Tutti contro Angela Merkel, la "cancelliera che non c'è"

Nonostante la batosta elettorale in Turingia, l'ex "ragazza dell'est" continua a non aprire bocca sulle questioni di politica interna, suscitando sconcerto nel suo partito

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 KAY NIETFELD / DPA / AFP
Angela Merkel

Angela Merkel, la "cancelliera che non c'e'". A Berlino non si parla d'altro: mentre nella sua Cdu volano i coltelli e ci si divide su tutto, mentre lo tsunami delle elezioni in Turingia - con il boom parallelo dell'ultradestra dell'Afd e della sinistra "radicale" della Linke da una parte e l'emorragia di oltre undici punti percentuali in casa Cdu dall'altra - obbliga i partiti tradizionali a rivedere tutte le loro strategie e a ipotizzare coalizioni "creative" mai viste prima, mentre l'economia tedesca continua a traballare vistosamente, l'ex "ragazza dell'est" non c'è. Tace.

Nel senso che interviene mai su temi di politica interna: non una parola, né una presa di posizione, un consiglio o in intervento. E questo provoca sconcerto e non poche critiche, soprattutto tra le sue stesse fila. Non una parola, per esempio, per difendere colei che era stata indicata come sua delfina, Annegret Kramp-Karrenbauer detta "AKK", in fortissima difficoltà dopo le ripetute debacle elettorali in Sassonia, Brandeburgo e in Turingia. "Sembra che in questa fase finale del suo cancellierato, Merkel sia interessata solo alla politica estera", scrive lo Spiegel.

La stampa all'attacco

Quasi come una provocazione è stato visto il suo viaggio, iniziato oggi, in India, dove si occuperà tra l'altro di relazioni bilaterali e di digitalizzazione. "Così, mentre a Berlino ancora una volta la Grosse Koalition inizia a tremare, a Nuova Delhi la cancelliera viene ricevuta come una regina. Da giorni ovunque nella capitale ci sono dei manifesti con il suo volto, e tutti i più importanti media del Paese di 1,4 miliardi di abitanti parlano di lei", attacca la Bild, il tabloid più diffuso in Germania. 

"La cancellera si eleva sopra le diatribe di tutti i giorni, tanto da non esistere più come soggetto di governo", incalza a sua volta lo Spiegel. "In fondo non conta se si trovi in India o nella cancelleria, perché comunque nega al Paese la sua guida", insiste il settimanale amburghese. "E naturalmente è un po' strano vivere in un Paese il cui capo di governo rappresenta oramai solo un simbolo di se stesso, quasi un monumento a se stesso. Angela Merkel è una star mondiale: ma è ancora cancelliera?".

La Cdu in rivolta

Qualche giorno fa ha scatenato notevoli malumori l'intervento di Frau Merkel alla cerimonia di commiato per Mario Draghi, dove la cancelliera non ha risparmiato lodi al presidente uscente della Bce quale salvatore dell'euro e garante della stabilità del Vecchio Continente. Non una mezza critica all'espansività della sua politica monetaria, una specie di tormentone in Germania, dove sovente Draghi viene dipinto come "Conte Draghila" che succhia i risparmi tedeschi a favore degli "inaffidabili" Paesi sudeuropei. Non bastasse, quella che è in corso nella Cdu assomiglia ogni giorno di più ad una vera e propria rivolta: dopo il voto in Turingia c'è chi ha apertamente messo in discussione la leadership nel partito che fu di Adenauer e di Kohl, ossia AKK, e per estensione ovviamente anche Merkel.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la Turingia: allo scopo di arginare il trionfo dell'ultradestra - qui guidata dal controverso Bjoern Hoecke, sovente sotto accusa per eccessiva aderenza a linguaggio e immaginario da Terzo Reich - nel cuore dell'ex Ddr si discute se sia plausibile mettere insieme un governo in cui coabitino i cristiano-democratici e la sinistra-sinistra della Linke, con la quali qualsivoglia ipotesi di collaborazione era stata categoricamente esclusa fino al giorno prima. Altrimenti, è stata lanciato sul pianto l'opzione di un governo di minoranza guidata proprio dalla Cdu con l'Spd, i Verdi e i liberali dell'Fdp: un'idea che a molti in Germania fa tremare i polsi. E la cancelliera che ne dice? Niente, ovviamente. Sarà una strategia?, si chiede qualcuno.

Intanto, però le critiche aumentano di tono. Friedrich Merz, già sfidante di AKK alla guida della Cdu, è andato all'attacco senza mezzi termini. Da anni, dice Merz, sul Paese si stende "come una coltre di nebbia l'inattività e la mancanza di guida da parte della cancelliera. Non posso immaginare che questo modo di governare possa durare altri due anni". Il riferimento è alla scadenza del mandato di Frau Merkel: fissata, al 2021. Al posto della cancelliera risponde un gruppo di 15 deputati che ha definito "il comportamento di singoli esponenti estremamente dannoso per il partito" per non dire "autodistruttivo", come ha scritto su Facebook Norbert Roettgen, esponente di lungo corso dei cristiano-democratici, secondo il quale "si tratta di attacchi politicamente senza senso e scomposti nello stile e nel contenuto". 

E anche l'economia va male

Una conflittualità che certo non placa l'ansia dei tedeschi, già impauriti dalle recenti performance in negativo dell'economia, con la recessione che alligna, la fiducia delle imprese che cala, la produzione che perde colpi. "Ma è improbabile che si scivoli in una recessione più profonda", commenta l'Istituto tedesco per la ricerca economica (Diw), che prevede per l'ultimo trimestre dell'anno qualche segnale di ripresa, ma ammette che il Pil ristagnerà anche negli ultimi tre mesi del 2019, stretto anche tra la guerra commerciale Usa-Cina e le incertezze estreme della Brexit.

Di fronte a tutto ciò, il silenzio di Merkel appare rumorosissimo. A 5779 chilometri di distanza in linea d'aria, la cancelliera preferisce parlare con Narendra Modi di 'smart cities' e di mobilita' elettrica. Commenta un vecchio deputato Cdu: "Che dire? Questioni di priorità". 



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