Il voto anticipato con cui BoJo prova a superare lo stallo della Brexit

Il premier britannico Boris Johnson è riuscito ad avere il via libera da parte del parlamento ad elezioni anticipate. Una mossa che spera possa fargli riconquistare la maggioranza

brexit voto anticipato dicembre johnson corbyn
JESSICA TAYLOR / AFP / UK PARLIAMENT
Boris Johnson

Incassato dopo giorni di dura battaglia parlamentare il sì dei laburisti di Jeremy Corbyn, il premier britannico Boris Johnson è riuscito ad avere il via libera da parte del parlamento ad elezioni anticipate da indire il 12 dicembre. Una mossa con la quale BoJo spera di riconquistare la maggioranza e attuare la sua promessa di lasciare il Regno Unito dell'Unione europea. Il termine naturale del ritorno alle urne sarebbe stato il 2022.

Nela giornta di ieri la Camera dei Comuni britannica ha votato ad grandissima maggioranza la legge che stabilisce il ritorno alle urne in quella data: 438 deputati hanno votato a favore, 20 contro. Completato l'iter parlamentare, gli ultimi passaggi sono previsti nei prossimi giorni alla Camera dei Lord. Seguiranno la firma della Regina (il "Royal Assent") e lo scioglimento del Parlamento.

Poco prima era stato bocciato un emendamento laburista per andare a votare ancora prima, ossia il 9 dicembre: l'intento era di ridurre al massimo la possibilità che BoJo riuscisse a completare la ratifica del suo accordo Brexit. Ma oramai la diga era caduta. La svolta di oggi è avvenuta proprio con l'ok del Labour al voto anticipato: scongiurato definitivamente il 'no deal' grazie al via libera di Bruxelles ad un ulteriore rinvio della Brexit (data flessibile, comunque entro il 31 gennaio), Corbyn ha accettato di fatto la 'road map' di Johnson.

"Le nostre condizioni sono state soddisfatte", ha detto i leader laburista "ora possiamo andare al voto: lanceremo subito una campagna radicale e ambiziosa per cambiare questo Paese come mai si era visto prima". E ancora: "È giunto il tempo per un vero cambiamento. Io l'ho sempre detto che avremo dato il nostro sostegno ad un nuovo voto se il 'no deal' veniva tolto dal tavolo".

In effetti però, il vento aveva cominciato a girare a favore del premier quando nel fine settimana i liberaldemocratici e i nazionalisti scozzesi dell'Snp avevano segnalato la loro disponibilità a sostenere il ritorno anticipato alle urne, rompendo il fronte delle opposizioni. Era sulla data che si è litigato fino all'ultimo minuto, ma in seconda lettura era possibile il varo della legge a maggioranza semplice, che con il sì di lib-dem e scozzesi era diventato praticamente scontato.

Infine è crollato, durante la concitata giornata odierna di Westminster, anche l'ultimo ostacolo, ossia gli emendamenti per dare il voto anche a 16enni, 17enni, e cittadini Ue, dichiarati inammissibili dal vice speaker dei Comuni, Lindsay Hoyle. I laburisti però ora devono fare i conti con le negative perfomances nei sondaggi, mentre per i tories hanno il vento in poppa nei rilevamenti demoscopici. BoJo insomma conta di uscire rafforzato dalle urne: l'idea è di riuscire a superare lo stallo del Parlamento e di sciogliere tutti i nodi della Brexit.

Cosa può succedere ora

A seconda di come il Regno Unito uscirà dalle urne, dicono i commentatori, si aprono però diversi scenari. Il primo è che l'accordo della Brexit con l'Ue entro il 31 gennaio venga approvato nei termini concordato dal premier con Bruxelles. Il secondo è che si cerchi di dare l'avvio ad una nuova rinegoziazione dell'accordo, mentre sembra più remota la possibilità che si convochi un nuovo referendum. Ultimo scenario possibile, se pure il nuovo Parlamento dovesse incagliarsi completamente, l'annullamento definitivo della Brexit. Insomma, i rischi non mancano rischi.

I giornali hanno gioco facile nel ricordare che Theresa May aveva sbagliato i propri calcoli con le elezioni anticipate del 2017, giocandosi la propria risicata maggioranza. E qui siamo già ad una promessa mancata per Boris: aveva giurato che avrebbe portato la Gran Bretagna fuori dall'Unione europea per il 31 ottobre "costi quello che costi", e piuttosto che chiedere un nuovo rinvio avrebbe preferito "giacere nella tomba".

A denti stretti ha dovuto chiederlo, il rinvio, dato che non è riuscito a spingere per tempo il suo accordo con l'Ue attraverso le forche caudine di Westminster. E oggi, poi, è arrivato l'ok formale alla proroga da Bruxelles. "Ai miei amici britannici: l'Ue a 27 ha formalmente adottato l'estensione della Brexit. Potrebbe essere l'ultima. Per favore questa volta usatela al meglio": ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk.

A questo punto l'appuntamento è al 31 gennaio, a meno che la ratifica dell'accordo di uscita avvenga prima di tale data. Nel mezzo c'è una campagna elettorale che si annuncia infuocata, con Johnson stretto tra due fuochi: da una parte la Brexit-Party di Nigel Farage, che voleva un'uscita dall'Ue senza accordo. Dall'altra i laburisti, che faranno di tutto per rendergli la vita impossibile, accusandolo di essere il responsabile delle contorsioni che hanno portato la Gran Bretagna a nuove elezioni che non è scontato che mettano davvero la parola fine a questa tortuosa odissea.  



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it