di Eugenio Buzzetti
Pechino, 23 dic. - La fase acuta dello smog sulla Cina nord-orientale si conclude e venti aziende cinesi che non hanno rispettato i divieti anti-inquinamento delle autorità centrali sono state accusate pubblicamente dal Ministero della Protezione Ambientale cinese. Pechino archivia l'ultima ondata di "air-pocalypse" bacchettando cementifici, acciaierie e aziende chimiche che non hanno rispettato le normative e hanno continuato a operare anche nei giorni in cui i rilevatori di inquinamento schizzavano oltre quota 500 microgrammi di pm 2.5 per metro cubo di aria in molte zone del nord-est della Cina.
Nonostante gli sforzi e le misure annunciate sia a livello centrale che locale, l'area dello Hebei, la provincia cinese che confina con Pechino e Tianjin, è stata travolta dallo smog: la concentrazione di polveri sottili nell'aria ha addirittura sforato, al picco, i mille microgrammi di pm 2.5 per metro cubo a Shijiazhuang, a solo poche ore di treno da Pechino. L'allerta rossa, il grado più alto della scala cromatica utilizzata per identificare il tasso di smog, è durata sei giorni, con quattro di fase acuta sopra Pechino e le aree circostanti: la nube tossica sopra la capitale cinese ha provocato la cancellazioni di centinaia di voli e il ritardo di molti altri tra Pechino e Tianjin, scuole elementari chiuse e molti ricoveri per crisi respiratoria.
Oggi, a Pechino, la concentrazione di polveri sottili nell'aria era intorno ai centocinquanta microgrammi di pm 2.5, ancora molto al di sopra della soglia di sicurezza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (25 microgrammi per metro cubo di aria per un'esposizione complessiva non superiore alle 24 ore) ma in netto calo rispetto agli oltre 500 microgrammi dei primi giorni di questa settimana. Lo Hebei si conferma la provincia più inquinata della Cina: sette delle dieci città che hanno sofferto di più dello smog di questi giorni si trovano in questa zona e uno studio compiuto su 74 città cinesi dall'Università di Nanchino, nella Cina orientale, mostra che delle tre milioni di morti registrate nel 2013, quasi un terzo (il 31,8%) potrebbe essere collegata allo smog, che proprio quell'anno aveva raggiunto picchi allarmanti ed era durato per intere settimane.
Punire le aziende responsabili dell'aumento dello smog, però, non servirà a ridurre il tasso di smog, e le autorità locali, a Pechino, sembrano pronte a considerare il fenomeno alla stregua di una calamità: nei giorni scorsi, era emersa sui media cinesi l'ipotesi di dichiarare lo smog un "disastro meteorologico", una scelta che sta già facendo discutere e che in molti vedono come un segnale sbagliato per le aziende che inquinano, e che il governo oggi accusa di avere violato le regole e di avere prodotti dati falsi sull'impatto ambientale dei loro stabilimenti.
Per approfondire:
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23 DICEMBRE 2016
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