Libia: bombe su un centro di detenzione di migranti, almeno 44 morti

L'attacco è stato attribuito alle forze del generale Khalifa Haftar. Salvini all'Agi: "Se l'Ue esiste deve dimostralo oggi. Visto che mi rompono le palle ogni giorno per ogni barca, barcone e barchetta, non posso tollerare che stiano zitti davanti ai morti in Libia"

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Articolo aggiornato alle ore 16.30 del 3 luglio 2019.

Strage in un centro di detenzione per migranti in Libia: almeno 44 persone sono state uccise e un'ottantina sono rimaste ferite in un attacco aereo a Tagiura, vicino a Tripoli. Ed ora è guerra di accuse: il governo di Tripoli riconosciuto dall'Onu e dalla comunità internazionale ha puntato l'indice sulle forze del generale Khalifa Haftar che ha negato il suo coinvolgimento.

L'attacco è avvenuto martedì al calar della notte, in azione cacciabombardieri F-16. È stato colpito un hangar che ospitava circa 120 migranti tra cui donne e bambini all'interno del centro di detenzione di Tagiura, in un sobborgo orientale della capitale, dove si stima che siano rinchiuse circa 600 persone.

Il governo di Accordo Nazionale di al-Serraj ha accusato l'Esercito Nazionale Libico: è stato un attacco "premeditato, preciso, atroce". L'Unhcr ha denunciato il "brutale disprezzo
della vita" e l'inviato Onu, Ghassan Salamè, ha parlato di "crimini di guerra".

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, ha espresso "sgomento" per "un'ulteriore tragedia che mostra l'atroce impatto della guerra sulla popolazione civile" con un
"aggravarsi delle ostilità che mette continuamente in gravissimo pericolo vite umane e distrugge infrastrutture essenziali per la popolazione". 

Dichiara Matteo Salvini all'Agi: "Se l'Ue esiste deve dimostralo oggi. Visto che mi rompono le palle ogni giorno per ogni barca, barcone e barchetta, non posso tollerare che stiano zitti davanti ai morti in Libia. Che ci sia una condanna comune e un intervento diplomatico comune e unitario a sostegno dell'unico governo legittimo". 

Haftar, l'uomo forte della Cirenaica, dal 4 aprile ha lanciato un'operazione per conquistare la capitale. Da allora i combattimenti si succedono senza sosta, nelle aree rurali a sud di Tripoli, in una spirale di violenza che ha causato almeno 600 morti, più di 5000 feriti e ha obbligato più di 30 mila famiglie ad abbandonare le case. Gli scontri armati hanno coinvolto anche le migliaia di migranti, in maggioranza subsahariani, nei dintorni della capitale in attesa di poter mettersi in viaggio o che sono rinchiusi nei centri di detenzione perché catturati dalla Guardia costiera libica. 

Secondo fonti del governo di Tripoli, Haftar ha intensificato i bombardamenti dopo che, alcuni giorni fa, ha perso la città di Gharyan, situata a 100 chilometri da Tripoli e utilizzata dalla sue forze per l'assedio alla capitale. 

Sul territorio libico vivono 700 mila cittadini non libici, ma non tutti vogliono partire alla volta dell'Europa. Nelle decine di centri di detenzione, ci sono almeno 6 mila migranti (provenienti in maggioranza da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan), gestiti da milizie accusate di torture e abusi dei diritti umani. Secondo l'Unhcr, più di tremila sono ammassati nei centri vicino la linea del fronte.



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