di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 2 ago. - La "legge del buon samaritano" è da ieri in vigore, a Shenzhen, nel sud-est della Cina. Chiunque cerchi di salvare una vita in pericolo verrà protetto dalla nuova normativa e non correrà il rischio di dovere pagare una multa per l'eventuale fallimento o per accuse ingiustificate da parte della persona che è stata soccorsa. La nuova legge non eviterà comunque al buon samaritano di poter finire davanti a un giudice, ma la persona salvata, in caso di giudizio, dovrà fornire prove della colpevolezza di chi lo ha salvato, e se verrà dimostrato che ha cercato di approfittarsi della situazione, potrà anche andare incontro al carcere. Chi, invece, testimonierà a favore della persona che si è messa la servizio dell'altra in pericolo, potrà anche ricevere una ricompensa.
La "Legge del buon samaritano" fa seguito a diversi casi che sono stati raccontati dalle cronache cinesi negli scorsi anni e hanno attirato l'attenzione per l'apparente mancanza di pietas dei cinesi nei confronti di una persona in condizioni disperate in luoghi pubblici. Un caso limite era accaduto nel 2006, quando un giovane uomo aveva accompagnato una donna in ospedale dopo che scendendo da un autobus aveva riportato diverse fratture in vari punti. La donna in seguito lo aveva citato in giudizio dichiarando che il suo aiuto era un'implicita dichiarazione di colpa: l'uomo ha dovuto pagare danni per 45mila yuan, circa 5500 euro. Un altro caso ancora più grave risale al 2011, quando una bambina di due anni è stata investita da un'auto e non è stata soccorsa da alcun passante. Nel frattempo la piccola era stata investita da una seconda auto in corsa ed è morta otto giorni dopo in ospedale.
Il modello della nuova normativa in vigore a Shenzhen è quello di una legge analoga americana, anche se con differenze da Stato a Stato, ma che salvaguarda la buona fede e l'impegno di chi si prodiga per salvare il prossimo -anche se non munito di apparecchiature specifiche- e protegge anche il personale medico e gli infermieri, qualora applichino le procedure corrette nei casi di emergenza. Una legge simile esiste anche in altri Paesi, come l'Australia, il Canada e alcuni Paesi dell'Unione Europea. Gli internati cinesi hanno accolto con favore la nuova legge, e in molti già chiedono che venga estesa a livello nazionale. Il progetto parte da Shenzhen, una delle maggiori città cinesi che è anche un punto di ritrovo per molti lavoratori migranti, spesso soli e senza una rete sociale su cui potere fare affidamento.
La discussione sulla possibilità di introdurre questo tipo di legge a Shenzhen era cominciata già da tempo. Nell'agosto del 2012 era stata presentata una prima bozza della legge,ma il dibattito era cominciato già dopo l'episodio della bambina di due anni travolta due volte dalle auto in corsa e successivamente morta in ospedale. Il caso, all'epoca, aveva attirato lo sdegno popolare, e aveva fatto riflettere i legislatori sulla necessità di una nuova norma per impedire questo tipo di situazioni. La vicenda aveva anche fatto riflettere sulle motivazioni alla base del comportamento comune in questo genere di casi, ovvero la possibilità di passare dall'essere il salvatore al diventare, magari in sede giudiziaria, l'aggressore. Con la nuova legge, entrambe queste possibilità vengono eliminate, a meno che non vengano provate di fronte a un giudice.
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