di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 18 mag. - Hanno i cognomi più importanti di tutta la Cina. Siedono nei posti chiave delle aziende di Stato e non rispondono delle conseguenze delle loro azioni, se non ai loro genitori. Sono i figli dell'aristocrazia rossa: i "principini" della Cina che, all'ombra dei padri, stanno diventando sempre più ricchi e influenti.
L'ultimo caso in ordine di tempo lo riporta il New York Times e riguarda il colosso del cinema di animazione made in Usa DreamWorks, che recentemente ha annunciato un accordo da 330 milioni di dollari per creare a Shanghai uno studio capace - in futuro - di rivaleggiare con le produzioni californiane. Tra i partner dell'iniziativa c'è Jiang Mianheng, sessantunenne figlio dell'ex presidente cinese Jiang Zemin.
Pur senza troppa enfasi da parte della casa di produzione hollywoodiana, la presenza del figlio di un leader o di un ex leader cinese in un affare importante non è una novità. Secondo diversi analisti è il modo cinese di dividere le spoglie, permettendo ai figli di entrare da subito e da protagonisti nel boom economico del Paese. Tra i settori più battuti dai discendenti dell'aristocrazia rossa ci sono le telecomunicazioni, la finanza, l'energia, la sicurezza e l'intrattenimento. Tutto ciò che fa business ad alti livelli. "Quando c'è qualcosa di redditizio che emerge in economia - spiega Minxin Pei professore di Scienze del Governo presso il Claremont McKenna College in California - sono in cima alla coda. Sono entrati nel private equity, nelle aziende di Stato, nella risorse naturali e altre realtà".
Il caso forse più esemplare di un figlio di un leader che ha costruito la propria carriera nei settori di volta in volta più redditizi è quello di Wen Yunsong, noto anche come Wintston Wen, figlio del primo ministro Wen Jiabao. Il 21 febbraio scorso, Wen Yunsong è stato nominato presidente di China Satellite Communications, azienda leader nel campo delle telecomunicazioni (questo articolo). Wen è stato eletto all'unanimità dal consiglio di amministrazione del gruppo. La China SatCom è uno dei sei operatori che offre servizi di telecomunicazione sia via terrestre che satellitare in Cina, e secondo le stime dell'azienda dal 2015 avrà a disposizione 15 satelliti operativi con ricavi per 16 miliardi di yuan diventando la maggiore compagnia di satelliti in Asia.
La carriera di Winston Wen, prima della nomina a presidente del gruppo di telecomunicazioni, ricalca quasi perfettamente gli interessi principali dei figli dell'aristocrazia rossa. E' stato uno dei fondatori della New Horizon Capital, società leader in Cina nel settore del private equity. Prima ancora, fresco di master alla Kellogg School of Management presso la Northwestern University negli Stati Uniti, aveva fondato Unihub, azienda produttrice di dispositivi per le telecomunicazioni i cui principali clienti erano banche e agenzie di intermediazione mobiliare come Ping An Insurance e Citic Securities. Il suo nome era poi ricomparso per uno scandalo di corruzione legato proprio alla Ping An: Winston Wen sarebbe stato beneficiario finale dell'offerta pubblica iniziale delle 713 milioni di azioni quotate alla Borsa di Hong Kong, per un valore di 7,3 miliardi di dollari.
Gli altri casi non sono da meno. Hu Haifeng, figlio del presidente Hu Jintao, dirigeva un'azienda statale che deteneva il monopolio degli scanner per la sicurezza usati negli aeroporti, nei porti e da alcuni anni anche nelle stazioni della metropolitana. Feng Shaodong, genero di Wu Bangguo, numero due nella gerarchia del PCC, nel 2006 aveva aiutato Merrill Lynch a concludere un accordo per 22 miliardi di dollari con l'istituto bancario ICBC (Industrial and Commercial Bank of China, colosso del credito cinese) per quella che è diventata una delle più grandi offerte pubbliche iniziali al mondo. Anche un altro figlio di un membro illustre del partito segue le stesse orme di Wen Yunsong: Li Huidi, figlio di Li Changchun, membro del Comitato Centrale del Politburo e capo dell'Ufficio per la Propaganda, aveva appena assunto la carica di vice general manager di China Mobile, il giorno prima della nomina di Wen a capo di China Satcom.
