Usa e Cina avvertono Pyongyang
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Usa e Cina avvertono Pyongyang

Usa e Cina avvertono Pyongyang

Il summit di Seul. Pechino sta iniziando a mostrarsi impaziente nei confronti delle provocazioni nordcoreane
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LOS ANGELES
Il presidente americano Barack Obama ha invitato la Cina ad adottare la linea dura contro la Corea del Nord, e la Cina ha lasciato intendere ieri di essere disposta ad appoggiare la strategia Usa. In base alle dichiarazioni di alcuni alti funzionari diplomatici americani, anche il presidente cinese Hu Jintao avrebbe infatti manifestato la sua frustrazione nei confronti del nuovo leader nordcoreano Kim Jong-un, e promesso di fare pressioni su Pyongyang per impedire l'imminente lancio di un satellite, sospettato di essere in realtà un test missilistico.
A Seul per il Nuclear Security Summit, ieri Obama si è lasciato scappare una gaffe durante una conversazione privata con il presidente russo Dmitrij Medvedev. Di fronte a un microfono lasciato acceso per errore, Obama ha chiesto a Medvedev di dargli tempo fino a dopo le elezioni presidenziali di novembre prima di riaprire il dialogo sul sistema di difesa missilistica in Europa. «Dopo le elezioni avrò più flessibilità», ha detto il presidente americano; «Riferirò a Vladimir», ha risposto Medvedev riferendosi a Putin, neo-presidente eletto della Russia. La dichiarazione espone Obama alle critiche di chi teme che siano i calcoli politici a determinare le sue decisioni di politica estera.
Obama ha colto l'occasione di questo summit asiatico anche per riaprire il dialogo con la Cina e la Russia sull'Iran e la Siria, due spinose questioni che lo rendono vulnerabile a casa e che potrebbero compromettere la sua rielezione in novembre. Sull'Iran in particolare il presidente Usa ha avvertito che «il tempo stringe» per raggiungere una risoluzione diplomatica ed evitare quindi un possibile intervento militare di Israele in Iran.
Urgente è anche la questione siriana, su cui le tre superpotenze hanno adottato posizioni profondamente diverse. Sia la Cina che la Russia hanno infatti posto il veto alla recente risoluzione Onu intesa a forzare le dimissioni del presidente della Siria Bashar Assad, implicitamente lasciando alle forze dell'opposizione siriana il compito di risolvere il conflitto. «È importante evitare la creazione di problemi maggiori di quelli già esistenti», ha detto Medvedev. Le tre nazioni hanno cercato invece di appianare le loro divergenze sulla missione diplomatica del rappresentante dell'Onu Kofi Annan, appoggiata in linea di massima anche dalla Cina e dalla Russia, per negoziare un cessate il fuoco, fornire aiuti alle vittime e spianare la strada per una successione al regime di Assad.
La questione su cui le tre superpotenze potrebbero trovare maggiore unità di intenti pare tuttavia a questo punto quella nordcoreana. Anche la Cina, alleata storica della Corea del Nord, ha iniziato a mostrare impazienza nei confronti delle provocazioni nordcoreane, anche se pare improbabile che voglia intervenire con maggiore risolutezza per paura delle conseguenze geopolitiche di un possibile crollo del regime di Pyongyang.
Nel corso degli ultimi decenni ogni presidente americano, democratico o repubblicano, ha tentato invano di convincere Pechino a esercitare le necessarie pressioni sulla Corea del Nord perché rinunci al suo programma nucleare. Per questo motivo anche questa volta le promesse cinesi sono state accolte con una certa diffidenza.
L'ultima provocazione nordcoreana, il lancio a metà aprile di un satellite in onore del dittatore Kim Il-sung, nonno dell'attuale leader Kim Jong-un, rischia invece di far partire nuove sanzioni contro la Corea del Nord e di far saltare un delicato accordo stretto il febbraio scorso tra Usa e Nord Corea per inviare aiuti alimentari in cambio di una moratoria sul programma nucleare.
Il fallimento in tempi così brevi di questo accordo potrebbe essere fonte di grande imbarazzo per il presidente americano, accusato dall'opposizione repubblicana di essere troppo morbido ed ingenuo nei confronti delle nazioni nemiche. Ma Obama resta più impegnato che mai a raggiungere l'ambizioso obiettivo di creare un mondo senza armi nucleari. «È l'America ad avere la maggiore responsabilità ad agire - ha detto Obama a Seul -, e lo dico in veste di presidente dell'unica nazione al mondo che abbia mai usato armi nucleari».
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Obiettivo ambizioso
Il vertice di Seul affronta l'obiettivo di mettere in sicurezza e ridurre il materiale radioattivo che possa essere trasformato in bombe nucleari. Traguardo che si scontra con questioni di sovranità nazionale, interessi corporativi, priorità commerciali e una diversa percezione della minaccia del terrorismo nucleare

27/03/2012
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