di Eugenio Buzzetti
Pechino, 23 lug. - Dopo il latte in polvere alla melanina, la salsa di soia prodotta con i capelli, l'inchiostro e la paraffina usati per migliorare l'aspetto di noodles a basso prezzo e l'olio di scolo impiegato nelle cucine dei ristoranti, ora è il turno dei preparati alimentari per bambini. Sono i prodotti caseari per i più piccoli i responsabili dell'ultimo scandalo alimentare cinese. Una quantità eccessiva di aflatossina è stata scoperta dalle autorità sanitarie del Guangzhou in cinque diversi preparati per prodotti per bambini. L'aflatossina è una sostanza prodotta generalmente da un fungo o da una muffa presente in diversi generi alimentari e può causare cancro al fegato. Sotto accusa per l'ennesimo scandalo alimentare è un'azienda dello Hunan, la Ava Dairy, responsabile, assieme a una sua controllata, dei cinque prodotti adulterati. Lo rivela l'agenzia di stampa di Stato Xinhua, che riporta una nota del dipartimento per il commercio e l'industria di Guangzhou. La vendita dei prodotti contraffatti è stata sospesa fino a ulteriori accertamenti da parte delle autorità sanitarie.
L'industria casearia cinese è stata più volte sotto i riflettori per la presenza di sostanze tossiche nei prodotti in commercio. Lo scorso mese, a rendersi protagonista di uno scandalo alimentare simile era stata la Yili, la più grande industria casearia cinese con sede nella provincia settentrionale della Mongolia Interna, per l'elevato tasso di mercurio contenuto in alcuni prodotti sempre destinati ai più piccoli. L'azienda è stata costretta a ritirare dal mercato tutti i prodotti confezionati negli ultimi sei mesi. La Yili era già tristemente nota per essere stata coinvolta nello scandalo del latte in polvere alla melanina che nel 2008 ha portato alla morte di sei bambini e all'intossicazione di altre 300mila persone in tutta la Cina. Nello scorso mese di dicembre, poi, un altro grande nome dell'industria casearia cinese, la China Mengniu Dairy, si è vista ritirare ingenti quantità di suoi prodotti perché contaminati, anch'essi, dall'aflatossina.
Il problema della pressoché assente certificazione di qualità dei prodotti alimentari è da lungo tempo all'attenzione degli operatori del settore cinesi. Che spesso tendono a scaricare la colpa dei mancati controlli sull'ultimo anello della catena: gli agricoltori, colpevoli secondo i grandi gruppi produttori, di nutrire le proprie mucche con mangimi avariati. "La maggior parte della gente non capisce che l'industria casearia richiede alti standard scientifici - rivela alla Xinhua Charles Shao, CEO di Huaxia Dairy Farm, colosso caseario cinese - Se facciamo un paragone con i contadini americani, i contadini cinesi sono indietro di almeno cinquant'anni". La sicurezza alimentare negli ultimi anni è diventata un argomento molto sentito in Cina, in particolare dal popolo di blogger che sul web riporta gli scandali di cui l'industria alimentare del Dragone è di volta in volta protagonista. E spesso vede i propri interventi on line cancellati dalla censura di Pechino. Il problema è sentito al punto che la Apple ha lanciato una nuova applicazione per iPhone che riporta gli scandali alimentari in tutta la Cina. Solo nella prima settimana di presenza sul web, la nuova applicazione è stata scaricata da almeno 200mila utenti.
Proprio l'Italia potrebbe giocare un ruolo importante nella sicurezza alimentare del Dragone. Il 20 luglio scorso è stato annunciato il progetto "Food Safety Forum in China", che prevede seminari e forum con le autorità cinesi in materia di sicurezza a tavola. Al progetto, guidato dalla regione Umbria, hanno aderito anche i ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico, dell'Agricoltura e della Sanità, ed è stato annunciato dall'ambasciatore italiano in Cina, Attilio Massimo Iannucci, e dal Ministro del Lavoro Elsa Fornero in visita a Pechino nei giorni scorsi. il "Food Safety Forum in China" vede in prima linea, oltre alla regione Umbria, anche le regioni Lombardia, Campania, Marche e Lazio, che hanno firmato una serie di intese con diverse province cinesi per sviluppare nuovi progetti in futuro.
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