In collaborazione con l'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese
Di Marco Scarinci
Roma, 17 lug. - In questi giorni si è celebrato l'anniversario della morte del quattordicesimo Shamarpa, Mipham Chokyi Lodro (1952-2014). Inquadrare questa figura può aiutare i lettori a comprendere la complessità istituzionale del Buddhismo Tibetano, considerato che quest'ultimo è stato uno dei principali oppositori del presente Dalai Lama nel suo tentativo di estendere la propria autorità al di fuori del proprio lignaggio.
Il primo tulku ufficiale della storia del Tibet è il Karmapa, capo del lignaggio Karma Kagyu. Questa scuola - che ha il più numeroso numero di adepti dopo quella Gelug - si è sviluppata nel tempo con una chiara e rigida gerarchia, caratteristica che è andata a distinguerla dalle altre scuole. Dopo il Karmapa - considerato dalla tradizione un vero e proprio Buddha vivente, se non addirittura l'incarnazione dell'Attività Illuminata di tutti i Buddha - troviamo una serie di tulku che hanno generalmente il ruolo di reggenti tra la morte di un Karmapa e il ritrovamento di quello successivo. Questi reggenti non hanno tutti la stessa importanza e autorevolezza istituzionale, ma sono ordinati in una gerarchia in cui ciascun maestro ha un grado di importanza specifico, quello che la tradizione nella sua evoluzione gli ha attribuito; non esistono due maestri sullo stesso livello, come accade, per esempio, nella gerarchia cattolica (sotto il Papa ci sono i Cardinali, che hanno tutti la stessa importanza).
Sotto il Karmapa, quindi, abbiamo in ordine decrescente di importanza i seguenti dignitari: lo Shamarpa, Tai Situ Rinpoche, Jamgon Kongtrul Rinpoche, Gyalstab Rinpoche, e molti altri. Pertanto lo Shamarpa è il più importante Lama del lignaggio Karma Kagyu dopo il Karmapa. Mentre il Karmapa è considerato dai suoi devoti essere un'emanazione del Bodhisattva della Compassione, Avalokiteshvara, lo Shamarpa è considerato essere un'emanazione di Buddha Amithaba. In questo, la coppia Karmapa-Shamarpa nel lignaggio Karma Kagyu assomiglia molto alla ben successiva (e più famosa per i "non addetti ai lavori") diade Dalai Lama-Panchen Lama del lignaggio Gelug, pur con delle notevoli differenze di ruoli dovuti alla diversa storia e organizzazione dei due lignaggi.
Il primo Shamarpa Drakpa Senge (1284–1349) fu il principale discepolo del terzo Karmapa. La sua reincarnazione venne riconosciuta dal quarto Karmapa, e questo rese lo Shamarpa, pertanto, il secondo tulku della storia del Tibet. Ricevette in dono una Corona Rossa come simbolo della propria attività illuminata, ed è da questa che deriva il suo nome ("Shamar" vuol dire appunto "Corona Rossa").
Mentre nel caso degli altri alti Tulku del lignaggio Karma Kagyu nacque la tradizione di riconoscere retroattivamente alcune loro precedenti reincarnazioni in alcuni importanti personaggi del tantrismo indiano e tibetano (ad esempio Tai Situ Rinpoche sarebbe reincarnazione di Drogon Rechen e addirittura di Marpa), questo non è mai accaduto con lo Shamarpa. Il motivo è semplice: si crede che lo Shamarpa sia un'emanazione del Karmapa stesso, e in particolare del secondo Karmapa Karma Pakshi. Pertanto le vite precedenti dello Shamarpa sarebbero le stesse del Karmapa, semplicemente perché prima erano un'unico essere. Questo ha reso il loro rapporto particolarmente stretto nel corso della storia, tanto da riferirsi allo Shamarpa, a volte, come al "Karmapa dalla Corona Rossa".
Gli scritti di alcuni Shamarpa divennero molto importanti nella letteratura buddhista e sopratutto tantrica del Tibet. Ad esempio il commentario del sesto Shamarpa sui sei Yoga di Naropa divenne un classico ed il principale manuale di riferimento su queste pratiche del lignaggio Kagyu (il testo in questione è stato tradotto in inglese ed inserito nel volume "Mahāmudrā and Related Instructions: Core Teachings of the Kagyu Schools", ed. Wisdom Publications, curato da Peter Alan Roberts). Degno di nota è anche il manuale sul Lojong - l'Addestramento Mentale in 7 Punti - del quinto Shamarpa Konchok Yenlak.
