha un "interesse limitato" per un simile cambiamento e i negoziati non saranno facili, ma ora c'è "un percorso sostenuto da una maggioranza alla Camera per lasciare l'Ue".

Una prospettiva che ha già ricevuto lo stop di Bruxelles: il portavoce del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha immediatamente ricordato che "l'accordo sulla Brexit prevede il backstop e questo accordo non è rinegoziabile. Le conclusioni del Consiglio europeo di dicembre sono molto chiare su questo punto".

L'Irlanda a muso duro

Poco dopo gli ha fatto eco l'Irlanda, sottolineando che "l'accordo non è aperto a rinegoziati. L'intesa e' un compromesso negoziato con cura, che tiene in equilibrio la posizione del Regno Unito in materia doganale e di mercato unico, evitando 'hard border' e proteggendo l'integrità dell'unione doganale e del mercato unico dell'Ue. Il modo migliore per garantire un'uscita ordinata è ratificare questo accordo".

Nella seduta odierna il Parlamento britannico ha anche bocciato il rinvio dell'articolo 50 e la proposta di escludere il no deal; una condizione, quest'ultima, ritenuta fondamentale dal leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, che per questo si era finora rifiutato di dialogare con la May.

 Ma dopo l'approvazione dell'emendamento Brady e il rinnovato invito della premier, il leader dell'opposizione ha detto che e' pronto a incontrarla. L'orizzonte temporale resta stretto: la May ha annunciato che se riuscirà a raggiungere un nuovo accordo con l'Ue sulla Brexit, lo sottoporrà al massimo il 13 febbraio ai Comuni, che lo voteranno il giorno dopo. In caso non si arrivasse a un accordo entro questa data, la premier ha promesso comunque di tornare a Westminster con una mozione da sottoporre per un dibattito e votazioni su possibili emendamenti il 14 febbraio. 



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