A rendere la vita ancora più facile per i figli degli alti dirigenti del Partito Comunista Cinese, c'è poi anche un sostanziale vuoto legislativo che lascia a briglie sciolte il conflitto d'interessi, senza contare il sistema di informazione che interviene pesantemente, fino alla censura, sulle notizie che riguardano la vita dei familiari dei leader. Il caso più recente risale al marzo scorso e rimane tuttora un mistero. Nella notte tra sabato e domenica di un weekend di marzo scorso, una Ferrari si è schiantata contro un ponte a Wudaokou, nel settore nord-ovest della capitale cinese. Il ventenne alla guida è morto, mentre le due ragazze che erano in auto con lui sono rimaste gravemente ferite. I media hanno inizialmente pubblicato la notizia, ma dopo alcune ore ogni riferimento all'incidente è scomparso dalla rete. Tra i rumors che circolavano sui siti di microblogging cinesi c'era quello secondo cui a guidare la Ferrari sarebbe stato il figlio di un importante ministro. L'intervento della censura, secondo diversi osservatori, era servito a non dare adito a voci sullo stile di vita di un figlio di un importante membro del PCC. E, più in generale, sui privilegi di cui godono i rampolli dell'aristocrazia rossa che conducono vite sopra le righe, guidano auto sportive, frequentano party mondani e studiano in università americane con rette annuali da decine di migliaia di dollari.
Vite simili a quella di Bo Guagua, figlio di Bo Xilai, l'ex leader di Chongqing sospeso da tutte le cariche pubbliche il 10 aprile scorso per il suo coinvolgimento nella morte del cittadino britannico Neil Heywood. Bo Guagua è un ventenne che ha studiato a Oxford e Harvard, a passato buona parte del suo tempo tra feste e ricevimenti. Molte foto lo ritraggono in discoteca, affiancato da belle ragazze o al volante di auto sportive, sempre vestito in maniera impeccabile. Attratto anche lui dalle auto sportive, al contrario di altri principini, ha preferito collezionare multe per eccesso di velocità al volante di una Porsche.
Secondo un cablogramma reso pubblico da Wikileaks nel 2009, il sistema di mettere i figli a capo delle maggiori imprese di Stato da parte dei leader cinesi ha prodotto una spartizione delle attività economiche più redditizie dominata dal Partito Comunista Cinese e, di riflesso, una serie di vantaggi competitivi per le aziende che possono annoverare nel loro organigramma il nome di un principino. E' il caso di Xidelong, azienda che produce capi di abbigliamento sportivo che negli scorsi mesi ha annunciato di avere tra i propri azionisti Wen Yunsong, il figlio dell'attuale primo ministro. L'impossibilità di attuare riforme strutturali del sistema, secondo diversi analisti, è una diretta conseguenza di questo ingranaggio. "E' una delle più ardue sfide che la Cina deve affrontare - afferma Minxin Pei - Ogni volta che si intendesse mettere mano alle riforme i figli dei leader potrebbero dire: papà, e per quanto riguarda il mio settore?".
L'elenco degli interessi dei principini è lungo. Levin Zhu, figlio di Zhu Rongji, primo ministro dal 1998 al 2003, è stato negli ultimi dieci anni chief executive di China International Capital Corporation, una delle più grandi banche di investimento cinesi. Li Xiaolin, figlia di Li Peng, primo ministro cinese durante la crisi di Tian An Men nel 1989, è presidente e chief executive di China Power International, una delle più importanti società energetiche del Dragone. Suo fratello, Li Xiaopeng, era stato a suo tempo dirigente di un'altra compagnia energetica e ora è un funzionario pubblico. E la lista potrebbe andare avanti ancora per molto. "Dopo un po' -afferma Victor Shih, professore alla Northwestern University di economia politica cinese e di elites cinesi - capisci come siano davvero tanti i principini. Ci sono i figli dei funzionari in servizio, i figli dei funzionari in pensione, i figli dei funzionari locali, centrali, dei funzionari dell'esercito e della polizia. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone che cercano di usare le loro connessioni per fare soldi". Una rete che, con i cambi al vertice del Partito al prossimo Congresso, si farà ancora più estesa.
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