Di Giovanna Tescione
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Pechino, 26 mag. – "Difesa attiva” e maggiore cooperazione internazionale sulla sicurezza, è quanto emerge come prioritario dal libro bianco sulla strategia militare cinese emesso martedì dall’Ufficio informativo del Consiglio di Stato. Il libro bianco, dal titolo “Strategia militare della Cina”, traccia, in un testo da circa 9mila caratteri, “i principi di difesa del Paese, di auto-difesa e di attacco non preventivo”, tutti concetti che sottolineano, si legge nel rapporto, l’intenzione da parte della Cina “di non attaccare a meno di essere attaccati”.
Una strategia che aderisce al concetto di unità della difesa strategica e a un’offensiva tattica e operativa. Obiettivo primario: sviluppare una marina militare che sia in grado di “proiettare la propria presenza lontano dai propri confini in mare” per estendere la propria “protezione nei mari aperti”, piuttosto che la sola “difesa al largo delle proprie coste”.
Un cambiamento radicale della strategia militare cinese, quindi, quello annunciato dal libro bianco, in cui la marina militare abbandonerà la sola strategia di difesa delle coste per integrarla con una difesa e pattugliamento in mare aperto. Non solo. Il libro bianco prevede il passaggio delle forze terrestri da una difesa territoriale a una con mobilità su scala nazionale e un'aeronautica militare che avrà il duplice compito di difesa e attacco.
Quattro le aeree critiche per la sicurezza individuate dal Consiglio di Stato: spazio, oceano, nucleare e spazio cibernetico; aree chiave dove il rafforzamento della sicurezza cibernetica risulta centrale per tenere testa a “gravi minacce alla sicurezza” e“vincere guerre locali informatizzate”.
Una risposta pronta alle preoccupazioni che vengono dal mondo e, secondo gli esperti, per aumentare verosimilmente la trasparenza della difesa nazionale - il libro bianco sulla difesa, che la Cina emette ogni due anni, è il secondo su sette emessi dal 1998 da Consiglio di Stato ad essere reso pubblico. Mentre per molti suona più come una esibizione di muscoli.
D’altra parte il rafforzamento militare è necessario non perché, si legge nel rapporto, “nel prossimo futuro si preveda una guerra mondiale”, ma perché “emergono nuove minacce, dall’egemonismo, ai poteri politici al neo-interventismo”. Poi aggiunge, “la competizione internazionale per la ridistribuzione del potere, dei diritti e degli interessi è destinata ad intensificarsi”. A preoccupare la Cina anche “il terrorismo e questioni complesse e volatili in zone calde che includono problemi etnici e religiosi ai confini – Tibet, East Turkestan e Taiwan in prima fila - fino alle dispute territoriali”.
Ma poi il libro rassicura "la Cina continuerà a percorrere la strada dello sviluppo pacifico, continuando a perseguire una difesa attiva, salvaguardando la sovranità territoriale nazionale".
Ed è proprio quest'ultimo punto che preoccupa non poco i paesi occidentali, in primis gli Stati Uniti, impegnati ad osservare le mosse della Cina nel mar cinese meridionale ed orientale e le rivendicazioni della Cina su isole contese con molti degli Stati del Sud-est asiatico, tra cui Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei, ma anche Taiwan e Giappone, con il quale gli Stati Uniti hanno un patto di difesa risalente al 1960 con il Trattato di Reciproca Assistenza e Cooperazione e che guardano con sospetto i movimenti, spesso definiti “aggressivi”, della Cina.
Un punto sottolineato nel libro bianco: “alcuni Stati che sorvegliano costantemente con mezzi aeree e marittimi ed effettuano ricognizioni nei confronti della Cina”, il che “spinge la Cina a salvaguardare i propri diritti e interessi marittimi”, si legge nel rapporto, con un chiaro riferimento agli eventi della settimana scorsa che hanno visto Pechino e Washington in una nuova polemica dopo che la Cina aveva intimato minacciosamente per ben otto volte un aereo da pattugliamento marittimo americano Usa di allontanarsi immediatamente dai cieli sopra l'isola artificiale, quella che Washington definisce la "Grande Muraglia di sabbia"e che Pechino sta costruendo nel Pacifico.
L’interesse cinese per lo sviluppo della propria marina militare è cresciuto negli ultimi anni. Nel 2014 l’aumento del budget si attestava attorno al 12.2%, percentuale che non include la ricerca, lo sviluppo e l’importazione di armi, mentre quest’anno la Cina conta di investire, secondo l’agenzia di stampa internazionale Reuters, 886.9 miliardi di yuan da aggiungersi a quelli già spesi negli ultimi anni nello sviluppo di sottomarini, navi militari e una portaerei.
Altre rassicurazioni dal rapporto arrivano poi sul fronte del nucleare, sul quale la Cina si dice non intenzionata ad iniziare una corsa agli armamenti con nessun altro Paese, ma che utilizzerà come “contrattacco nucleare”. La forza nucleare resta in ogni caso “strategica per salvaguardare la sicurezza e la sovranità nazionale”.
26 maggio 2015
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