Un “non partito” rischia di andare al potere in Baviera

Si chiamano “Liberi elettori”, li guida un allevatore di maiali e non hanno un apparato. Ma sono la novità della Germania

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L’“alleanza papaya” è ad un passo dal governare la Baviera. Papaya nel senso di nera e arancione, dai colori di bandiera, rispettivamente, dei cristiano-sociali bavaresi e dei Freie Waehler. Quei “liberi elettori” che al di fuori della Germania meridionale quasi nessuno conosce e che, tecnicamente parlando, neanche si configurano come un partito vero e proprio. Eppure, improvvisamente, si trovano ad essere l’ago della bilancia della difficilissima partita che si sta giocando nel Land più ricco e tradizionalmente conservatore della Repubblica federale.

Dall’allevamento di maiali alle stanze del potere

Le elezioni di domenica scorsa, dove la Csu – il partito “fratello” della Cdu di Frau Merkel – ha lasciato sul terreno dieci punti percentuali e con essi la maggioranza assoluta, sono state un rimescolamento radicale del panorama politico bavarese. I Verdi assurti a secondo partito, la Spd sprofondata sotto il tetto del 10%,  l’ultradestra dell’Afd che, al di là dei rumorosi proclami, ha dovuto prendere atto che, almeno qui, la sua irresistibile ascesa sembra essersi in qualche modo arenata. 

E poi ci sono loro, i Freie Waehler di Hubert Aiwanger di Rottenburg an der Laaber, di professione ingegnere agrario e allevatore di maiali. Non hanno mai governato, neanche a livello regionale: si tratta di una realtà prevalentemente comunale, soprattutto in Baviera e poi nel Baden-Wuerttemberg. La Csu del governatore Markus Soeder lo ha già incontrato per la prima presa di contatto ufficiale in vista della formazione del nuovo governo, nel pomeriggio toccava ai Verdi.

Scarpe grosse, cervello fino

Che i Freie Waehler, forti del loro sorprendente 11,6% dei consensi, abbiano una gran voglia di entrare nelle stanze del potere è evidente: Soeder e il leader della Csu nonché ministro degli Interni Horst Seehofer l’hanno ripetuto varie volte dopo la chiusura delle urne, “per noi sono loro l’alleato naturale”, certo non i Verdi con i quali “ci sono distanze troppo grandi”, per esempio sulla sicurezza e sulla politica ambientale.

Dopo tre ore di colloqui, il buon Aiwanger se ne esce con il suo tedesco non privo di notevoli inflessioni dialettali, dicendo che l’incontro è stato “molto costruttivo” e che vi “un alto tasso di punti di vista comuni, sia pure con necessità di ulteriori discussioni”. Insomma, ognuno ha le sue “linee rosse” da difendere, ma non appaiono esserci ostacoli insormontabili: “Ha senso avviare al più presto le trattative vere e proprie”.

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Manifesti di Hubert Aiwanger del partito 'Liberi elettori' e di Markus Söder della CSU

I servizi segreti qualche sospetto lo nutrono

I numeri per governare insieme ci sono: la Csu dispone di 85 seggi, i Freie Waehler di 27. L’asticella della maggioranza è di 103 seggi. Un po’ risicato per gli standard tedeschi, ma si può fare. Casomai un ostacolo può essere la pretesa di Aiwanger e dei suoi di ottenere ben cinque ministeri. Dopodiché – e anche queste sono richieste non facili per la Csu – pretende l’abolizione delle rette per gli asili nido e vuole bloccare i progetti per la terza pista dell’aeroporto di Monaco. “Noi siamo dalla parte della piccola gente”, ama ripetere. Il che, dal suo punto di vista, comprende anche la convinzione che si debba dialogare con l’Afd, nonostante sia a rischio d’osservazione dei servizi segreti interni per i molti sospetti di connivenze con le frange dell’estremismo di destra, amanti di svastiche e nostalgici hitleriani compresi.

Una one-man-band

Per capirsi, il quarantasettenne Aiwanger è allo stesso tempo presidente federale, regionale, capogruppo del suo non-partito in Baviera e consigliere comunale nella sua Rottenburg. I “liberi elettori” si chiamano così perché in teoria sono una specie associazione di vari gruppi elettorali comunali: ecco perché non hanno un grosso apparato e neanche una sede centrale, ma un’infinita di piccoli circoli sparsi sul territorio.

“Carne della nostra carne”

Fu dieci anni fa che al sanguigno Aiwinger riuscì l’impossibile, ossia l’ingresso nel parlamento regionale bavarese. Il rapporto con la Csu è sempre stato ambivalente: da una parte Seehofer ha spesso cercato di ridimensionare i Freie Waehler con generose prebende alle comunità locali, ma dal punto di vista dei contenuti molti deputati cristiano-sociali definiscono il non-partito di Aiwanger “carne della carne della Csu”. Conservatori e pragmatici al tempo stesso, per molto tempo i “liberi elettori” non avevano un programma unitario.

Verdi rossi neri, soprattutto indipendenti

Ora si sono presentati con proposte che sembrano arrivare da vari angoli del mercato politico: gli asili nido gratis come la Spd, la difesa degli animali e il no alla terza pista dell’aeroporto come i Verdi, un limite molto più stretto ai ricongiungimenti familiari dei migranti come la Csu… in più, chiedono lezioni di storia regionale nelle scuole e programmi per la difesa del dialetto e delle tradizioni.

Come la Csu, ma più ragionevoli. Quindi i peggiori nemici dei sovranisti

Scrive lo Spiegel che l’attuale successo dei Freie Waehler “si fonda una strategia molto semplice, il cui messaggio è: siamo come la Csu, solo più ragionevoli”. E poi, si dice a Monaco, ormai hanno più dei cugini cristiano-sociali la comprensione di che materia siano fatte la provincia profonda, le paure dei contadini, le preoccupazioni dei commercianti nei villaggi, le ansie dei piccoli artigiani. Per certi aspetti, la stessa fetta di Baviera a cui guarda l’Afd.

Bell’inghippo, per i nazional-populisti del terzo millennio, trovarsi di traverso tutta questa concorrenza multicolore: dopo quella verde ora anche quella di colore papaya dell’allevatore Aiwanger.



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