Il quarto Shamarpa ebbe anche un importante ruolo politico. Su richiesta della popolazione del Tibet Centrale, infatti, ne divenne il Re per undici anni. Fu lui a costruire il monastero di Yangpachen, che divenne la storica sede tradizionale degli Shamarpa; praticamente, esso fu ciò che era Tashi Lungpo per i Panchen Lama e il Potala per i Dalai Lama. Il monastero di Yangpachen si trova nella prefettura di Lhasa dello Xizang/Tibet, a circa 85 Km a sudest di Lhasa. Venne distrutto durante la Rivoluzione Culturale, ma l'ultimo Shamarpa decise di farlo ricostruire, cosa che il Governo Cinese gentilmente ha concesso. Il monastero, ricostruito da un architetto di Hong Kong, è ormai completamente funzionante e soddisfa le esigenze spirituali dei tibetani del luogo.
Quando la scuola Gelug acquisì potere politico nel Tibet Centrale i rapporti con la scuola Karma Kagyu deteriorarono e ci furono vari conflitti. Diversi Shamarpa cercarono di fermare l'influenza Gelugpa nei monasteri Kagyupa, cosa che portò il governo dei Dalai Lama a cercare di colpire in vario modo (sopratutto legalmente) l'istituzione degli Shamarpa. Riuscirono in questo intento ai tempi del decimo Shamarpa, Mipam Chödrup Gyamtso. Egli era infatti fratello di sangue del terzo Panchen Lama (si noti il fatto che questo legame di parentela ha un suo significato simbolico, dato che entrambi sono ritenuti essere incarnazioni del Buddha Amithaba nelle tradizioni tibetane). Lo Shamarpa non solo non era ben visto dal governo tibetano per motivazioni settarie e politico-religiose, ma era anche visto con sospetto dal rappresentante della dinastia cinese Qinq a Lhasa, in quanto lo Shamarpa (avendo come madre una principessa del Ladakh) sviluppò un certo legame con il governo britannico in India. Nel 1788 ci fu un conflitto tra Nepal e Tibet/Cina, poi vinto dalle truppe imperiali della dinastia Qinq (cosa che dimostra la piena sovranità dell'impero cinese in Tibet). Lo Shamarpa, che si trovava in Nepal, fu accusato di fomentare questo conflitto (quando invece, secondo i suoi sostenitori, cercò di pacificare la situazione), cosa che portò il governo tibetano a condannare lo Shamarpa all'esilio e a vietare, al momento della sua morte, il riconoscimento della sua reincarnazione in Tibet.
Con l'esilio in Nepal ed il divieto legale di riconoscere il tulku dello Shamarpa, il monastero di Yangpachen venne confiscato e convertito forzosamente in un monastero Gelugpa. La Corona Rossa venne presa e ci sono varie leggende sulla sua fine: chi dice che venne regalata anni dopo dal Dalai Lama ad uno Zar russo, chi afferma che venne sotterrata davanti l'ingresso di Yangpachen per essere dissacrata da tutti i passanti che, così, la calpestavano inconsapevolmente. Ancora oggi la Corona Rossa non è tornata al suo legittimo proprietario e, quando il sedicesimo Karmapa chiese all'ultimo Shamarpa se desiderava che ne venisse costruita un'altra, quest'ultimo rispose che, ormai, si poteva fare a meno di queste tradizioni.
Nonostante la legge imposta dal governo dei Dalai Lama che vietava il riconoscimento degli Shamarpa, il Karmapa continuò a riconoscere la sua reincarnazione. Lo fece in segreto, però. Pertanto sulle vite degli Shamarpa dall'undicesimo al tredicesimo non si sa molto. Vennero istruiti direttamente dal Karmapa e spesso vissero con lui. Dato che non potevano ricoprire il loro ruolo tradizionale si dice che alcuni ebbero delle occupazioni alternative: ad esempio l'undicesimo Shamarpa fece il medico tibetano.
E' proprio grazie alla Liberazione Pacifica del Tibet che l'istituzione dello Shamarpa ha potuto ritornare alla luce: la legge del Tibet centrale venne annullata, il sedicesimo Karmapa intronizzò ufficialmente il quattordiscesimo Shamarpa - ristabilendo una tradizione molto antica - e i Gelugpa ridiedero al suo legittimo proprietario il monastero di Yangpachen. Lo Shamarpa visse per lo più nel monastero di Rumtek, nel Sikkim, istruito dal Karmapa. Tutto filò liscio fino alla morte del sedicesimo Karmapa nel 1982, quando alcune tensioni tra i reggenti vennero alla luce e portarono a due riconoscimenti indipendenti di due incarnazioni del Karmapa.
