di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 22 lug. - Il colosso farmaceutico britannico, GlaxoSmithKline ammette che alcuni manager del gruppo che operano in Cina hanno violato la legge. "Non abbiamo alcuna tolleranza per comportamenti di questa natura" ha spiegato Abbas Hussain, a capo della divisione business del quadrante Asia-Pacifico dell'industria farmaceutica britannica, assicurando che GSK collaborerà a fondo nelle indagini con il Ministero della Pubblica Sicurezza di Pechino. GSK è sotto inchiesta per corruzione in Cina. Hussain è stato inviato dal gruppo in Cina per trattare la vicenda con le autorità centrali. In un comunicato, il ministero della Pubblica Sicurezza di Pechino ha poi affermato che Hussain si sarebbe scusato a nome del gruppo che rappresenta per il comportamento dei dipendenti accusati di avere corrotto medici cinesi per spingere la vendita dei farmaci prodotti dalla casa farmaceutica britannica.
GSK ha poi confermato che collaborerà con le indagini cinesi sulle tangenti pagate dal gruppo. Lunedì scorso, la polizia cinese aveva arrestato quattro dirigenti di GSK, uno dei quali, Liang Hong, martedì scorso aveva confessato di fronte alle telecamere di CCTV, la principale emittente televisiva cinese, di avere pagato egli stesso somme di denaro per spingere al rialzo il prezzo dei farmaci. L'entità delle presunte tangenti pagate dal gruppo è di circa tre miliardi di yuan e la modalità dei pagamenti avveniva attraverso una serie di agenzie di viaggio compiacenti, circa 700 secondo gli inquirenti, per corrompere medici e strutture ospedaliere a prescrivere le loro medicine ai pazienti. Una di queste, sarebbe la Shanghai Linjiang International Travel Agency, le cui attività sono state sospese la scorsa settimana.
I guai della casa farmaceutica britannica sono poi proseguiti nei giorni scorsi. Ieri era stato arrestato un consulente di GSK, Peter Humphrey, fondatore e direttore della società ChinaWhys che avrebbe operato come contractor di GSK. Giovedì, invece, era giunta la notizia di un provvedimento restrittivo spiccato contro Steve Nechelput, responsabile in Cina per l'area finanziaria della casa farmaceutica, al quale era stato vietato di lasciare il Paese. A "salvarsi", sarebbe stato, invece, il general manager di GSK per la Cina, Mark Reilly, che avrebbe invece lasciato il Paese il mese scorso per tornare in Inghilterra. Nella stretta contro le case farmaceutiche, i funzionari dell'Amministrazione Statale per l'Industria e il Commercio cinese hanno operato una perquisizione alla sede cinese della belga UCB. Nel mirino degli inquirenti, anche AstraZeneca, che ha reso noto oggi che venerdì scorso la polizia cinese era entrata negli uffici della sua sede a Shanghai: uno degli impiegati del gruppo è stato fermato dalle forze di polizia per essere interrogato. In bes ad alcuni documenti di cui è entrato in possesso il New York Times, nella stretta anti-corruzione cinese ci son anche altri noti gruppi europei del farmaco come Sanofi, Roche, Merck e Novartis che avrebbero operato sul mercato cinese con modalità analoghe a quelle di GSK.
Il 4 luglio scorso, era arrivato l'annuncio da parte delle autorità cinesi che sessanta gruppi farmaceutici -tra stranieri e cinesi- erano sotto inchiesta per avere venduto i loro prodotti sul mercato a prezzi maggiorati. Tra questi anche la stessa GlaxoSmithKline. Contro la vicenda delle presunte tangenti pagate dalle case farmaceutiche straniere in Cina si era pronunciato anche il Quotidiano del Popolo, che aveva accusato le industrie straniere del farmaco di avere una posizione dominante sul mercato interno e di sfruttare falle nel sistema di controlli dei Paesi emergenti per proprio tornaconto. GSK, nei giorni scorsi, ha accettato di essere sottoposta a controlli da parte del governo cinese per i prossimi cinque anni e ha confermato che pagherà le multe a cui sarà soggetta con le proprie risorse finanziarie.
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