Nonostante lo Shamarpa fosse il più alto dignitario del lignaggio Karma Kagyu in assenza del Karmapa, per una serie di circostanze, il suo Karmapa (Thaye Dorje) è stato quello meno seguito e riconosciuto. Tra i motivi principali c'è il fatto che il Dalai Lama ha appoggiato il riconoscimento del Karmapa riconosciuto da Tai Situ Rinpoche: Orgyen Trinlay. Le critiche che lo Shamarpa ha rivolto al Dalai Lama a causa di questo conflitto sono state spesso molto pesanti: per esempio disse che il suo Karmapa non ha bisogno di alcun visto del Dalai Lama per reincarnarsi in questo mondo, né deve passare dal suo ufficio immigrazioni. Quel che è peggio, secondo lo Shamarpa era inammissibile il fatto che il Dalai Lama tentasse di esercitare la propria autorità sugli altri Lignaggi, per di più per motivazioni politiche, pur essendo le altre scuole tibetane storicamente indipendenti da lui.
Questo conflitto ha portato delle conseguenze disastrose nel rapporto (già molto precario, considerati i precedenti storici) tra l'establishment tibetano in esilio e lo Shamarpa. Quest'ultimo è stato spesso emarginato, disprezzato o addirittura considerato un traditore della "causa tibetana". Né lui, né il suo Karmapa sono mai stati invitati agli incontri che vengono a volte organizzati tra i vari leader religiosi tibetani. Per contro lo Shamarpa ha sempre invitato i propri seguaci a non invischiarsi in controversie politiche, e questo vuol dire anche di non coinvolgersi nella causa tibetana. Ha sempre criticato i residui teocratici che il Governo in Esilio si è portato dal Tibet antico, considerati dallo Shamarpa assolutamente nefasti e causa di corruzione del Buddhismo. Pertanto, nessuna delle organizzazioni legate allo Shamarpa ha mai aderito alle campagne Free Tibet.
Ciononostante, va precisato, lo Sharmapa non ha mai cercato alleanze né tra gli oppositori del Dalai Lama nella comunità in esilio (come i seguaci di Shugden), né tanto meno nel Governo Cinese. Quest'ultimo, come ha ammesso lo stesso Shamarpa, si è sempre dimostrato gentile nei suoi confronti: per esempio gli venne concessa la ricostruzione di Yangpachen. Tuttavia lo Shamarpa decise di non sviluppare la sua attività in Cina (con l'eccezione di Hong Kong) per non rovinare il proprio rapporto con il Governo Indiano, per lui molto prezioso per la sua battaglia per il riottenimento del monastero di Rumtek in Sikkim, occupato nel 1992 dall'altra fazione del lignaggio Karma Kagyu. Ebbe invece molti seguaci in Bhutan (essendo amico intimo della famiglia reale) e in Nepal, luogo con il quale ha una forte connessione che trova le proprie radici nella storia del proprio lignaggio di reincarnazioni. In Nepal infatti avvenne la sua cremazione, in seguito all'infarto che lo uccise l'11 Giugno 2014, in Germania.
L'autore di questo articolo ha incontrato lo Shamarpa svariate volte in diverse circostanze. L'impressione che ne ha ricevuto è quella di un acume fuori dal comune (in particolare nei riguardi di alcune sottigliezze dottrinali del Buddhismo) e un carattere molto alla mano, nonostante il suo importante ruolo istituzionale. Il tutto accompagnato però da una sensazione di mistero attorno alla sua personalità più intima.
La sua morte ha aperto una nuova fase per il lignaggio Karma Kagyu di cui è impossibile sapere lo sviluppo: chi sarà il prossimo Shamarpa? Sarà trovato dal suo Karmapa (Thaye Dorje), oppure anche il Karmapa riconosciuto dal Dalai Lama (Orgyen Trinlay) proverà a trovare una sua reincarnazione dello Shamarpa, creando, pertanto, un'altra controversia del Buddhismo Tibetano? La situazione è delicatissima perché in entrambi i casi avremo un risultato paradossale: nel primo caso ci sarebbe uno Shamarpa trovato da un Karmapa che, secondo i propri avversari (che sono la maggioranza e la fazione politicamente più forte), non avrebbe le qualità per trovarlo; nel secondo caso, invece, a trovare la sua reincarnazione sarebbe un Karmapa che lo Shamarpa non ha riconosciuto. Il rischio che vengano trovati due Shamarpa diversi è altissimo.
17 LUGLIO 2015
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